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Per il potere d’acquisto è previsto un mini-rialzo

Un biennio di prezzi fermi, se non in discesa, per il carrello della spesa degli italiani, dopo un 2014 chiuso con un rialzo impercettibile. Secondo le elaborazioni di Ref Ricerche su dati Istat, l’inflazione nel 2015 scenderà dello 0,1%, grazie alla caduta delle quotazioni del greggio, favorendo un mini-rialzo del potere d’acquisto. Insieme a elementi positivi su altri fronti (euro debole, allentamento del rigore fiscale, politiche espansive, misure di Quantitative easing) e al netto di qualche rischio esogeno si dovrebbero creare le condizioni per una ripresa dei consumi.

Ancora un anno di prezzi fermi, se non in discesa, dopo un 2014 chiuso con un rialzo impercettibile (+0,2) e in vista di un 2016 in riavvicinamento a quota +1%. Secondo le elaborazioni di Ref Ricerche su dati Istat,l?inflazione nel 2015 dovrebbe scendere dello 0,1%, completando, per la prima volta nella storia della congiuntura italiana, un biennio all?insegna del ?rischio deflazione?. Ma contribuendo – insieme ad elementi favorevoli su altri fronti e al netto di qualche rischio – a creare le condizioni per una ripartenza dei consumi interni. Effetto petrolio
«Si tratta di un fenomeno da valutare positivamente – commenta Fulvio Bersanetti, economista di Ref Ricerche – che discende sostanzialmente dal controshock energetico. Infatti dopo quattro anni di stabilità, la quotazione del greggio ha messo a segno una discesa di entità eccezionale: tra luglio 2014 e febbraio 2015 il Brent è passato da circa 110 dollari al barile a meno di 50. Una brusca discesa le cui ragioni vanno ricercate nei fondamentali: offerta sui mercati internazionali spiazzata dallo sviluppo delloshale oil negli Stati Uniti, prospettive di un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili dopo l?accordo Usa-Cina sul clima, conferma dei livelli produttivi da parte dell?Opec, che ha deciso di non intervenire a sostegno delle quotazioni».
A beneficare del crollo saranno soprattutto i costi di trasporto (una buona notizia per l?Italia visto che il 90% delle merci viaggia su gomma), anche se sul complesso dei prezzi al dettaglio le conseguenze dovrebbero essere mitigate rispetto all?entità della flessione del greggio. «Per quanto riguarda i carburanti – spiega Bersanetti – bisogna ricordare che il 60% del prezzo alla pompa di un litro di benzina remunera accise e Iva. Quanto all?energia elettrica e al gas, si tratta di mercati ormai sganciati da quelli petroliferi, tanto è vero che in questa fase stanno recuperando sia il Pun (il prezzo dell?energia all?ingrosso sulla Borsa elettrica) sia la quotazione spot del gas naturale. Sulle imprese, ad esempio, più che per il crollo del petrolio, i costi della fornitura di energia dovrebbero ridursi nel 2015 per effetto del provvedimento ?taglia oneri? (Dl 91/14), dal quale sono attesi risparmi per oltre 600 milioni di euro».
Il trend negli aggregati
Assodati motivi e vantaggi del calo del petrolio, le previsioni di Ref Ricerche sull?inflazione nel prossimo biennio indicano che tutti i principali aggregati dovrebbero posizionarsi sui minimi storici. I prezzi dei beni non alimentari ad esempio dovrebbero crescere appena dello 0,1% nel 2015 e dello 0,3% nel 2016, anche sotto la pressione della concorrenza da parte del commercio digitale (che nel 2014 ha raggiunto un giro d?affari di oltre 14 miliardi di euro, +25% solo nell?ultimo anno) e dei ribassi nel segmento dell?elettronica di consumo. Per gli alimentari inflazione sotto al punto percentuale (+0,9%) sia nel 2015 che nel 2016, dopo un triennio di tensioni tra andamenti climatici sfavorevoli e rincari delle materie prime.
Qualche tensione solo sulle tariffe pubbliche (+1,4% e +1,5% nei due anni considerati) dal momento che i tagli ai trasferimenti a favore degli enti locali dovrebbero tradursi in un rialzo dei tariffari di trasporti, rifiuti e acqua potabile.
Consumi in crescita
«Pur in presenza di andamenti moderati delle retribuzioni – conclude Bersanetti – un?inflazione vicina allo zero potrà determinare un consolidamento del potere d?acquisto, che secondo le stime di Ref Ricerche dovrebbe essere attestarsi intorno al punto e mezzo percentuale. Le famiglie sono tornate a risparmiare, tuttavia una parte delle maggiori risorse disponibili sarà presumibilmente destinata ai consumi finali, attesi recuperare dello 0,5%».
Ma ci sono anche altri elementi che possono contribuire a una ripresa: l?indebolimento dell?euro, che dovrebbe spingere ulteriormente l?export (già al record storico a fine 2014), l?allentamento del rigore fiscale e le politiche espansive adottate dal governo con l?ultima legge di stabilità, le misure di Quantitative easing della Bce che, riducendo tassi e costi del debito dovrebbero rendere più facile l?accesso al credito da parte delle imprese e stimolare nuovi investimenti.
Certo il recupero dei consumi non porterà alla situazione pre-crisi, ma il percorso di risalita dovrebbe finalmente essere intrapreso. Sempre che non volgano al peggio alcuni rischi delle scenario attuale: la clausola di salvaguardia (che potrebbe portare dal 1° gennaio 2016 l?aliquota dell?Iva agevolata al 12% e quella ordinaria al 24%), i venti di crisi sul Mediterraneo e in Ucraina, l?allarme Grecia, Paese verso il quale l?Italia è esposta per oltre 40 miliardi di euro.

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