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Per il 2013 tagli ridotti a 600 milioni stretta su dispositivi medici e stipendi

IL NUOVO taglio per la sanità è arrivato ma è meno pesante di quello che ci si aspettava. La bozza della legge di stabilità martedì sera sembrava destinata a togliere dalle casse delle Regioni un miliardo e mezzo. Dopo una giornata di discussioni e braccio di ferro tra il ministro alla Salute Balduzzi e parte dell’esecutivo, la riduzione è scesa a un miliardo. Sarà a regime dal 2014, l’anno prossimo varrà invece 600 milioni. «I servizi non saranno toccati », ha assicurato ieri sera Balduzzi, che sarebbe stato vicino alle dimissioni quando il sacrificio per il sistema sanitario sembrava più importante. Le Regioni dovranno recuperare i soldi abbassando il tetto per i dispositivi medici fino al 4,5%
sul totale della spesa sanitaria (prima era al 4,9%), e riducendo i contratti di fornitura del 10%. Gli stipendi del personale nel 2014 saranno congelati.
Anche se le cifre si sono ridotte, nelle Regioni, impegnate a far quadrare i conti dopo manovre pesantissime come quella Tremonti del 2011 e quella sulla spending review di quest’anno, si usano parole come massacro, disastro, Caporetto. Per i prossimi due anni al fondo sanitario mancheranno circa 13 miliardi. Ma se si considerano anche atti più vecchi, come spiegano i sindacati Cimo e Cgil, si sale addirittura a 23 miliardi. «Siamo in difficoltà e il disegno è chiaro, visto che vogliono modificare il titolo V. Cercano di tornare indietro rispetto al federalismo sanitario », dice l’assessore alla salute del
Veneto Luca Coletto. Carlo Lusenti, assessore emiliano parla del rischio che «tra un anno il sistema sanitario crolli. Nemmeno i tagli dei servizi potrebbero bastare a far quadrare i bilanci». Secondo Claudio Montaldo, della Liguria «si è superata la soglia del tollerabile. A questo punto il Governo si riprenda la sanità e spieghi ai cittadini perché bisogna distruggere un servizio che funziona». Luigi Marroni della Toscana: «Si colpiscono soprattutto le Regioni virtuose che magari hanno già abbassato le spese per le forniture e hanno poco margine per tagliare ancora ». Il presidente della Federazione delle Asl, Giovanni Monchiero, aggiunge che «si rischiano di danneggiare i fornitori e lasciare le aziende sanitarie senza servizi essenziali».

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