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Per il Fisco in perdita una società su tre

A certificare ancora una volta l’emergenza produttività in Italia sono arrivati ieri i dati delle dichiarazioni Ires presentate dalle imprese nel 2011 e relativi all’anno d’imposta 2010, resi noti dal Dipartimento delle Finanze. Pur in presenza di una «temporanea ripresa dell’economia mondiale», le società in situazione di fallimento o estinte hanno toccato quota 107mila, pari a circa il 10% delle imprese che si sono denunciate al Fisco. Una «numerosità elevata», sottolinea lo stesso Dipartimento, spiegando però che proprio grazie ai primi segnali di ripresa il raffronto con l’anno d’imposta 2009 migliora in qualche modo la situazione: nel 2009 le società in fallimento, in liquidazione o estinte erano il 18,5% in più contro il 3,1% dell’anno d’imposta 2010. Ma attenzione, questa contrazione potrebbe rappresentare comunque un debolissimo segnale visto che la fotografia scattata con le dichiarazioni Ires presentate nel 2011 non poteva tener conto della tempesta finanziaria ed economica prodotta dallo spread alla fine del 2011 e dunque prima della recessione.
Per restare sempre sulla fotografia della crisi dai dati emerge anche che seppur in diminuzione rispetto alle dichiarazioni 2010, una su tre sono le imprese che si dichiarano in perdita. Sulla riduzione dal 37% delle imprese in perdita nel 2009 al 33,7% potrebbe aver giocato in termini di tax compliance il giro di vite introdotto nel 2010 dall’amministrazione finanziaria sulle imprese in perdita sistemica, con tanto di possibile rettifica in diminuzione della perdita dichiarata.
Il 61,2% dei soggetti Ires dichiara invece un reddito d’impresa rilevante ai fini fiscali, con un incremento di più di 3 punti percentuali rispetto al 57,9% del 2009. Complessivamente a denunciarsi al Fisco sono state oltre un milione 81mila società con un aumento del 2,36% rispetto all’anno d’imposta 2009. Il reddito d’impresa (155,1 miliardi di euro in totale, -1,3% rispetto al 2009) secondo i dati del Dipartimento si conferma fortemente concentrato nelle regioni del centro e del nord. Nel sud e nelle isole le società dichiarano solo l’8,8% del reddito d’impresa totale.
Per quanto riguarda la media del reddito dichiarato relativo all’anno 2010 è stato pari a 234.290 euro con una diminuzione dell’8,8 per cento rispetto a quello del 2009. La causa del calo del valore medio, secondo i tecnici dell’Economia, è da attribuire alla diminuzione del reddito medio dichiarato dal settore finanziario che si è ridotto rispetto all’anno precedente del 26,8 per cento.
Dai dati emerge, inoltre, che le società tassate in via ordinaria dichiarano un’imposta media di 40.230 euro, mentre i gruppi societari che hanno optato per il regime del consolidato dichiarano un’imposta media di 3.816.230 euro (rispettivamente 40.180 euro e 4.540.230 euro nel 2009). Complessivamente le società che hanno aderito al consolidato sono state 21.830 e di queste oltre il 45% opera nel nord-ovest.
Il carico dell’Ires per oltre il 50% è comunque sulle imprese di maggiori dimensioni ovvero quelle con oltre 50 milioni di volume d’affari che dichiarano oltre la metà dell’imposta netta. Ma attenzione dalle dichiarazioni spicca anche la progressiva riduzione delle Spa che scendono complessivamente al 3,7% del totale. Crescono invece le Srl, pari all’86,6%, mentre seppur di pochi decimi di punti percentuali continuano a diminuire le cooperative (7,5%). Dall’analisi delle attività economiche si evidenzia che oltre il 51% delle società di capitali è attiva in tre settori: commercio (19%), costruzioni (18%) e attività manifatturiere (14%).
Dal confronto con l’anno precedente crescono più della media nazionale il settore della fornitura di energia elettrica (41,6% )e le attività professionali (+6,15%). Se si vanno a spulciare le statistiche fiscali distribuite ieri emergono anche altri dettagli del prelievo sulle società, come ad esempio il fatto che nel 2010 la Robin tax, ovvero l’addizionale del 6,5% sull’aliquota Ires, è stata pagata da 20 imprese in più rispetto alle 506 del 2009. Con un gettito sostanzialmente in linea e che ha toccato nel 2010 i 531 milioni di euro complessivi con un importo medio di poco superiore al milione di euro.
Complessivamente, inoltre, nel 2010 sono state 4.323 le società che vantavano un credito d’imposta per un valore medio di poco superiore ai 45mila euro. Mentre la stretta sugli interessi passivi, cioè l’indeducibilità oltre il 30% del Rol introdotta dal Governo Prodi, ha interessato 245mila società per un ammontare complessivo di oltre 12,1 miliardi di euro.

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