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Per i professionisti un sistema di regole in piena autonomia

di Andrea Carli e Saverio Fossati

Le Casse non si scompongono. L'ondata normativa che sta travolgendo le sicurezze di milioni di lavoratori dipendenti lambisce appena le cittadelle delle Casse professionali. Che sono del tutto autonome nella gestione dei loro conti, sempre sotto il controllo degli istituti vigilanti, e non devono necessariamente adeguarsi alle novità normative che a cadenza regolare vanno a cambiare le aspettative dei lavoratori iscritti a Inps e Inpdap.

«Alcune casse hanno bilanci coerenti o con la legge o anche con situazioni migliori – spiega Andrea Camporese, presidente dell'Adepp, l'associazione delle casse privatizzate – e molte sono in regola con la regola aurea delle cinque annualità. Le Casse che non avevano questi requisiti al completo, come Inpgi o Enpam, sono corse per tempo ai ripari: hanno fatto o stanno facendo la riforma. I commercialisti, per esempio, hanno fatto una riforma aumentando il gettito contributivo, anche se non ne avevano immediata necessità, per migliorare la pensione attesa». Certo è difficile, dice Camporese, scegliere la strada dell'aumento dell'età pensionabile, soprattutto per una cassa che è in regola con la legge. «Il sistema complessivamente inteso non necessita di interventi radicali – conclude Camporese -. Il tema dell'età può essere discusso all'interno delle singole categorie in virtù di una riflessione o previsione sul futuro ma non sull'onda di un'urgenza che non c'è».

Le regole, certo, non potrebbero essere più diverse. A cominciare dall'aureo esempio dei notai, che però si regge sulla compattezza della categoria, sull'esiguità dei numeri e sulla cospicua massa contributiva, per cui alla fine tutti possono contare indistintamente su una pensione di circa 5mila euro netti mensili. Una sorte di «retributivo puro» alimentato dalla robusta aliquota contributiva del 30% sugli onorari di repertorio e che nasce da un'idea schiettamente mutualistica nata nel 1919. Per passare al sistema dei giornalisti, che seguono in sostanza la linea generale del retributivo più contributivo a seconda del periodo in cui si è iniziato a lavorare. I farmacisti, invece, restano ancorati al retributivo.

Gli enti di nascita più recente, come gli psicologi, non hanno neppure previsto la pensione di anzianità, eliminando da subito, alla radice, il problema che ora affligge il sistema dei dipendenti. Ma anche i periti industriali non la prevedono. Il senso di smarrimento davanti a scelte e regole diverse è comunque compensato da una considerazione: la libertà di scelta delle casse è governata dal fatto che gli organi decisionali sono eletti dagli iscritti, che si assumono così la loro responsabilità.
 

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