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Per i giovani la professione è una corsa a ostacoli

Professioni intellettuali sempre meno a misura di giovani. Da un lato, cala l’attrattività di mestieri come quello del commercialista o dell’avvocato, con una riduzione continua nel tempo del numero dei praticanti. Dall’altro, per i giovani che invece hanno ottenuto l’abilitazione e svolgono la professione, la situazione è tutt’altro che positiva: si registrano infatti notevoli differenze di reddito e maggiori difficoltà a emergere per i più giovani. Il tutto in un contesto altamente competitivo, visto che comunque il numero di liberi professionisti in Italia rimane molto elevato ed è in crescita da 30 anni. Dall’analisi dei rapporti sulle statistiche relative alle professioni di commercialista, avvocato, notaio e consulente del lavoro, le cosiddette professioni intellettuali, emerge un quadro complicato per le nuove generazioni di professionisti, che sta portando a un costante invecchiamento della popolazione degli iscritti agli ordini.

Commercialisti. Questo aspetto è lampante se si guardano i dati degli iscritti al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec). Secondo quanto si legge nel rapporto redatto dal Consiglio alla fine del 2020 (il prossimo report sarà presentato in autunno), ad oggi il 14,2% degli iscritti ha meno di quarant’anni, mentre nel 2009 la quota raggiungeva il 29,9%. I praticanti al 1° gennaio 2020 erano 12.406, in calo di 1.345 unità rispetto al 1° gennaio 2019. Per ogni tirocinante, quindi, ci sono 10 iscritti all’albo. Questo trend si inserisce nel progressivo rallentamento del tasso di crescita dei nuovi commercialisti attivi. Nell’ultimo anno, sono aumentati di 136 unità (+ 0,1%) e per la prima volta sono diminuiti gli iscritti alla sezione A (- 0,1%). Tra il 2018 e il 2019, la crescita era stata dello 0,3%, mentre dal 2017 al 2018 dello 0,4%.

Il calo di attrattività della professione non ha impedito comunque un aumento degli iscritti negli ultimi 10 anni: ora sono 118.775, mentre nel 2008 erano 107.499. La crescita è stata, quindi, del 10,5%, un dato che mette ancora più in risalto la crescente disaffezione dei giovani alla professione: infatti, tendenzialmente, i nuovi iscritti sono under 40 e nonostante la crescita del 10,5% la quota di iscritti con meno di 40 anni si è dimezzata.

Per quanto riguarda i guadagni della categoria, il reddito medio professionale del 2019 è cresciuto del 2,6% rispetto al 2018, arrivando a quota 60.962 euro. Secondo i numeri presenti nel report della Cassa dottori commercialisti, se il reddito nominale è cresciuto dell’1,9% dal 2008 al 2019, quello reale è invece diminuito del 10,8%, passando da 66.202 euro a 59.072.

Avvocati. Anche la crescita degli iscritti all’albo degli avvocati è stata continua nel tempo e ha avuto altissimi picchi negli anni passati per poi essere molto ridimensionata negli ultimi tempi. Nel 1998 gli avvocati erano meno di 100.000 in Italia, oggi sono 245.478 (il dato è inserito nel report di Cassa forense relativo al 2020, ma secondo i numeri illustrati dal Cnf questa estate il numero di iscritti dovrebbe aver superato le 250.000 unità). Tra il 1995 e il 2001, la percentuale di crescita degli iscritti è stata rispettivamente dell’11,6%, del 4,6%, dell’8,5%, del 5,8%, del 10%, dell’8,7% e dell’8,2%. Fino al 2010, il tasso di crescita non è mai stato inferiore al 4% e in 15 anni si è passati ad avere 216.728 legali contro gli 83.090 del 1995. Successivamente, il tasso si è decisamente abbassato: il valore più alto è stato il 2,3% del 2011 e del 2012 e dal 2017 è sempre inferiore all’1%. Questo sia per l’aumento del numero degli iscritti che matematicamente diminuisce il rapporto con i nuovi ingressi ma anche per la modifica dell’esame forense, reso più selettivo.

