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Per il consulente tecnico il test del contraddittorio

Negli ultimi anni – complice la crisi economica – un numero crescente di professionisti si è rivolto al settore della consulenza tecnica di ufficio (Ctu). Il trend è confermato dall’incremento delle istanze di iscrizione all’albo dei Ctu, ma pone una seria questione professionale: la consulenza, infatti, impone conoscenze giuridiche che si aggiungono alle competenze specialistiche (tecniche, mediche, contabili e così via). Uno dei punti più delicati riguarda lo svolgimento delle operazioni e la necessità che il consulente tecnico d’ufficio rispetti rigorosamente gli istituti che governano il processo; ciò affinché la sua opera possa trovare piena validità per le finalità a cui è preposta. Una consulenza ineccepibile sotto il profilo scientifico, infatti, potrebbe non esserlo sotto quello procedurale-regolamentare fino al punto da diventare inutilizzabile per il giudice.
Uno degli aspetti più importanti del processo, il rispetto del principio del contraddittorio e del diritto dalla difesa, incide sull’intera opera del consulente. Secondo l’articolo 101 del Codice di procedura civile – direttamente correlato ai principi costituzionali sanciti dagli articoli 24 e 111 della Costituzione – il Ctu, al pari del magistrato, nelle operazioni di consulenza, deve garantire una partecipazione effettiva dei difensori e dei tecnici di parte (se nominati) oltre che delle parti stesse.
Ad esempio, occorre ricordare che la comunicazione d’inizio delle operazioni peritali può avvenire in sede di udienza di affidamento d’incarico ovvero in momento successivo. In questo secondo caso, però, il consulente deve avere cura di inviarla agli aventi titolo utilizzando strumenti idonei ad attestare la corretta ricezione (oggi lo strumento più efficace è la Pec). L’eventuale difforme avviso – a seconda dei casi – è censurabile secondo la norma e potenzialmente capace di rendere inutilizzabile il lavoro peritale. È questo il caso del Ctu che inizi le operazioni peritali senza aver avvertito una delle due parti (difensori e tecnici di parte, se nominati) oppure avendolo fatto ma con mezzi inidonei. E lo stesso accade al consulente che, dopo una sospensione delle attività, non abbia cura di dare nuovo avviso della ripresa delle operazioni.
Va ricordato anche il caso in cui il Ctu abbia svolto ispezioni e/o indagini di natura istruttoria (quindi con valore rilevante ai fini peritali) senza la presenza delle parti o di una di esse. È questo ad esempio il caso del Ctu che compia attività di accertamento tecnico sui luoghi di cui è causa senza consentire la partecipazioni delle parti, oppure svolga attività con il proprio ausiliario esperto senza aver consentito alle parti attività analoga, oppure ancora non si astenga dallo svolgere le proprie indagini nell’ipotesi in cui vi sia un impedimento nell’accesso ai luoghi per una delle parti.
Altro caso può essere quello della partecipazione alle attività di consulenti non regolarmente nominati (questi debbono essere nominati nelle modalità stabilite dall’articolo 201 del Codice di rito). Ciò accade – ad esempio – quando la parte non abbia nominato il proprio consulente con dichiarazione a verbale di udienza o depositata in cancelleria, quando gli affianchi una altro soggetto con il ruolo di esperto senza idonea nomina o provveda a una sostituzione in difformità.
La violazione del principio del contraddittorio può riguardare anche il caso dell’acquisizione documentale da parte del Ctu che attraverso il potere conferitogli dal magistrato svolge indagini presso enti e autorità acquisendo atti e documenti che – proprio per il rispetto del contraddittorio – deve porre a disposizione delle parti per consentire loro l’esercizio di controllo e valutazione. E lo stesso accade quando il consulente – specificamente autorizzato dal giudice – raccoglie informazioni da terzi o chiede chiarimenti alle parti senza darne opportuno avviso. O, ancora, quando consente la produzione e l’introduzione nel giudizio (tenendone quindi conto) di particolare documentazione in violazione dei principi dell’onere probatorio (articolo 2697 del Codice civile) della disponibilità delle prove (articolo 115 del Codice di procedura) e dei termini stabiliti dalla norma (articolo 183, comma 6) e delle preclusioni previste dall’impianto normativo.
Non c’è dubbio, quindi, che il rispetto del contraddittorio e del diritto alla difesa sia centrale nel compito del Ctu, rappresentandone un precipuo obbligo, e la sua violazione può comportare, nei casi più gravi, effetti indesiderati sul piano dell’efficacia del lavoro peritale. In particolare possono ravvisarsi i casi di annullamento della consulenza – sebbene i vizi della consulenza diano luogo a una invalidità solo relativa, che se non eccepita dalle parti con la prima difesa successiva resta sanata – con rinnovazione delle indagini e sostituzione del consulente anche con effetti spiacevoli sul piano delle possibili responsabilità di quest’ultimo.

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