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Per il danno esistenziale servono prove puntuali

di Paolo Russo

Il pregiudizio esistenziale da rottura del rapporto parentale non consiste nella mera perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità della vita, ma in fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, ossia in scelte di vita diversa. L'allegazione probatoria a questo fine necessaria, pertanto, deve concernere fatti precisi e specifici del caso concreto, essere cioè circostanziata, non potendo invero risolversi in mere enunciazioni di carattere del tutto generico e astratto, eventuale ed ipotetico.

La vicenda

Sulla base di queste motivazioni la Corte di cassazione con la sentenza 10527/11 ha rigettato, per assenza di prove sul punto, il ricorso avanzato dai genitori di un giovane operaio, deceduto a causa di un sinistro stradale, e teso a chiedere il ristoro del danno non patrimoniale, «nella sua componente esistenziale ovvero da perdita del rapporto parentale», non risarcito dai giudici di merito.

I ricorrenti avevano lamentato il mancato ristoro, in primo grado così come in appello, di tutti quei pregiudizi che, a loro dire, avevano «irrimediabilmente inciso e continueranno ad incidere negativamente ed in modo devastante sulla qualità della vita, e quindi sull'esistenza» dei due coniugi, i quali, a causa dell'illecito, avevano «dovuto sopportare il totale stravolgimento della loro "agenda esistenziale" e la privazione di tutti i riti, anche piccoli (ma solo apparentemente insignificanti) del vivere quotidiano, quali potevano essere il cinema assieme alla sera, l'alternarsi alla guida della macchina, le vacanze, le telefonate durante la giornata, il caffè appena svegli, il pranzo, la cena, i regali inattesi, la casa vuota, l'assenza di rumore nella camera del figlio».

Le motivazioni

La Suprema Corte, però, respingeva il ricorso. Quanto al danno esistenziale, precisava anzitutto:

a) che, in presenza di reato, il danno non patrimoniale di tipo esistenziale, consistente nel «non poter più fare» è risarcibile «ove costituisca conseguenza della lesione almeno di un interesse giuridicamente protetto», e ciò «purché sussista il requisito dell'ingiustizia generica secondo l'articolo 2043 del Codice civile»;

b) che, in assenza di reato, e al di fuori dei casi determinati dalla legge, i pregiudizi di tipo esistenziale «sono risarcibili purché conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona» (come, appunto, nell'ipotesi di sconvolgimento della vita familiare provocato dalla perdita di congiunto);

c) che, in presenza di una liquidazione del danno morale o biologico, che sia stata espressamente estesa anche ai profili relazionali, nei termini propri del danno esistenziale, non è possibile aggiungere, a quanto già determinato, un ulteriore ammontare al (diverso) titolo di danno esistenziale; mentre, ove tali aspetti relazionali non siano stati invece presi in considerazione, dal relativo ristoro non può invero prescindersi.

I precedenti

Peraltro i giudici della Cassazione hanno richiamato le ormai note quattro sentenze del 2008 numeri 26972-26975 delle Sezioni unite secondo le quali il danno non patrimoniale è risarcibile solo nei casi previsti dalla legge: quando la risarcibilità è prevista in modo espresso o quando la risarcibilità, pur non essendo espressamente prevista da una norma di legge ad hoc, deve comunque ammettersi in virtù di una lettura costituzionalmente orientata dell'articolo 2059 del Codice civile.

In particolare la Suprema Cotre ha ribadito:

a) che qualsiasi danno non patrimoniale, anche in caso di lesione di valori della persona, non può considerarsi in re ipsa, ma va provato dal danneggiato;

b) che, quanto al danno esistenziale, trattandosi di pregiudizio a bene immateriale, particolare rilievo assume al riguardo la prova presuntiva, e che ciò vale, precipuamente, in caso di danno non patrimoniale da uccisione o da lesione grave del congiunto;

c) che, nella fattispecie, non era stata fornita una congrua prova in merito, perché l'allegazione prodotta risultava non circostanziata, risolvendosi in mere enunciazioni di carattere del tutto generico e astratto, eventuale e ipotetico.

 

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