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Per il rinnovo di RW resta la «spinta» europea

Lo stop del governo alla revisione della normativa sul modulo RW e delle relative sanzioni non può certamente considerarsi definitivo in quanto pende un procedimento di infrazione della Commissione europea. Potrebbe essere invece l’occasione per qualche ulteriore riflessione.
Modulo RW
Nel testo originariamente divulgato del provvedimento “salvainfrazioni” era prevista una notevole semplificazione del modulo RW: dovrebbero scomparire la sezione I (trasferimenti attraverso non residenti senza il tramite di intermediari italiani) e la sezione III (trasferimenti da, verso e sull’estero, particolarmente complessa da compilare), mentre dovrebbe restare la sezione II (consistenza degli investimenti all’estero e delle attività estere di natura finanziaria).
La semplificazione, però, sarà accompagnata da una notevole complicazione: l’obbligo di compilare la sezione II riguarderà anche le persone fisiche residenti, che pur non essendo possessori diretti delle attività ne siano i titolari effettivi secondo la disciplina antiriciclaggio. Il concetto di titolare effettivo è definito dall’articolo 2 dell’allegato tecnico al Dlgs 231 del 2007 ed è molto ampio.
Per esempio potrebbe così accadere che una persona fisica residente, che possieda indirettamente attraverso una società italiana il 25% di una partecipazione all’estero, sia obbligato a indicare nel modulo RW le partecipazioni estere della società italiana, il che appare inutile e sproporzionato. Senza parlare del caso dei trust, i cui beneficiari individuati spesso non hanno neppure accesso ai rendiconti del trustee.
Inoltre, il nuovo articolo 4 del Dl 167 del 1990 continua a parlare di attività «detenute all’estero», infelice locuzione che ha indotto la Cassazione a ritenere che il modulo RW debba essere compilato anche da chi abbia solo una delega a operare sul conto (circostanza, questa, da molti ignorata).
Infine, appare comunque in conflitto con la libertà dei movimenti di capitale, il fatto di non consentire a chi detenga attività finanziarie depositate presso intermediari finanziari vigilati localizzati in Stati che danno lo scambio d’informazioni di limitarsi a indicare, come avviene in altri Paesi, i soli estremi del conto corrente o deposito estero.
Monitoraggio
La “base dati” da cui gli intermediari estrarranno i flussi da trasmettere all’agenzia delle Entrate sarà costituita dall’Archivio unico informatico (Aui) il che semplificherà, nel medio periodo, le procedure. Ma gli intermediari dovranno comunque depurare i flussi dai trasferimenti interni, da quelli dall’estero assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva, da quelli relativi a operazioni rientranti nel regime del risparmio amministrato o gestito, nonché da quelli da o verso l’estero di attività che si considerano comunque detenute in Italia «in senso valutario» (ad esempio, i trasferimenti da un conto italiano a un conto estero intestato a fiduciaria italiana).
Le probabilità di errore sono quindi ancora elevate. Sotto questo aspetto, la sanzione dal 10% al 25% degli importi di cui si sia omessa la trasmissione rischia di elevare i rischi operativi degli intermediari al di sopra della soglia di economicità. Per un intermediario che interviene in trasferimenti internazionali per 100 milioni di euro all’anno, ipotizzando l’applicazione della sanzione minima e una probabilità di errore contenuta nello 0,5% del valore delle transazioni, il rischio annuo di sanzioni – solo per il monitoraggio – ammonterebbe a 50.000 euro.
Sanzioni
La sanzione per l’omessa compilazione del modulo RW si dovrebbe ridurre a un intervallo che andrà dal 3% al 15% (6%-30% se le attività sono in Paesi black list). Il ravvedimento entro 90 giorni costa solo 258 euro. Dovrebbe applicarsi il “favor rei”. Sarebbe bene che venissero chiarite le modalità di applicazione del «cumulo giuridico», dato che gli uffici adottano comportamenti disomogenei. Ma il problema non è solo questo. Molti contribuenti non hanno potuto fruire dello scudo fiscale per cause a loro non imputabili e regolarizzerebbero volentieri spontaneamente, prima dell’inizio di indagini fiscali, la propria posizione se potessero beneficiare del ravvedimento operoso anche per gli anni precedenti al 2011. Solo in Italia questo non è possibile. Il legislatore dovrebbe rendersi conto di questa anomalia e porvi rimedio.

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