Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Per il marchio comunitario tutela in tutta la Ue

di Marina Castellaneta

Una tutela uniforme in tutta Europa per il marchio comunitario con misure sanzionatorie, nei casi di contraffazione, valide nello spazio Ue anche per evitare sentenze contraddittorie. Lo chiede la Corte di giustiza della Ue che, con la sentenza C-235/09, depositata ieri, rafforza la protezione dei marchi comunitari e agevola la libera circolazione dei provvedimenti giudiziari.

Per la Corte di Lussemburgo, infatti, il divieto di contraffazione stabilito da un giudice nazionale che agisce come tribunale dei marchi comunitari – e le sanzioni pecuniarie fissate in caso di violazione del marchio – devono aver effetto al di là del territorio dello Stato del giudice che ha emesso il provvedimento. Una tutela senza confini, perché solo così si garantisce un'adeguata protezione al titolare del marchio ottenuto in base al regolamento 40/94 e si assicura un effetto deterrente impedendo al contraffattore di sfruttare in modo abusivo il segno in un altro Stato, con il rischio che i giudici di altri Paesi Ue raggiungano una diversa conclusione.

Alla Corte di giustizia si era rivolta la Cassazione francese alle prese con una controversia tra la società Chronopost, titolare del marchio "Webshipping" e la Dhl che aveva usato lo stesso termine per un servizio di gestione tramite corriere accessibile online. I giudici di merito avevano dato ragione alla Chronopost, ma avevano delimitato l'effetto della pronuncia al solo territorio francese. Una conclusione non condivisa dagli eurogiudici che aggiungono un importante tassello alla protezione dei marchi ottenuti in base al regolamento Ue, garantendo l'applicazione universale delle decisioni dei giudici nazionali. Il fondamento – osserva la Corte – sta nel fatto che la competenza territoriale del tribunale dei marchi ha carattere esclusivo e comprende ogni azione relativa alla contraffazione del marchio in uno Stato membro. Di conseguenza, se le misure di un tribunale che agisce come garante del marchio comunitario fossero applicate solo nel territorio nazionale, il valore del marchio comunitario sarebbe indebolito.

Ecco perché anche le sanzioni pecuniarie, che spetta a ogni giudice scegliere secondo quelle previste dalla legge nazionale, devono avere effetto su tutto lo spazio Ue, con l'obbligo per le autorità nazionali di un altro Stato di eseguirle. Questo anche quando nel proprio ordinamento non sono stabilite misure coercitive analoghe. Quello che conta, infatti, è il risultato che – precisa la Corte – può essere raggiunto facendo ricorso a misure equivalenti previste nel proprio ordinamento.

Solo in situazioni eccezionali – nei casi in cui il marchio comunitario non richieda una protezione, per motivi geografici o linguistici, al di là dei confini di uno Stato – non è necessario estendere la portata della misura coercitiva oltre il territorio del singolo Paese.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa