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“Per la prima volta niente giochetti Via alla staffetta generazionale”

Parla di “staffetta generazionale”, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per spiegare l’obiettivo del governo con la prossima mini-riforma delle pensioni: rendere più flessibile l’età del pensionamento per consentire a più giovani di entrare nel mercato del lavoro.

Intanto, ministro, vi siete fatti un bello sconto riducendo all’osso i rimborsi ai pensionati che hanno subito un taglio dell’assegno con il mancato adeguamento all’inflazione. Perché avete scelto questa strada che non accontenta nessuno?
«Non è vero che ci siamo fatti uno sconto. Ci siamo assunti la responsabilità di decidere e di non fare giochetti come non raramente è capitato in questo Paese. Non abbiamo trattato i cittadini come se non fossero in grado di comprendere. Abbiamo detto con chiarezza quello che si poteva fare nel contesto dato. Lo abbiamo fatto nel rispetto della sentenza della Corte costituzionale e nelle compatibilità economiche possibili. Certo non potevamo far saltare i conti. D’altra parte, nella nostra Costituzione c’è anche il pareggio di bilancio, non ci sono solo i vincoli europei ».
D’accordo, ma tra i due miliardi e passa che costerà l’operazione rimborso parziale e i 18 stimati per il rimborso integrale c’è una differenza abissale.
«Sì, ma ai due miliardi e 180 mila che costerà il pagamento degli arretrati vanno aggiunti i 450-500 milioni che dal 2016 ci costerà ogni anno l’indicizzazione dei trattamenti che finora erano stati bloccati ».
Come cambierà l’indicizzazione?
«Adotteremo lo schema già introdotto dal governo Letta. Se avessimo adottato il sistema in vigore prima della Fornero avremmo dato più soldi alle persone con le pensioni più alte e meno a quelle con le pensioni più basse. Noi abbiamo ribaltato il modello: chi prende di meno avrà una rivalutazione maggiore, chi prende di più il contrario. Una scelta di equità».
Però i pensionati riceveranno molto meno di quanto avrebbero preso se fosse stato reintrodotto l’adeguamento previsto prima del governo Monti. Voi dite che nessun pensionato perderà un euro. La verità è che non recupereranno mai il taglio che hanno subito.
La responsabilità di un governo non è anche quella di comunicare per intero la realtà?
«Vorrei far notare che questa situazione noi ce la siamo trovata, non l’abbiamo prodotta. Noi partiamo dal decreto “Salva Italia” che bloccò le indicizzazioni. È da lì che si deve partire. La stessa Corte spiega che spetta al governo decidere come intervenire. E noi — lo ripeto — abbiamo deciso in questo contesto in una logica di equità anche generazionale, cercando di non scaricare sulle giovani generazioni un costo eccessivo».
Lei pensa che ci sarà un effetto sulle prossime elezioni regionali? Il Pd perderà voti per questa decision?
«Io penso che i cittadini italiani siano in grado di capire bene come sono andate le cose. Se avessimo rinviato la decisione saremmo stati valutati come la “vecchia politica” che tira a campare per non pagare dazio. Questo governo si qualifica per l’onestà e la lealtà nei confronti dei cittadini. Non ricorriamo ai giochini. Abbiamo deciso in tempi rapidi anche se nessuno ci chiedeva di farlo in una settimana. Noi abbiamo fiducia nei cittadini italiani ».
Renzi ha annunciato che cambierete la legge Fornero sull’età pensionabile. Quali saranno i correttivi?
«Intanto sono soddisfatto che questo tema, dopo le parole pubbliche del presidente del Consiglio, sia all’ordine del giorno. Io ritengo che nella legge Fornero ci sia un elemento di rigidità strutturale che in fondo non è nemmeno utile. Nel nostro Paese ci sono persone che vorrebberoandare prima in pensione sapendo che questa scelta potrà richiedere loro un sacrificio».
Ma la flessibilità del pensionamento riguarderà i lavoratori più anziani che perdono il lavoro o tutti coloro che vorranno andare in pensione prima?
«Abbiamo due tipologie di situazioni: ci sono coloro che perdono il lavoro in età matura e in questo caso la situazione diventa acuta dal punto di vista sociale; poi ci sono coloro che per ragioni personali, magari d’intesa con l’azienda per cui lavorano, vorrebbero lasciare prima il posto. In questo secondo caso non c’è lo stesso problema sociale. Per venire incontro a entrambi dobbiamo trovare una strada che permetta di non scaricare i costi sulle casse pubbliche ma consenta una flessibilità in uscita con una penalizzazione dell’assegno futuro».
Da che età si potrà andare in pensione?
«È presto per discuterne. Dovremo fare tutte le simulazioni necessarie. Bisogna garantire la stabilità dei conti e rassicurare i mercati che il nostro sistema previdenziale resta sostenibile».
Anche le aziende contribuiranno a questa operazione?
«È una questione che si porrà. Ci sono molte imprese che ci chiedono di favorire il ricambio generazionale, attraverso una sorta di staffetta giovani — anziani. Tra gli obiettivi che ci siamo posti c’è quello di favorire, per questa via, l’ingresso di più giovani nel mercato del lavoro».
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