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Per il credito fallimentare del Fisco non serve il ruolo

di Antonio Iorio

L'Amministrazione finanziaria può far valere direttamente nella procedura fallimentare il proprio credito verso l'imprenditore fallito senza affidarsi all'agente della riscossione. La pretesa creditoria, in sede fallimentare non deve essere necessariamente preceduta dalla iscrizione a ruolo.
A fornire questo importante principio sono le Sezione Unite Civili della Cassazione con la sentenza n. 4126 depositata il 15 marzo 2012, intervenute a fronte del diniego all'agenzia delle Entrate, da parte del giudice di merito, nell'insinuazione del passivo per un preteso credito Iva. Secondo la Suprema Corte al Dpr 602/73, che conferisce al concessionario, ora Agente della riscossione, la legittimazione per la proposizione della domanda di ammissione al passivo di un credito dell'amministrazione finanziaria, deve essere attribuito una valenza esclusivamente processuale. Infatti, il potere rappresentativo in capo al concessionario non è di per sé sufficiente ad escludere la titolarità dell'amministrazione finanziaria. Ne consegue il diritto dell'ufficio a far valere tale credito nell'ambito della procedura fallimentare. Un'interpretazione opposta si porrebbe al limite dell'incostituzionalità, per le irragionevoli limitazioni al diritto di azione del creditore e del peggiore trattamento che subirebbe così l'amministrazione rispetto agli altri creditori.
Relativamente, invece, alla necessità della preventiva iscrizione a ruolo e della notifica della cartella al curatore per l'ammissione al passivo del fallimento, la Suprema corte ha evidenziato una serie di pronunce di legittimità che, in passato, hanno ritenuto necessario sia l'iscrizione sia la cartella.
Nonostante tale pregressa posizione, le Sezioni unite hanno affermato una tesi contraria, in quanto, nel caso in esame, l'istanza di ammissione al passivo era stata presentata dall'amministrazione e non dal concessionario, differentemente dai procedimenti dai quali erano scaturite le predette pronunce di legittimità.
La sentenza a questo proposito, ritiene quindi non indispensabile il ruolo. Ciò si desumerebbe dalle varie pronunce di legittimità in base alle quali la dichiarazione Iva, se non seguita da atto di rettifica, vale come accertamento dell'obbligazione tributaria e, nel caso di inadempimento, costituisce titolo per la riscossione delle imposte.
Inoltre, a norma dell'articolo 19 del Dm 28 dicembre 1989, per la riscossione delle somme dovute da soggetti sottoposti a procedura concorsuale, era prevista la formazione del ruolo dopo la definitiva ammissione al passivo delle medesime somme, evidenziando in tal modo, secondo i giudici la non necessità del ruolo stesso.
In conclusione, per le Sezioni Unite la legittimazione dell'agente della riscossione non esclude quella dell'ufficio e la domanda di ammissione al passivo per un credito tributario, non presuppone necessariamente l'iscrizione a ruolo e la notifica della cartella al curatore.

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