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Per il libro unico vale la sostanza

di Giuseppe Cannioto e Giuseppe Maccarone

Semplificate alcune norme in materia di lavoro.
Si interviene sulla disciplina solidale negli appalti (articolo 29, comma 2, decreto legislativo 276/2003). A tutela dei lavoratori interessati è previsto che quando si stipula un contratto di appalto di opere o di servizi, se l'appaltatore o gli eventuali subappaltatori non erogano le retribuzioni ai lavoratori oppure non versano i contributi e i premi assicurativi, deve intervenire il committente imprenditore o datore di lavoro e pagare di tasca propria. La responsabilità solidale opera per due anni dalla fine dell'appalto e si riferisce a quanto dovuto nella durata dello stesso con esclusione delle sanzioni civili, di cui ora risponderà solo il responsabile dell'inadempimento.
Nonostante, però, gli interventi modificativi, il sistema della responsabilità solidale negli appalti e subappalti, continua ad apparire lacunoso, non offrendo ai coobbligati la possibilità di liberarsi dalla responsabilità (si veda «Il Sole 24 Ore» del 28 gennaio 2012).
Qualche schiarita anche sul fronte delle sanzioni applicabili alla tenuta del libro unico del lavoro. L'omessa registrazione, da cui discendono differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali, deve riferirsi alle scritture complessivamente omesse e non al singolo dato mancante. Non si tratta di una novità, in quanto il ministero del Lavoro aveva già interpretato in tal senso esplicitandolo nel vademecum sul libro unico (risposta 5 della sezione C, 5 dicembre 2008). Oggi il principio viene codificato in legge.
Altra precisazione riguarda la nozione di infedele registrazione (dato gravemente non veritiero) che va riferita a scritturazioni diverse rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate. Anche in questo caso nulla di nuovo: il principio era già stato enunciato nella risposta a interpello 37/2011.
Con la semplificazione sarà inoltre più agevole instaurare rapporti di lavoro con cittadini extra Ue. L'articolo 17 del decreto, introduce, infatti, una serie di facilitazioni. Viene previsto che la comunicazione obbligatoria telematica di costituzione del rapporto di lavoro vale anche per comunicare l'avvenuta sottoscrizione del contratto di soggiorno e lavoro valido per l'assunzione dello straniero. Agevolate anche le assunzioni di lavoratori stranieri stagionali. Si introduce il principio del silenzio assenso: la richiesta di assunzione si intende accettata se lo sportello per l'immigrazione non la rifiuta entro 20 giorni. Questa agevolazione opera per gli stranieri che sono già stati autorizzati e regolarmente occupati, l'anno prima, presso la stessa azienda e nel rispetto delle condizioni del permesso di soggiorno.
Introdotto un rinnovo tacito dell'autorizzazione (che comunque non può superare i nove mesi) al lavoro stagionale, in caso di nuova opportunità offerta dallo stesso o da diverso datore di lavoro.
Semplificata anche la procedura relativa al permesso pluriennale per lavoro stagionale che può essere concesso ai datori di lavoro successivi al primo senza che, nel frattempo, il lavoratore sia costretto a rientrare nel suo Paese per il rilascio di ulteriore visto consolare. L'articolo 18 interviene, invece, sulle comunicazioni di assunzioni e sul collocamento obbligatorio. Viene estesa ai pubblici esercizi (oltre che al settore turistico), la possibilità di integrare la comunicazione di assunzione – entro il terzo giorno successivo a quello dell'instaurazione del rapporto di lavoro – quando il datore non è a conoscenza di uno o più dati anagrafici del lavoratore. Sempre nei medesimi settori, viene cancellato l'obbligo di comunicare, nei cinque giorni successivi, l'assunzione diretta di lavoratori destinati a servizi di durata non superiore a tre giorni. Viene poi modificato il collocamento obbligatorio e, in particolare, la sospensione degli obblighi di assunzione. Le imprese con unità produttive ubicate in più province, in Cigs, in Cds (accompagnato da Cigs, legge 863/84) o che hanno avviato le procedure di mobilità (legge 223/91), per beneficiare della sospensione, possono proporre domanda al ministero del Lavoro. In precedenza l'istanza poteva essere presentata solo al servizio territorialmente competente, con la conseguenza, per le aziende collocate su più ambiti territoriali, di dover provvedere a più invii e, spesso, senza un possibile coordinamento.

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