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Per la Merkel due spine in più

La Germania ha incassato con le elezioni italiane un risultato doppiamente negativo: una massiccia dose di instabilità, che rischia di coinvolgere di nuovo l’intera Eurozona, instabilità certamente non benvenuta a soli sette mesi dal voto politico tedesco, e la netta affermazione di forze politiche che hanno condotto una campagna apertamente anti-europea e anti-tedesca. Le massime autorità di Berlino avranno una possibilità immediata di tastare il polso alle prospettive del dopo-voto italiano incontrando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che arriva oggi in Germania in visita di Stato per fermarsi fino a venerdì e vedrà il capo dello Stato Joachim Gauck e il cancelliere Angela Merkel.
«Metà degli italiani – ha scritto l’editorialista conservatore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Guenther Nonnenmacher – ha votato per partiti aggressivamente anti-europei», giudicandolo un «campanello d’allarme, un segnale preoccupante per l’intero continente».
Nell’immediato, in Germania si teme anzi tutto un ritorno delle turbolenze sui mercati finanziari che hanno marcato i due anni prima dell’intervento verbale del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, l’estate scorsa. E a Berlino sono convinti che l’Italia sia la chiave di volta del futuro dell’euro. L’ipotesi che possa riaprirsi il vaso di Pandora dei salvataggi europei, partendo proprio dall’Italia, a così poca distanza dal voto tedesco di settembre, è vista con terrore negli ambienti governativi, data la fortissima opposizione dell’opinione pubblica e la spaccatura della stessa coalizione di Governo. Il primo obiettivo del cancelliere, sedata momentaneamente l’ipotesi di un’uscita dall’euro della Grecia e seppure alle prese con il problema spinoso, ma di portata limitata, di Cipro, era evitare l’incidente sulla scena dell’unione monetaria che potesse crearle difficoltà elettorali. Il risultato del voto in Italia crea le premesse perché questo incidente possa ancora verificarsi da qui a settembre.
La signora Merkel è stata suo malgrado uno dei protagonisti della campagna elettorale italiana, attaccata ripetutamente da Beppe Grillo e Silvio Berlusconi per aver imposto un eccesso di austerità all’Europa e all’Italia. Berlusconi l’ha accusata anche di aver “benedetto” un’unione fra il centrosinistra e il premier uscente, Mario Monti, mentre questi le ha attribuito l’opposizione alla vittoria del centrosinistra. L’ufficio del cancelliere ha evitato di pronunciarsi, ma la posizione tedesca è emersa abbastanza chiaramente nelle parole del ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, secondo cui «a chiunque formi il prossimo Governo, insistiamo che il percorso filoeuropeo e delle necessarie riforme sia continuato». Sono desideri che hanno scarse probabilità di essere esauditi se si confermerà l’ipotesi di ingovernabilità. E se si dovesse arrivare a una seconda campagna elettorale in Italia, Berlino è preoccupata di diventarne il bersaglio principale.
Le parole di Westerwelle apparivano orientate soprattutto a fare da argine alla retorica anti-europea di Berlusconi e a fornire un appoggio indiretto a Monti. Questi ha ristabilito un rapporto con la signora Merkel che si era incrinato con il suo predecessore e ha contribuito a ricreare una credibilità per le posizioni italiane in Europa, agli occhi dell’establishment tedesco. Il risultato negativo di Monti rappresenta senz’altro un’ulteriore delusione per gli ambienti governativi di Berlino, dove ancora nei giorni scorsi ci si interrogava con genuina sorpresa sul perché il premier non avesse fatto presa sull’opinione pubblica italiana. Ora c’è il timore che un’Italia almeno per qualche tempo senza una guida certa e con una preferenza così chiara per l’avversione alle politiche europee di ispirazione tedesca contribuisca ad accentuare la tendenza di molte opinioni pubbliche e di molti Governi europei verso un rifiuto dell’austerità fiscale. Alla quale anche ieri il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, in un discorso a Parigi, ha richiamato la Francia.

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