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Per i professionisti scatta la responsabilità penale

Più di una manutenzione. È quella che merita il concordato preventivo nella lettura del gruppo di lavoro insediato presso il ministero della Giustizia con il compito di stendere un articolato (la cui veste finale è ancora da definire: decreto legge, disegno di legge, legge delega) di riforma di alcuni passaggi della legge fallimentare. Sul concordato preventivo si punta a rafforzarne la capacità di salvezza dell'impresa, limitandone l'utilizzo in chiave quasi solo liquidatoria. Spazio quindi a quelle modifiche per l'utilizzo dell'istituto soprattutto con continuità aziendale.
Nel giro di mail e comunicazioni tra i componenti del gruppo di lavoro si inserisce anche la possibilità di un prericorso di concordato permettendo al debitore di depositare in una fase successiva la documentazione prevista dalla legge, con conseguente tutela immediata del patrimonio del debitore.
Sul fronte del professionista, per il quale verrà introdotta anche una forma di responsabilità penale, in maniera tale da rendere coerente con quanto previsto da poche settimane per gli accordi di ristrutturazione dei debiti di chi non ha accesso alle procedure fallimentari, verrà rafforzata l'indipendenza dell'attestatore del piano di concordato, imponendo dei requisiti soggettivi necessari oppure affidando al tribunale il potere di nomina.
Possibile un intervento sull'articolo 182 della legge fallimentare imponendo che nel concordato con cessione dei beni sia in ogni caso il tribunale a nominare il liquidatore, non salvando possibili contenuti alternativi della proposta, e prevedendo che l'autorità giudiziaria detti comunque le modalità competitive della liquidazione.
Potrebbe ancora essere inserita una disposizione per cui nel piano di concordato con cessione dei beni dovrà essere indicata la percentuale che si promette di pagare ai creditori chirografari, riducendo così la sfera dell'incertezza e fornendo all'autorità giudiziaria un parametro in caso di eventuale risoluzione del concordato. Dovrebbe poi essere concessa anche la nomina di una pluralità di commissari giudiziali e introdotta una disciplina dei contratti in corso di esecuzione al momento del ricorso per il concordato, consentendo al giudice delegato di autorizzare lo scioglimento dei contratti su richiesta del debitore o del commissario, con conseguente indennizzo del terzo contraente da calcolare in base agli ordinari criteri civilistici o su base equitativa.
La fattibilità potrebbe diventare una condizione di ammissibilità della proposta con conseguente potere di controllo di ufficio da parte del giudice, lasciando invece alla maggioranza dei creditori il controllo di convenienza.

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