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Per la Grecia un bailout a caro prezzo

Dopo 17 ore di drammatico negoziato i capi di Stato e di governo della zona euro hanno trovato ieri mattina un accordo dell’ultimo secondo per evitare il tracollo della Grecia e una uscita catastrofica del Paese dall’unione monetaria. L’intesa è però tutta da confermare. Incerti sono l’approvazione di molte misure impopolari in Grecia, il benestare parlamentare in alcuni Paesi creditori, e non ultimo il futuro di un prestito-ponte finanziariamente urgente e tecnicamente complesso.
Le trattative sono state tesissime perché le parti hanno cercato di salvare la faccia: da un lato i creditori che devono fare i conti con pubbliche opinioni critiche di Atene; dall’altro il governo Tsipras che ha fatto campagna contro misure troppo restrittive di politica economica. Il pacchetto, che potrebbe avere un valore di 82-86 miliardi di euro su tre anni (di cui 10-25 miliardi per ricapitalizzare il sistema bancario), giunge dopo che il Paese in crisi ha chiesto un nuovo memorandum al Meccanismo europeo di Stabilità.
«L’obiettivo è di riportare la Grecia sul cammino del rispetto delle regole previste da una unione monetaria», ha detto ieri il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. I creditori – che hanno già prestato al Paese circa 240 miliardi di euro – hanno deciso di imporre stringenti condizioni per garantire nuovi crediti. In particolare, il governo Tsipras dovrà approvare entro mercoledì 15 luglio, in altre parole domani, una prima serie di riforme economiche.
Tra le riforme richieste: misure sull’Iva; nuove misure anticipate per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico; la piena indipendenza dell’Elstat, vale a dire l’Ufficio greco di Statistica; il pieno rispetto del Fiscal Compact e la nascita di un consiglio di bilancio indipendente. Entro mercoledì 22 luglio, i creditori si aspettano inoltre l’adozione di un codice di procedura civile e l’adozione delle nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie.
Dopo l’approvazione del primo pacchetto, i governi daranno mandato alle tre istituzioni – la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea – di negoziare il vero e proprio memorandum. Il programma triennale dovrà essere poi approvato dai governi. Nel frattempo, l’Eurogruppo dovrà discutere di un prestito-ponte, tanto più urgente che le necessità finanziarie greche sono stimate a 7 miliardi entro il 20 luglio e altri 5 miliardi entro metà agosto.
Proprio ieri l’Eurogruppo, che ha eletto il presidente Dijsselbloem per altri due anni e mezzo, ha iniziato a studiare un prestito-ponte. Dijsselbloem ha ammesso che il tema è «molto complesso», con «problemi finanziari, tecnici, legali e politici». Per esempio, l’uso eventuale del fondo europeo Efsm richiederebbe i difficili contributi di tutti i Ventotto. A Bloomberg, il ministro delle Finanze finlandese Alexander Stubb ha poi parlato di «condizioni» da collegare al prestito-ponte, nel caso tutte da negoziare.
Alla luce di una drammatica sfiducia tra le parti, i creditori hanno imposto ad Atene la nascita di un fondo in cui verranno versati attivi per 50 miliardi di euro da privatizzare. Sul fronte del debito, oggi al 180% del Pil, i creditori sono pronti a discutere di un suo alleggerimento, con un aumento delle scadenze e un taglio dei tassi, dopo la prima valutazione positiva sull’andamento del programma, possibilmente in autunno. Il taglio del valore nominale del debito è invece fuori discussione.
L’accordo riduce (per ora) il rischio di una uscita del paese dalla zona euro. Tuttavia, come ha detto la cancelliera Angela Merkel, «il cammino sarà lungo e difficile». L’iter di approvazioni politiche – ad Atene e nelle altre capitali europee- potrebbe nascondere intoppi. Il premier Alexis Tsipras aveva fatto campagna contro un nuovo memorandum, contro condizioni troppo stringenti, contro il ruolo delle istituzioni creditizie nella gestione della Grecia. Tutti aspetti che l’uomo politico ha dovuto rimangiarsi.
C’è di conseguenza il rischio di una spaccatura del suo partito Syriza e della sua maggioranza, che raggruppa sinistra radicale e nazionalisti greci, con conseguenze imprevedibili. «Vi sono rischi politici – ha ammesso il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan – perché la situazione della Grecia è rischiosa». A molti osservatori, l’intesa potrebbe sembrare una imposizione dei creditori. Su Twitter, nella notte tra ieri e oggi, aveva grande successo la parola chiave Thisisacoup, questo è un colpo di stato.

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