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Per Irpef e rifiuti fino a 400 euro in più

Non è tempo di “tesoretti” per famiglie e imprese. L’aumento delle imposte comunali decise nel 2012 può far spendere fino al 73% in più, rispetto al 2011, a un nucleo di quattro persone e fino al 60% in più al titolare di un’impresa individuale, come un bar. Addio, quindi, a ogni sogno di mettere qualcosa da parte, con una spending review fatta in casa.
È quanto emerge dall’indagine del Sole 24 Ore del Lunedì su dieci città capoluogo, che ha monitorato l’Imu, l’addizionale Irpef, la tassa (o tariffa) sui rifiuti, il canone (o tassa) sull’occupazione del suolo pubblico.
A incidere sugli aumenti è soprattutto l’Imu, l’imposta sugli immobili che ha preso il posto dell’Ici, che l’anno scorso, almeno sulla prima casa, non si pagava. Certo, pesa l’effetto dei moltiplicatori che si usano per determinare il valore degli immobili, aumentati dal Dl salva-Italia, ma un ruolo importante spetta anche alle aliquote. Molti Comuni infatti stanno spostando il prelievo oltre la soglia base dello 0,4% sull’abitazione principale e, dove scelgono di tutelare la prima casa, spingono verso il valore massimo dell’1,06% la tassazione sugli altri immobili.
Rincari non solo per l’Imu
Già da anni i Comuni hanno dovuto fare i conti con minori risorse a disposizione, e ora si trovano a stringere ulteriormente la cinghia anche per effetto della spending review: diverse amministrazioni dunque, hanno sfruttato anche la leva delle addizionali Irpef. Tra le altre, è il caso di Torino, che ha portato quasi al massimo l’aliquota Imu sull’abitazione principale (0,575%) e l’addizionale Irpef dallo 0,5% allo 0,8 per cento. Così, nel capoluogo piemontese una coppia con due bambini dovrà sborsare quest’anno, per Imu, addizionale e Tarsu, 356 euro in più rispetto al 2011. A Palermo, il peso del fisco locale costerà alla stessa famiglia 319 euro in più.
Naturalmente, quella delle addizionali è un’onda lunga: le aliquote aumentate quest’anno faranno sentire appieno i loro effetti sulle buste paga o nelle dichiarazioni dei redditi del 2013.
Alcuni sindaci hanno poi cercato di graduare il peso delle addizionali, prevedendo una progressività dell’imposizione e/o soglie di esenzione anche elevate: a Milano l’extra prelievo Irpef risparmia i redditi fino a 33.500 euro, a Venezia quelli fino a 20.100 euro. Nel delicato gioco di equilibri dei bilanci comunali, questo però ha comportato la necessità di rivedere al rialzo altre voci. È il caso della tassa (o della tariffa per chi ha scelto questa seconda opzione) sui rifiuti. C’è chi l’ha lasciata invariata, altri invece l’hanno rimodulata con aumenti più o meno sostanziosi. Se per la nostra famiglia tipo il rincaro va dal 3% al 30%, il carico diventa ancora più pesante per le imprese.
Il conto per le imprese
Per la tassa/tariffa sui rifiuti, un bar di cento metri quadrati in una zona semicentrale può arrivare a pagare in un anno tra il 40% e l’80% in più. Le attività produttive devono fronteggiare aumenti generalizzati su tutto il fronte delle tasse comunali. È vero che le abitazioni principali scontano un aumento secco rispetto al 2011 perché l’Imu non si pagava, ma le imprese rischiano di pagare quasi tre volte tanto rispetto a quanto hanno dovuto sborsare lo scorso anno. È quanto avviene, per esempio, in città come Bari, Napoli, Palermo o Torino, che non hanno previsto riduzioni per locali, negozi o laboratori artigianali rispetto all’aliquota ordinaria dell’1,06 per cento. Con il paradosso che si trovano a essere ulteriormente penalizzati i titolari d’impresa che sono anche proprietari dei locali in cui svolgono l’attività.
La lista della spesa per le tasse non finisce qui. Un esempio? Il canone sull’occupazione del suolo pubblico (Cosap). A Milano, il bar dell’esempio precedente arriverà a pagare quasi 4mila euro in più rispetto all’anno scorso, per un dehors di 50 metri quadrati.
A Venezia l’aumento ha seguito l’andamento dell’inflazione: per la stessa superficie, e sempre in una zona non in pieno centro, il conto può lievitare di oltre 400 euro. I rincari si spiegano anche con i ritocchi ai regolamenti sul canone, che hanno modificato i coefficienti su cui si calcola la somma da versare alle casse comunali.
Anche dove il canone non è stato rivisto, l’esborso a carico delle imprese rimane consistente: a Firenze il locale dell’esempio arriva a pagare quasi 17mila euro.
Se il bar, così come un negozio, ha poi un’insegna luminosa di una decina di metri, deve far fronte a un’altra spesa: l’imposta per la pubblicità. Che, nelle varie città, può arrivare a mille euro all’anno.
Fin qui i tributi comunali. Non bisogna dimenticare, però, che sull’Irpef grava anche l’addizionale regionale, appesantita dello 0,33% già dal 2011.
E il futuro, sul fronte fiscale, non si presenta incoraggiante: al netto delle decisioni per aliquote Irpef e detrazioni nella legge di stabilità all’esame del Parlamento, incombe comunque l’aumento dell’Iva a partire dalla seconda metà del 2013.
Il tutto in uno scenario di crisi che già sta mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie e delle imprese.

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