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Per il fisco riforma in due tappe

di Marco Mobili e Marco Rogari

Chiedere e concedere sul fisco, ma non solo. Il neo premier Mario Monti scoprirà soltanto nella mattinata di oggi le carte, quando presenterà alle Camere il suo programma che si snoda su due precise coordinate: portare l'Italia al riparo dall'attacco dei mercati; dare risposte concrete all'Europa che chiede nuove misure per centrare il pareggio di bilancio nel 2013. Il che sembrerebbe imporre una manovra di almeno 24 miliardi da varare entro la fine dell'anno.

In ogni caso sono tre le leve che Monti sembra essere intenzionato a utilizzare: rigore, equità e crescita. Tra le priorità del nuovo Governo il fisco del futuro gioca un ruolo determinante. Con tutta probabilità fin dalle prossime ore saranno chiesti nuovi sacrifici sotto forma di prelievi forzosi o patrimoniali, e anche il ritorno dell'Ici. Ma il nuovo premier è anche obbligato a redistribuire il carico impositivo sui contribuenti. Con una pressione fiscale che nel 2012 viaggia verso il 45% del Pil, la priorità è la riforma fiscale e assistenziale. Ci saranno 9 mesi di tempo per recuperare i 4 miliardi di euro previsti per il 2012 e i 16 per il 2013 varando le nuove regole del fisco. L'alternativa, già scritta dalle manovre estive, sarebbe quella di procedere al taglio delle agevolazioni fiscali e assistenziali. E in questo caso a scricchiolare potrebbe essere proprio l'equità sociale.

La strada della riforma fiscale non si presenta agevole. A confermarlo è il giudizio non certo positivo espresso ieri dal presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino in un'audizione al Senato: il Ddl rischia di essere «ormai spiazzato dagli eventi e bisognoso, comunque, di un'attenta complessiva riconsiderazione»; ieri Giampaolino ha anche quantificato nel 18% del Pil l'evasione fiscale. Nell'agenda del nuovo premier non compare solo il fisco. L'elenco dei possibili interventi è lungo. A cominciare dalla riforma delle pensioni e dal rapido avvio di un piano di privatizzazioni che potrebbe coinvolgere anche le gradi aziende ancora controllate dallo Stato. Saranno poi accelerate le dismissioni e dato l'avvio alla spending review già prevista dalla manovra estiva anche per ridurre i costi organizzativi dello Stato (nascita del super Inps e degli uffici unici provinciali). In collaborazione con il super-ministro dello Sviluppo Monti, in qualità di ministro dell'Economia, darà maggiore spinta al processo di liberalizzazioni messo in moto dalla legge di stabilità da poco approvata dal Parlamento.

Il capitolo del fisco resta comunque centrale nella strategia del nuovo governo, che con i primi provvedimenti potrebbe far scattare un piano anti-evasione, imperniato sull'abbassamento della soglia di tracciabilità a 300 euro e l'entrata a regime del nuovo redditometro, da poter utilizzare anche per tracciare i patrimoni da tassare. C'è poi il capitolo casa, a partire dal ritorno dell'Ici. Che potrebbe essere progressiva in relazione al crescere del patrimonio. La misura non dispiace all'Europa e a Bankitalia. Sul fronte politico ci sarebbe la netta contrarietà del Pdl, anche se non più tardi dell'estate scorsa a via Venti Settembre il ripristino dell'imposta sulla prima casa era stato studiato nel dettaglio e quantificato in 3,5 miliardi di euro di maggior gettito.

A braccetto con il ritorno dell'Ici potrebbe arrivare una rivalutazione delle rendite catastali. Un'operazione a portata di mano e ad alto potenziale di gettito a seconda delle necessità. Il valore oggi utilizzato di rivalutazione è del 5% fermo dal 1996 e all'Economia nelle scorse settimane hanno simulato aumenti anche fino al 150 per cento.

Non tramonta l'ipotesi di una patrimoniale che trova consensi anche nella Lega: l'idea comune resterebbe quella di introdurre un prelievo (1,5-5 per mille) strutturale sui grandi patrimoni (1-1,5 milioni di euro) il cui gettito dovrà essere destinato alla riduzione della pressione fiscale su lavoratori e imprese.

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