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Per il reato di aggiotaggio conta l’ordine di acquisto

Il reato di aggiotaggio operativo o manipolativo in strumenti finanziari si realizza nel momento in cui la condotta viene a conoscenza del mercato, in sostanza nel luogo in cui vengono eseguiti gli ordini di acquisto dei titoli.
Con questa definizione della competenza territoriale la Quinta sezione penale della Cassazione (4324/13) ha chiuso il processo al direttore finanziario pro tempore di Unipol e alla società stessa – per il rastrellamento, nel 2003, di azioni privilegiate finalizzato a un profitto illecito di 409mila euro – annullando le condanne per intervenuta prescrizione ma tenendo salvi gli effetti civili della sentenza dell’Appello di Milano (il risarcimento alla Consob).
Secondo i giudici, l’aggiotaggio si concreta «nel momento in cui la condotta acquisisce connotati di concreta lesività, nel senso del pericolo di alterazione del normale corso dei titoli (…) in special modo ove, come nel caso in esame, la condotta assume la forma degli artifici diversi dalla diffusione di notizie false o dalle operazioni simulate», cioè mediante l’acquisto, anche indiretto, dei titoli.
La Corte rimarca che, pur nella ripetuta modifica delle norme di riferimento, aggiotaggio e abuso di informazioni privilegiate restano reati e producono conseguenze lesive diversi, il primo equiparabile a una gara di cavalli truccata, il secondo a una “soffiata” sul cavallo vincente. Pertanto, rimanendo nella metafora, l’aggiotaggio si consuma «nel momento in cui il vantaggio è effettivamente conseguito (…) con l’effettiva acquisizione dei titoli oggetto dell’operazione».
Nella motivazione, che conferma su tutta la linea la ricostruzione fattuale operata dai giudici milanesi, la Corte risolve anche la questione – sollevata dalla difesa – della migrazione del mercato borsistico italiano su una piattaforma estera (la fusione con London Stock Exchange Limited). Per la Quinta, l’argomento ha una valenza solo «nominalistica» perchè sotto la lente del giudice deve finire «l’ultimo atto della condotta materiale contestata», cioè in questo caso l’ordine di acquisto dei titoli.
Ordine che era partito da un’intermediaria (Cofiri Sim) con sede esattamente a Milano, luogo e momento in cui viene in essere «una condotta concretamente idonea a incidere sui prezzi dei titoli», a nulla rilevando la successiva registrazione dei titoli sul conto dell’acquirente.
Quanto alla natura «sottile» dell’operazione di acquisto (cioè in quantità ridotte, ma nella visione accusatoria erano semplicemente «frazionate»), i giudici ribadiscono la dimostrata efficacia sulla valutazione del titolo.
Resta infine in piedi anche la responsabilità (in base al Dlgs 231) di Unipol, beneficiaria in quanto capogruppo dell’illecito commesso da una controllata.

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