Analizzando la categoria dal punto di vista reddituale emergono notevoli differenze di genere, di età e territoriali. Il reddito medio della categoria, a livello generale, è di 40.180 euro. Se si prendono a riferimento solo gli avvocati uomini, la cifra sale a 54.496 euro, mentre per le donne si arriva a 25.073. In pratica, il reddito degli uomini vale il 135,6% di quello medio mentre quello delle donne il 62,4%. Considerando le fasce d’età, la media reddituale non si supera prima dei 50 anni: la fascia 45-49, infatti, produce un reddito medio di 38.853. Ancor più critica la situazione dei 56.000 avvocati under 40: per loro, si parla di un guadagno di 23.223 euro all’anno.

Differenza molto marcata, come detto, anche sotto l’aspetto territoriale: al nord si registra un reddito medio di 57.600 euro, al centro di 44.245 e al sud e nelle isole di 24.125. La regione messa meglio è la Lombardia con 70.154 euro medi, quella messa peggio la Calabria con 24.125.

Consulenti del lavoro. Rispetto ad avvocati e commercialisti, sono meno i dati a disposizione per i consulenti del lavoro. Entro la fine dell’anno, dovrebbe essere pubblicato un nuovo report con la situazione degli iscritti. Intanto, si può fare riferimento ai numeri contenuti nel bilancio consultivo dell’Enpacl, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei consulenti del lavoro. Al 2020, gli iscritti alla Cassa erano 25.240, in calo rispetto al 2018 quando erano 25.469. I pensionati, invece, sono in aumento, dato che nel 2018 erano 10.356 mentre nel 2020 erano 11.098. Quasi paritaria la percentuale di genere, con gli uomini che sono il 53% del totale (13.449) e le donne il 47% (11.791). Dall’analisi dei numeri emerge un crescente numero di donne, inoltre, più si abbassa la fascia d’età di riferimento: sotto i 40 anni, sono più donne che uomini gli iscritti all’albo dei consulenti del lavoro (tra 20 e 29 anni abbiamo 123 donne e 59 uomini; tra 30 e 39 anni 1.848 donne e 1.738 uomini mentre tra i 40 e i 49 4.034 uomini e 3.938 donne). A livello territoriale, invece, si vede come le donne siano meno degli uomini solo al sud (3.849 contro 5.743), mentre superino la componente maschile sia al centro (3.504 donne contro 3.490 uomini) che al nord (4.438 donne contro 4.216 uomini).

Notai. Ancor di meno, infine, i dati relativi ai notai. Sul sito di categoria è presente però una scheda con alcuni elementi riassuntivi. Per prima cosa, viene ricordato come la sede di esercizio dei notai per ciascun distretto venga determinata dal Ministero della giustizia ogni sette anni attraverso l’aggiornamento di una tabella ministeriale «elaborata sulla base del numero degli abitanti, della quantità e qualità degli affari, dell’estensione e delle caratteristiche del territorio e della sua mobilità». I dati aggiornati al 1° novembre 2020 parlano di 5.130 notai, di cui 3.222 uomini e 1.908 donne. Troviamo 41 notai under 30, 1.064 tra i 31 e i 40 anni, 2.013 tra i 41 e i 55, 1.185 tra i 56 e i 65 e 827 con più di 65 anni. Le sedi notarili assegnate al 1° novembre 2020 sono l’82,5% del totale: ne devono essere assegnate ancora 1.091 (17,5%) per un totale di 6.221 sedi.

Professionisti, pa e Reclutamento. A livello di numero di iscritti, quindi, la situazione è differente tra le quattro professioni analizzate. Commercialisti e avvocati sono in continua crescita, mentre per i notai mancano ancora delle sedi da assegnare e i numeri sono molto più contenuti. I consulenti del lavoro rimangono invece abbastanza stabili. Le prime due professioni intellettuali in termini di numeri (più di 350.000 professionisti in Italia sono avvocati e commercialisti) si trovano con numeri molto più elevati di 15-20 anni fa. Una possibile alternativa potrebbe essere fornita dalle nuove assunzioni previste dalla pubblica amministrazione. Il decreto Reclutamento, infatti, ha portato in dote una serie di accordi tra la funzione pubblica e le rappresentanze professionali (dal Comitato unitario delle professioni alla Rete delle professioni tecniche passando per il Consiglio nazionale dei commercialisti e Assoprofessioni) finalizzati a migliorare il processo di selezione dei bandi che saranno attivati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questo modo, un buon numero di professionisti potrebbe entrare nelle file della pubblica amministrazione, in particolare quelli delle nuove generazioni con redditi ancora non elevati, andando così ad abbassare il numero di iscritti agli albi. Probabilmente, tuttavia, anche le percentuali di giovani tra questi.

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