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Per i debiti Pa altri 20-25 miliardi

Garanzia dello Stato sui crediti ceduti alle banche con possibile intervento della Cassa depositi e prestiti: è il meccanismo con il quale si punta a liberare una nuova tranche di debiti della Pa per circa 20-25 miliardi nella prima parte del 2014. Lo prevede un emendamento al decreto Iva-lavoro approvato ieri al Senato.

La garanzia si applicherà ai debiti di parte corrente delle Pa – ad esempio le spese della sanità, ma non gli investimenti – che figureranno negli elenchi che le amministrazioni sono tenute a comunicare entro il 15 settembre prossimo sulla piattaforma del Tesoro (la sola comunicazione, in base al decreto 35 sblocca pagamenti, equivale a certificazione del credito). Le imprese e i professionisti possono cedere «il credito ad una banca o a un intermediario finanziario» (anche sulla base di apposite convenzioni quadro) che non potranno richiedere sconti superiori al 2% dell’ammontare del credito. I creditori sarebbero dunque saldati e a loro subentrerebbe automaticamente la banca o l’intermediario. A cessione avvenuta, la Pa debitrice, supponiamo ente locale o Asl, può richiedere la ristrutturazione del debito con piano di ammortamento, comprensivo di quota capitale e quota interessi, di durata massima di 5 anni, rilasciando delegazione di pagamento o altra garanzia sulle entrate di bilancio. Non solo. «L’amministrazione debitrice può contrattare con una banca o un intermediario finanziario la ristrutturazione del debito, a condizioni più vantaggiose, previo contestuale rimborso del primo cessionario». La Cassa depositi e prestiti non è direttamente citata nell’emendamento – a firma dei senatori Pd Giorgio Santini e Giancarlo Sangalli – ma il suo ruolo si può leggere nel coinvolgimento di «intermediari finanziari». L’emendamento sembra addirittura andare al di là dello schema che in diverse occasioni aveva delineato il presidente di Cdp, Franco Bassanini, configurando (almeno da un’interpretazione letterale del testo) che le imprese possano cedere direttamente alla Cassa il credito al tasso massimo del 2%. Bassanini in passato aveva invece spiegato che un eventuale intervento Cdp si sarebbe potuto concretizzare in seconda battuta, assumendo il “rischio banca” e non direttamente il “rischio impresa”.

Quanto allo Stato, dovrebbe mettere sul piatto solo le risorse necessarie a coprire l’eventuale escussione della garanzia. A questo scopo verrà creato un Fondo per la copertura degli oneri, per il quale sarà necessario emanare un decreto attuativo entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del Dl. Nei casi di escussione, oltretutto, è comunque prevista la possibilità della rivalsa da parte dello Stato, trattenendo le somme «a qualsiasi titolo» dovute alle Pa debitrici. Il viceministro all’Economia Stefano Fassina parla di «decine di miliardi di risorse che possono essere sbloccate». Santini a sua volta ricorda le valutazioni dell’Economia secondo cui i 90 miliardi di stock citati da Banca d’Italia potrebbero essere sovrastimati. Di qui, la possibilità che «tutti i debiti della Pa nei confronti delle imprese possano essere pagati entro i primi mesi del 2014. Stimiamo che il meccanismo potrà mobilitare 20-25 miliardi aggiuntivi rispetto ai circa 40 miliardi stanziati dal decreto 35».

L’emendamento rappresenta un passo avanti rispetto al concetto di garanzia statale che pure era stato introdotto con il Dl 35. Presenta tuttavia alcuni aspetti di possibile complicazione. Il tetto agli interessi fissato al 2% potrebbe rischiare di essere interpretato come un elemento dirigistico dalle banche, rendendo per quest’ultime le operazioni poco appetibili. Va anche detto che il testo non specifica se si punta a cessione pro soluto o pro solvendo, sebbene la garanzia statale faccia pensare che si tratti della prima. Dubbi però riguarderebbero anche l’efficacia della stessa garanzia, che verrà meno al momento della ristrutturazione del debito da parte della Pa interessata (anche in questo caso sembra ridursi l'”appeal” della misura nei confronti delle banche che assumono il rischio).

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