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Per i minimi la nuova imposta del 15%

Aliquota unica al 15 per cento. Soglie di ricavi massimi differenziate per le diverse categorie di attività, in un range che va da 25mila a 55mila euro. Coefficienti di redditività graduati in modo diverso per ogni categoria. Sono queste le direttrici su cui si muoverà il nuovo regime forfettario riservato alle mini-imprese, e destinato a spazzare via i vari regimi semplificati oggi esistenti, compreso quello dei minimi che oggi pagano l’aliquota del 5 per cento.
Una vera e propria rivoluzione con cui il Governo si appresta ad attuare la delega sulla riforma dei regimi fiscali. Come già anticipato dal Sole 24 Ore, i regimi saranno tre. Oltre a quello forfettario in cui si ritroveranno i piccoli imprenditori fino a un tetto massimo di 55mila euro di ricavi, la riforma all’esame di via XX Settembre prevede il regime ordinario e un regime semplificato che si muoverà secondo un principio inedito per il nostro sistema fiscale, cioè quello di pagare le imposte soltanto sui corrispettivi realmente incassati.
Minimi a quota 700mila
Nelle dichiarazioni dei redditi presentate lo scorso anno, i contribuenti che avevano aderito al regime dei minimi erano 442mila. I dati di Unico 2013, però, si riferiscono all’anno d’imposta 2012, mentre negli ultimi due anni molti dei giovani che hanno aperto una partita Iva hanno scelto fin da subito di entrare tra i minimi. Proprio partendo dai dati dell’Osservatorio sulle partite Iva, si può ipotizzare che alla fine di quest’anno i contribuenti abbonati all’aliquota del 5% saranno circa 700mila. Per lo più giovani alla prima attività, professionisti, autonomi ed ex dipendenti che sono rimasti senza lavoro e si sono inventati un altro mestiere.
Per ora è impossibile sapere quante persone sono uscite dal regime nel 2013 e nel 2014, ma non dovrebbe trattarsi di grandi numeri, visto che la permanenza minima è di cinque anni e la crisi economica non ha certo facilitato la crescita del giro d’affari delle nuove attività. Il regime dei minimi, infatti, oggi è riservato a chi guadagna fino a 30mila euro all’anno, ha investito meno di 15mila euro e non ha svolto altre attività d’impresa con partita Iva nei tre anni precedenti.
Ricavi a soglie variabili
L’introduzione delle soglie di reddito variabili inciderà sul numero dei contribuenti che potranno rientrare nel nuovo regime con l’aliquota al 15 per cento. L’anno scorso, ad esempio, quasi metà delle nuove partite Iva che hanno aderito ai minimi svolgevano attività professionali, commerciali e di riparazione di auto e moto. Ora in ossequio la principio indicato dalla delega la soglia dei ricavi sarà parametrata all’attività svolta secondo la codificazione Ateco e, invece di una soglia fissa valida indistintamente per tutti i contribuenti, i limiti di ricavi dovrannno tener conto di specifici coefficienti di redditività. Al risultato ottenuto il contribuente nel nuovo regime agevolato applicherà l’imposta sostitutiva del 15 per cento.
La novità maggiore del nuovo regime, comunque, sarà l’aumento dell’aliquota. Una moltiplicazione per tre che, di fatto, avvicinerà il prelievo al 20% dei “vecchi minimi”, cioè il sistema rimasto in vigore fino al 2011, prima che l’allora ministro Giulio Tremonti introducesse la formula al 5% e una serie di regole d’accesso molto più severe. Senza dimenticare che il regime dei minimi oggi assicura anche altri vantaggi, che saranno comunque garantiti e ampliati anche ai futuri “forfettizzati” e che renderanno maggiormente appetibile anche l’aumento del prelievo dal 5 al 15 per cento. In sostanza, come per i minimi, aderendo al nuovo regime si potrà dire addio all’Irap e all’Iva, mandando in archivio scritture contabili, fatture, acquisti e corrispettivi.
Al momento non si sa ancora quando la nuova aliquota entrerà in vigore. In teoria si potrebbe partire già dal 1° gennaio 2015, se Governo e Parlamento fossero molto rapidi a emanare ed esaminare il decreto delegato. Ma i tempi sembrano oggettivamente stretti, a maggior ragione mentre incombono la legge di stabilità e la sessione di bilancio.
Per le aziende arriva l’Iri
L’altra grande novità in arrivo, caldeggiata dallo stesso premier Matteo Renzi, è l’Imposta sul reddito imprenditoriale (Iri). In sostanza, come ha sottolineato il presidente del Consiglio, anche un artigiano o un commerciante che ha una ditta individuale o una società di persone dovrà avere la possibilità di pagare le imposte separando il proprio reddito personale da quello dell’azienda, come fanno oggi gli azionisti di una Spa. Sul reddito dell’impresa non distribuito ai soci (e anche su quelli prodotti in forma associata) il contribuente pagherà un’aliquota proporzionale allineata a quella dell’Ires, pari al 27,5 per cento. Mentre le somme prodotte dall’azienda e prelevate dall’imprenditore confluiranno nel suo reddito complessivo personale insieme ai redditi di origine diversa (ad esempio, una locazione o una pensione) e saranno tassate con l’Irpef ad aliquota marginale.
Il costo dell’operazione per le casse dello Stato, pari a circa 2 miliardi di euro, richiede ora una scelta politica. Bisogna decidere, infatti, se far entrare in vigore l’Iri già dall’anno d’imposta 2015 oppure se rinviarne il debutto al 2016. E la scelta potrebbe essere legata anche alle tempistiche del riordino dei regimi fiscali.

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