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“Per la fuga pronti un aereo e 14 milioni di euro” i giudici fermano l’ultima beffa ai risparmiatori

«LO spaccato è inquietante: l’uso strumentale di una società quotata in Borsa ma piegata all’interesse di una sola parte dell’azionariato, quello della famiglia Ligresti. L’effetto di una tale gestione è stato la progressiva perdita di credibilità dell’azienda e il tradimento di migliaia di piccoli azionisti»: in queste parole del magistrato Vittorio Nessi che ha coordinato l’inchiesta su Fonsai insieme a Marco Gianoglio c’è il senso ultimo, il concentrato di 136 pagine di ordinanza, il filo conduttore di fatti, testimonianze e conversazioni captate tra gli indagati e riportate nelle carte dell’operazione che ha visto sette arresti tra azionisti e manager della storica compagnia assicurativa che mantiene il suo quartier generale a Torino. Azionisti, che secondo gli inquirenti, si preparavano a spiccare il volo a bordo di un Falcon per sfuggire agli arresti, dopo aver prelevato dalle società in Lussemburgo 14 milioni di euro. L’accusa racconta la storia di una società che in pochi anni, per coprire le perdite, è stata obbligata a sottoscrivere due ingenti aumenti di capitale e che ha visto il valore del titolo azionario scendere, dal 2008 a oggi, da 38 a 1,8 euro, mentre i componenti della famiglia Ligresti, padre e tre figli, azionisti di maggioranza attraverso la holding Premafin, vivevano nel lusso, viaggiavano su aerei privati ed elicotteri, godevano di benefit ed emolumenti milionari, sottraendo al bilancio di Fondiaria Sai il «tesoretto» destinato alla riserva sinistri. L’obiettivo? Ovviamente spartirsi i guadagni, ma anche, co-me spiega l’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, in una deposizione «per non vedere diluita eccessivamente la partecipazione di Premafin, e consentire a quest’ultima la possibilità di ricevere dividendi non marginali da Fondiaria in caso di utili di esercizio».
IL DANNO PER I SOCI
Nel bilancio 2010 di Fondiaria Sai ci sono «falsità e omissioni pari a non meno di 538 milioni di euro »: scrive il gip del tribunale di Torino, Silvia Salvadori. Tali falsificazioni «cagionavano, in particolare ai soci (non meno di 11.910 risparmiatori), un danno patrimoniale di circa 300 milioni di euro, corrispondente alla perdita di valore del titolo nonché alla distruzione dell’investimento per i soci che, avendo sottoscritto il primo aumento di capitale, non si trovavano nelle condizioni di poter sottoscrivere il secondo aumento di capitale». Premafin, la holding dei Ligresti, non aveva altre fonti di reddito, per far fronte alle passività, se non i proventi delle partecipazioni, perlopiù rappresentati dai dividendi della controllata Fonsai. Dividendi cui non rinunciò mai, neppure nel 2009 e nel 2010 quando il bilancio segnava un risultato netto gravemente inperdita.
IL TRUCCO SULLA RISERVA SINISTRI
Il ritocco alla voce «riserva sinistri » nel 2010, secondo i calcoli degli inquirenti, realizzò un bonus di 538 milioni che assorbì per intero l’aumento di capitale di 450 milioni. «L’ho fatto — dice uno degli arrestati, l’ex ad di Fonsai, Fausto Marchionni, in una conversazione intercettata — perché sennò dovevo fare un aumento di capitale ancora più grande. Benissimo. E perché in tutti gli anni hai sotto-riservato? Per dare i dividendi».
SCATOLE VUOTE E MAXI COMPENSI
Scrive sempre il giudice: «Nel triennio 2008-2010, Jonella Ligresti ha percepito compensi per 9 milioni, Giulia Ligresti per 3,4 milioni, Antonio Talarico per 8 milioni, Fausto Marchionni per 15 milioni, Gioacchino Paolo Ligresti per 10 milioni, Emanuele Erbetta per 2.8 milioni». Secondo Salvadori «le società a monte della catena partecipativa di Fondiaria-Sai sono nel complesso delle scatole vuote, non in grado di produrre alcuna risorsa patrimoniale». E il gruppo dirigente «si è reso disponibile a favorire interessi che esulavano anche da quelli propriamente dell’ente, ma con società correlate riferibili a Salvatore Ligresti: si tratta di operazioni immobiliari i cui vantaggi economici non erano certo per Fonsai».
I BENEFIT ALLA FAMIGLIA
Può usufruire dell’aiuto di cinque segretarie e cinque autisti, Salvatore Ligresti, può lavorare nel suo grande ufficio alla sede di Fonsai oppure in due foresterie o in un’abitazione a Milano di proprietà della compagnia. Guarda film e sport con tre abbonamenti a Sky, e viaggia su due Mercedes e un’Audi di super lusso. Oltre agli stipendi, i componenti della famiglia godono tutti di ricchi benefit personali. Il gip riporta nell’ordinanza un’email in cui si elencano case, dipendenti e auto al servizio del capofamiglia e dei tre figli che, secondo il giudice, sono «i principali beneficiari in termini economici del sistema fraudolento con la complicità degli amministratori ».
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