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Per i signori della Cassa depositi 30 miliardi da investire

U n colpo riuscito, non c’è dubbio. Con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti (Cdp) nello sblocco dei crediti delle imprese con la pubblica amministrazione, il rafforzato azionista ministero del Tesoro (è salito dal 70% all’80,1%) ha ottenuto due risultati per la Cdp, la settimana scorsa. Primo, la riconferma dei vertici, il presidente Franco Bassanini e l’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini: a entrambi era riconosciuto il merito di avere chiuso il 2012 con l’utile-monstre di 2,8 miliardi, ma il risultato non era scontato, vista l’opposizione dei grillini e il vento dell’antipolitica. Secondo, è stato rafforzato il ruolo centrale della Cdp nella politica economica del Paese. Anzi, ora la Cassa di Stato con i suoi 305,4 miliardi di attivi (+12% sul 2011) e i 233,6 miliardi (+7%) di raccolta postale da impiegare («prudentemente e in logica di mercato», piace dire a Gorno Tempini), è più che mai lo snodo.
La Cassa eroga denari a tutti, pubblici e privati. Ha tre partite aperte, in particolare, ora: sostegno agli enti locali in crisi, finanziamenti alle piccole e medie imprese, ipotesi d’acquisto della rete fissa Telecom per la profittevole banda larga. Tre fronti per i quali sta mettendo in campo strumenti per 30,3 miliardi. Liquidi, però, ancora sottoutilizzati, spesso per il paradossale motivo che gli enti locali non sono in grado di fornire i certificati necessari. Ecco i dati.
Campanili e mattone
La Cassa presta i soldi alle banche, perché finanzino le piccole e medie imprese: ci sono 18 miliardi (due per i crediti verso la pubblica amministrazione, Pa) nel Plafond Pmi lanciato nel 2009, a oggi ne sono stati utilizzati poco più della metà, 10,8 da circa 60 mila aziende (prestito medio: 143 mila euro, 125 mila per i crediti verso la Pa). «Le domande sono rallentate», ha detto Gorno Tempini la scorsa settimana. Non è ritenuta una tendenza, ma il Plafond Pmi è sottoutilizzato soprattutto nella parte destinata ai crediti verso la Pa (solo 145 milioni sui 2 miliardi a disposizione): le amministrazioni pubbliche hanno problemi con certificazioni e nuove norme.
Capitolo Comuni. Qui la Cassa anticipa denari e li presta. Il primo caso è la novità di questo mese, introdotta con il decreto dell’8 aprile sblocca-crediti Pa: perché gli enti locali ripianino i loro debiti verso le imprese, Cdp ha in gestione 4 miliardi. Soldi del Tesoro: la Cassa li prende, li presta ai Comuni (tasso del 3,302% nel 2013), che li danno alle imprese.
Si vedrà, ora, quante aziende faranno domanda (scadenza il 30 aprile, prime erogazioni entro fine maggio), certo il nuovo compito della Cassa può compensare il calo dei prestiti ai Comuni. La Cdp ha ancora il 45% dello stock dei finanziamenti agli enti locali, ma il flusso l’anno scorso si è dimezzato: 3,3 miliardi, contro i 6 del 2011.
Altro modo per finanziare i Comuni in deficit è il mattone. Con l’ausilio della neoacquisita Fintecna, Cdp valuta, ristruttura e vende o acquista i loro immobili (destinati a uso privato). Qui sono sul piatto i 250 milioni (che possono salire a un miliardo) del nuovo Fondo Fiv Plus. Partito in gennaio, ha concluso in febbraio la prima operazione: impegno a rilevare un pezzo del Policlinico di Milano per 17 milioni, per poi costruire il nuovo Pronto soccorso. Fiv, «iniziativa virtuosa e non di saccheggio», dice Cdp, prevede 10 operazioni quest’anno. Sta ricevendo diverse richieste dai Comuni, ma molte vengono declinate: mancano i requisiti o certificati come l’agibilità. Terzo modo di sostenere i Comuni è entrare nelle loro utility, e qui pesano i 4,4 miliardi del Fondo strategico partecipato da Bankitalia, che ha stanziato 100 milioni per Hera.
Al conto per i 30,3 miliardi vanno poi aggiunti gli 1,2 miliardi per le Pmi del Fondo italiano d’investimento: 660 milioni impegnati in 60 aziende.
Il traino Metroweb
E veniamo alla partita Telecom. Qui entra in gioco la coppia: Fondo strategico, con i suoi 3 miliardi ancora da investire, e fondo F2i, 2,4 miliardi in dotazione, entrambi azionisti di Metroweb. È questa, «la prima rete metropolitana d’Europa», dice il sito, la competenza con la quale la Cassa si candida all’acquisto della rete fissa della (rivale) Telecom in rosso, in linea con l’amministratore delegato Franco Bernabè. «Guardiamo con grande interesse a quello che succede nelle telecomunicazioni», ha detto Gorno Tempini.
Con Bassanini avrà a breve anche questioni più pratiche da sbrigare. La prima è la messa in efficienza del gruppo, con l’integrazione dei nuovi acquisti, cioè Sace (i cui vertici scadono a fine mese), Simest e Fintecna. È possibile una nuova struttura societaria. C’è l’ipotesi di costituire una Banca Export, vincoli europei permettendo. Ma la strada maestra restano le grandi, nuove, possibili operazioni. Come lo sviluppo di Metroweb-Telecom. «Siamo un complemento del mercato, non un elemento di disturbo», ritiene Gorno Tempini. Incassato da Cdp un dividendo 2012 di 800 milioni, il Tesoro, per ora, approva.

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