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Per la previdenza privata patrimonio a prova di crisi

Mentre i redditi degli iscritti calano sensibilmente per effetto della crisi (si legga il Sole 24 Ore di ieri), i patrimoni delle casse di previdenza crescono. Dai 51,2 miliardi del 2011 si è passati ai 60 del 2013 a valori contabili, che corrispondono a quasi 64 miliardi a valori di mercato secondo la stima contenuta nel quarto rapporto Adepp sulla previdenza privata, presentato ieri a Roma.
La crescita del patrimonio è dovuta all’incremento del saldo attivo tra contributi e prestazioni e al rendimento degli investimenti effettuati. Sul primo fronte il 2013 si è chiuso con 8,6 miliardi di euro di entrate contributive e 5,4 miliardi di prestazioni. Sul secondo l’Adepp ha valutato in un +4,17% la media ponderata dei rendimenti dei singoli enti previdenziali nel 2013 senza considerare gli investimenti immobiliari diretti, una performance inferiore a quella del 2012 (+7,06%), ma migliore del -4,47% registrato nel 2011. Gli immobili costituiscono la terza voce degli investimenti complessivi, con un peso pari all’11,8 per cento. La maggior parte delle risorse viene destinata ai fondi (33,4%) con una quota consistente di quelli del settore immobiliare, seguita dai titoli di Stato (18,8%).
Crescono anche gli iscritti, passati da 1,2 milioni del 2005 a 1,4 (di cui 51mila pensionati attivi) nel 2013, ma la quota degli under 40 ha perso 4 punti percentuali tra il 2007 e il 2013.
Le Casse di previdenza, ha commentato Andrea Camporese presidente di Adepp, costituiscono «un sistema solido che cresce in iscritti e patrimonio ma vede il mondo che rappresenta colpito in modo molto pesante in termini di calo di reddito: ci sono sempre più iscritti ma sempre più poveri».
A fronte di questo trend, una delle priorità che si dovrebbe affrontare è quella dell’adeguatezza delle pensioni future, perché per mantenere i bilanci degli enti previdenziali in ordine si rischia di penalizzare gli iscritti. I vertici dell’Adepp auspicano, quindi, che il governo si dimostri disponibile al dialogo. Apertura che invece ieri è arrivata in merito all’annosa questione dell’autonomia delle Casse. Il sottosegretario al Lavoro, Massimo Cassano, intervenendo alla presentazione del rapporto, ha affermato che verrà creato un tavolo tecnico ministeriale. Oggi, lamentano gli enti di previdenza privatizzati, si ha a che fare con una mole ingente di adempimenti che in parte derivano anche dalla decisione di applicare l’impianto amministrativo della pubblica amministrazione a soggetti con caratteristiche diverse, da cui deriva, per esempio, l’obbligo di riqualificare i bilanci redatti in termini civilistici secondo i parametri della Pa. Oppure la vigilanza, suddivisa tra più soggetti e più formale che sostanziale. Più autonomia a fronte di una vigilanza più snella ed efficace, auspica Camporese.
La difficoltà del momento emerge anche dall’indagine su 1.494 professionisti svolta dal Censis, di cui alcune anticipazioni sono state fornite ieri dal direttore Giuseppe Roma. A fronte del calo di reddito, però, emergono alcuni dati interessanti. Per reagire alla crisi nel 45% dei casi si è puntato alla creazione di nuovi servizi, nel 36% dei casi si è migliorata l’organizzazione del lavoro, nel 30% dei casi si è investito sull’innovazione tecnologica, tendenze che risultano sensibilmente più accentuate tra gli under 40.
L’importanza di investire in formazione e nuove tecnologie è stata sottolineata anche da Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, soprattutto in un’ottica europea, che significa al contempo possibilità di accedere a nuovi finanziamenti (grazie all’assimilazione dei professionisti agli imprenditori), ma anche nuove sfide sul fronte della concorrenza. A questo riguardo, secondo Stella, finora si è sottovalutato gravemente l’effetto della digitalizzazione sul mercato del lavoro con relativa corsa al ribasso delle tariffe. Un aiuto può venire anche dalla collaborazione tra Casse e confidi, al fine di migliorare l’accesso al credito da parte dei professionisti che negli ultimi anni si è ridotto a causa delle politiche più cautelative adottate dalle banche. «Invece di intervenire direttamente – ha affermato – una cassa può collaborare con uno dei due confidi (Confprofessioni ne ha creati due, ndr) che abbiamo creato versando somme in un fondo dedicato che tramite la convenzione con istituti bancari consente di moltiplicare il credito a vantaggio dei professionisti. In passato le convenzioni servivano per ottenere condizioni migliori della media del mercato, oggi servono per avere credito vero e proprio».

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