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Per i professionisti giro d’affari sempre più stretto

di Laura Cavestri

La crisi economica si abbatte come una "scure" sui redditi reali e nominali dei liberi professionisti. Non solo una battuta d'arresto ma una concreta inversione del trend che ha caratterizzato i livelli di crescita demografica e reddituale degli iscritti agli Albi negli ultimi vent'anni. Più colpiti i giovani dei "padri", più il sud del nord e più le donne degli uomini. Con avvocati, ingegneri e architetti a risentire di più dei morsi della crisi, che ha penalizzato in maniera evidente anche le Casse ex decreto legislativo 103/1996 delle professioni tecniche, sociali e sanitarie.

Sono questi i risultato del I Rapporto sulle Casse di previdenza private, che sarà presentato dall'Adepp (l'Associazione delle Casse di previdenza professionali) domani mattina, alle 9,30, all'Auditorium di via della Conciliazione a Roma. Incontro al quale è atteso anche il neo ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.

Secondo il Rapporto, tra il 2008 e il 2010, gli iscritti alle Casse hanno subito una perdita di circa il 3% di reddito medio nominale, che lievita al 6% in termini reali. Si tratta, va sottolineato, degli imponibili ai fini previdenziali, ovvero i redditi cui sono commisurate (in tutto o in parte) le contribuzioni.

Se avvocati, commercialisti, medici, ingegneri (cioè le Casse di più lunga durata ex Dlgs 509/94) hanno risentito, nel biennio, di un calo dal 2% (di reddito nominale) a oltre il 4% reale, per le Casse del Dlgs 103/96, la flessione sull'imponibile, in termini reali, ha toccato la soglia a due cifre del -10 per cento.

Se poi si prende il quinquennio 2005-2010 e si analizzano le professioni per area economico-sociale (Aes), area sanitaria (As) area tecnica (Pat)e area giuridica (Ag), proprio queste due ultime categorie hanno subìto più pesantemente l'impatto della crisi.

Per i tecnici, la crisi dell'edilizia e le gare al massimo ribasso hanno ridomensionato fortemente i redditi. Gli avvocati, invece, sono cresciuti troppo. Circa 30mila nuovi ingressi l'anno, ma i giovani sono sempre più "proletari" della professione, faticano a mettersi in proprio e cresce la fascia di quelli che dichiarano meno della soglia minima che fa scattare il versamento contributivo alla Cassa forense. La sola area giuridica mostra nel biennio 2008-2010 una perdita di circa l'11 per cento.

Se ingegneri, architetti e geometri mostrano che, sul fronte del reddito medio nominale, il reddito al nord raddoppia rispetto a quello dei colleghi del sud, l'area sanitaria si rileva la più "equa" nella distribuzione reddituale: le tre aree del Paese "viaggiano" attorno i 55mila euro.

Del resto, anche una rapida occhiata ai redditi medi dichiarati ai fini Irpef e ai fatturati di alcune tra le principali categorie – tratti dai rispettivi bilanci consuntivi 2009 e 2010 in base a redditi e fatturati dichiarati per il 2008 e 2009 – mostra cali evidenti.

Il reddito medio dichiarato degli avvocati è calato del 3% in un solo anno. Inoltre, i dati provvisori sui redditi 2010, che la Cassa forense ha diffuso venerdì scorso al Congresso dell'Oua (si veda Il Sole 24 Ore del 26 novembre) confermano il trend in discesa: imponibile 2010 a 47.822 euro (rispetto ai 48.805 euro dell'anno prima) e volume d'affari Iva a 72.186 euro (da 74.544 euro del 2009).

Livello analogo (-3,5%) per quello dei dottori commercialisti. Tengono i ragionieri: la spiegazione è per lo più legata al fatto che la Cassa non ha praticamente nuovi ingressi, in quanto la professione è per i giovani quella del dottore commercialista, e che i professionisti più "maturi" hanno tendenzialmente una maggiore capacità di tenuta del reddito.

Mentre il crollo si verifica per architetti (-9,7%) e ingegneri (-7,5%): alla frenata busca del mattone e del mercato edilizio privato si aggiunge anche la crisi delle opere pubbliche. Si lavora meno ed è molto faticoso farsi pagare. Sul versante del valore annuo del volume d'affari, quello prodotto dall'Adepp, nel 2009, è pari a circa il 3% del Pil italiano nel 2009 (il fatturato delle prime cinque società per fatturato, operanti in Italia, si colloca in un range compreso tra il 2 e l'8% del Pil 2009).

Uno sguardo, infine, alla "popolazione" delle Casse. Il totale dei contribuenti è di poco sotto ai 2 milioni, con un aumento, nel 2010, dell'1,46%, un cospicuo incremento dei pensionati che proseguono nella contribuzione (+4,11%) e una discreta crescita degli iscritti attivi (+1,39 per cento).
 

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