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Per la crescita un’agenda in dieci mosse

Cifre, provvedimenti da approvare, settori prioritari sui quali investire. Il documento del ministro Corrado Passera sull’«Agenda per la crescita sostenibile» è la traduzione operativa dei principi fissati dal Programma nazionale di riforma, con l’inevitabile corollario sulla difficoltà di reperire risorse e la necessità di procedere gradualmente con le riforme senza misure “shock”.
Sono dieci i provvedimenti – tra decreti legge, disegni di legge, decreti ministeriali – che il governo si prepara ad adottare e attuare tra maggio e presumibilmente la fine dell’anno: infrastrutture, merito nella Pa e nel settore privato, riforma degli incentivi, nascita dell’Agenzia per l’Agenda digitale, interventi per la stessa Agenda digitale (un testo a parte), definizione della pianta organica del nuovo Ice, certificazione dei debiti della Pa, recepimento della direttiva sui pagamenti futuri entro il 2012, sviluppo della filiera della green economy, spinta alle start up innovative. «Da almeno 15 anni – è la premessa del documento presentato ai leader della maggioranza nel vertice di martedì sera – l’Italia cresce in modo insufficiente e più lentamente dei principali Paesi europei con i quali si confronta». Le previsioni sulla dinamica del Pil e il disagio occupazionale preoccupano ma «non ci sono scorciatoie di breve periodo in una situazione caratterizzata da una limitatissima disponibilità di risorse pubbliche». Si punta a mobilitare fondi, anche privati, «con taluni effetti anche di breve periodo ma il tutto senza mai mettere a rischio l’equilibrio dei conti pubblici». L’obiettivo, tra infrastrutture, pagamento scaduto della Pa, riordino incentivi è attivare 60 miliardi tra effetto diretto e indiretto degli investimenti che si possono rivitalizzare. In particolare alla voce «investimenti», tra piano casa, scuola, housing sociale, città, innovazione e ricerca, si pensa di mettere in circolo 5 miliardi. Ad ogni modo, «l’efficacia degli interventi nazionali sarà funzione anche della capacità dell’Unione europea di gestire la crisi del debito pubblico a livello continentale».
Pagamenti e infrastrutture
È il tema più caldo. Proprio oggi il vertice tra Passera, Abi e imprese dovrebbe portare a un primo accordo. Si parte da quanto disposto dal Dl di semplificazione fiscale che facilita la cessione dei crediti anche nella forma pro solvendo e dalla piattaforma elettronica per la certificazione dei crediti che sarà varata con un apposito decreto ministeriale dell’Economia.
Per le infrastrutture è allo studio un disegno di legge per introdurre in Italia un sistema simile al francese Débat publique per la discussione sulle grandi opere. La trasparenza online consentirà di seguire l’evoluzione delle singole delibere Cipe. Nascerà un Comitato di ministri con funzioni di coordinamento, monitoraggio e propulsione e arriverà un piano città per interventi di riqualificazione urbana. È inoltre allo studio, si legge nel documento, la «costituzione di un fondo immobiliare per la valorizzazione dei beni dei Comuni».
Incentivi ed energia
Il riordino degli incentivi (si veda la pagina accanto) ha come priorità il credito di imposta alla ricerca e nuovi strumenti per il rilancio delle aree industriali in crisi. Tra le opzioni, nuovi interventi per premiare fiscalmente fusioni e consolidamenti aziendali e costituzioni di reti di imprese. Continuerà il lavoro sulla semplificazione burocratica, spiega Passera, con iniziative tagliate sui singoli settori (costruzioni, commercio, artigianato, agricoltura).
Resta una questione irrisolta il caro-energia che penalizza le famiglie e crea per le imprese un gap rispetto ai concorrenti stranieri. Ieri, al termine del consiglio dei ministri, Passera ha ammesso: «Dobbiamo fare di tutto perché la bolletta inizi a scendere». Per il governo molto potrà fare la separazione della rete gas Snam da Eni, quando sarà operativa, mentre sulle accise della benzina, ha proseguito il ministro, «appena si parlerà di sgravi fiscali con la lotta all’evasione è possibile che se ne discuta e si possa valutare se tornare parzialmente indietro». In preparazione inoltre un Ddl per lo sviluppo della filiera della green economy e la nuova strategia energetica nazionale (entro l’estate).
Internazionalizzazione
Il cda del nuovo Istituto per il commercio estero è stato appena nominato. Per dare finalmente il via libera alle nuove politiche per l’internazionalizzazione, però, occorre il Dpcm che ripartisce i dipendenti del vecchio istituto tra la nuova Agenzia e il ministero dello Sviluppo: arriverà entro giugno. L’Ice, più snello, lavorerà anche per attrarre capitali stranieri: «L’obiettivo è di far guadagnare alcune decine di posizioni all’Italia nelle classifiche per gli investimenti esteri e di raddoppiare il flusso di Ide nei prossimi tre anni come percentuale del Pil (da 1% a 2%)».
Agenda digitale e start up
L’Italia è stata sollecitata dal commissario Ue Neelie Kroes a cambiare passo per rispettare gli obiettivi dell’Agenda digitale. Passera ha in mente due interventi: uno per creare un’Agenzia ad hoc, l’altro (“DigItalia”) per mettere in pratica il lavoro dei sei gruppi di lavoro interministeriali. Entro luglio, invece, il decreto o Ddl per accelerare la nascita e lo sviluppo di start up innovative.

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