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Per il reddito d’impresa valgono anche le merci rese

Le componenti reddituali che diventano certe e oggettivamente determinabili entro la chiusura dell’esercizio, pur se venute effettivamente a conoscenza dopo la chiusura dello stesso, concorrono alla formazione del reddito d’impresa. È questo l’orientamento confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 9080 del 23 marzo, depositata il 6 maggio, in relazione al ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate in materia di costi ritenuti indeducibili per difetto del requisito della competenza fiscale.
Nel caso trattato dalla Suprema Corte nella sentenza richiamata, la società contribuente, incrementando il valore delle rimanenze dei prodotti finiti, aveva rettificato i ricavi registrati a fronte delle merci vendute in un dato esercizio, e derivanti da contratti estimatori o di franchising, sulla base del valore delle merci rese nel corso dell’esercizio successivo. I resi erano stati comunicati dalle controparti alla società mediante semplici comunicazioni verbali. Secondo le Entrate, il comportamento adottato era da censurare dal momento che l’effettiva conoscenza della quantità e del valore delle merci rese si era determinato nell’esercizio successivo e, di conseguenza, le predette comunicazioni verbali non assumevano alcuna rilevanza ai fini della deducibilità delle componenti.
I giudici di primo grado (sentenza n. 160/38/2005 della Ctp Milano) e di secondo grado (sentenza n. 21/14/07 della Ctr Lombardia), rigettando i ricorsi presentati dall’agenzia delle Entrate, avevano ritenuto sussistenti, nel caso di specie, i requisiti previsti dall’articolo 75 (attuale articolo 109) del Tuir, riconoscendo pertanto piena rilevanza fiscale all’aumento delle rimanenze e alla riduzione dei ricavi, così come operato dalla contribuente.
I giudici di legittimità, pur accogliendo l’appello incidentale proposto dall’ufficio per difetto di motivazione della sentenza della Ctr, hanno confermato l’orientamento consolidato della Corte in materia di competenza fiscale.
In particolare, stante quanto affermato dalla Suprema Corte, i requisiti della certezza (an) e della oggettiva determinabilità (quantum) delle componenti reddituali devono essere integrati entro la fine del periodo di imposta. Di conseguenza, «concorrono a formare il reddito dell’esercizio di competenza anche i componenti la cui conoscenza sia sopravvenuta per il contribuente dopo la chiusura dell’esercizio (ma entro il termine impiegato per la redazione del bilancio ed entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione), purché i suddetti requisiti di certezza e di obiettiva (pertanto, documentabile) determinabilità siano maturati entro la fine dell’esercizio cui il componente è imputato».
I requisiti, in base al disposto dello stesso articolo 109 del Testo unico laddove viene statuito che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi «concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio di competenza», si pongono come elementi “aggiuntivi”, dettati da motivi di cautela fiscale, rispetto al canonico principio di competenza civilistica, alla base delle disposizioni che regolano la redazione del bilancio d’esercizio.
In particolare, il requisito della certezza può considerarsi integrato nel momento in cui l’elemento reddituale sia collegato a una situazione giuridica definita alla chiusura del periodo di imposta; mentre l’obiettiva determinabilità sussiste quando, al termine dell’esercizio, sono disponibili tutti gli elementi necessari per calcolare con precisione la componente reddituale.

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