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Per i BTp è «ritorno al passato»

di Morya Longo e Beda Romano

La domanda ha raggiunto i 7,8 miliardi, contro i 5 offerti dal ministero dell'Economia: un divario che non si vedeva dall'aprile dell'anno scorso. Il rendimento è sceso al 2,76% dal 3,41% registrato un mese fa: livello minimo dall'ottobre 2010. I BTp triennali, collocati ieri mattina in asta, l'hanno dimostrato ancora una volta: lo Stato italiano nel 2012 riesce a raccogliere finanziamenti sui mercati con facilità e pagando tassi d'interesse più contenuti rispetto a quelli di fine 2011.
Se l'anno scorso la domanda era risicata e gli investitori chiedevano rendimenti sempre più elevati per comprare BTp, quest'anno accade l'esatto opposto: i titoli di Stato italiani attirano domanda robusta a tassi sempre più contenuti. Lo dimostrano le aste, cioè il collocamento di nuovi BTp o BoT: ieri ha attirato un buon interesse anche il BTp con la durata atipica di 7 anni. Lo ribadisce il continuo ridimensionamento dello spread tra BTp e Bund, calato ieri a 290 punti base per la prima volta da agosto. Lo conferma l'andamento della Borsa di Milano (+0,31%) in una giornata non positiva per tutti i listini: Londra -0,18%, Parigi +0,40%, Francoforte +1,19%, Wall Street -0,12%.
Torna l'interesse sui BTp
Il ministero dell'Economia ieri ha emesso BTp triennali nuovi per 5 miliardi e poi ha aumentato l'importo a un "vecchio" BTp che scade nel 2019. I primi hanno registrato, come detto, un rendimento in netto calo rispetto all'ultima asta di febbraio e un'abbondante domanda. Il secondo idem: il rendimento si è attestato sul 4,30%, con una domanda quasi doppia rispetto all'offerta di un miliardo.
Ma sono altri dati che testimoniano l'appetito degli investitori. Uno: entrambi i titoli sono stati collocati in asta a prezzi leggermente superiori rispetto ai valori espressi in quel momento dal mercato grigio. Segno che la domanda è stata vera. Due: dopo l'asta gli acquisti sono proseguiti. Segno che l'asta non ha soddisfatto in pieno l'interesse degli investitori. Tre: le testimonianze degli operatori indicano che la domanda è stata vera, e non "fittiziamente" gonfiata dalle banche market maker: «Si sono visti ordini anche dall'estero», osserva un operatore.
Italia: fiducia e benefici
Tutto questo ha tre spiegazioni. La prima è legata all'abbondante liquidità (mille miliardi) iniettata dalla Bce sul sistema bancario tra fine dicembre e febbraio: questo denaro ha incentivato l'acquisto di BTp. Finanziandosi in Bce all'1% con una durata triennale, per le banche (soprattutto italiane) è infatti facile guadagnare comprando titoli di Stato che rendono di più: il BTp triennale emesso ieri, per esempio, regala alle banche che l'hanno acquistato con i soldi della Bce un guadagno facile facile di 1,76 punti percentuali. Questo ha favorito gli acquisti. Anche ieri.
La seconda spiegazione è legata alla crescente credibilità dell'Italia. Guadagnata non solo con le impopolari manovre e la riforma delle pensioni. Ma anche con il rispetto, per quanto possibile calcolare ora, degli impegni. Questo la differenzia dalla Spagna: l'Italia – stimano gli economisti – raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013, la Spagna ha invece sorpreso tutti con un deficit 2011 e 2012 superiore alle attese. Per questo i rendimenti dei BTp italiani sono scesi sotto quelli spagnoli: nonostante il super debito pubblico (al 120% del Pil contro il 72% spagnolo), l'Italia oggi ispira più fiducia.
Lo sblocco greco
La terza spiegazione è legata alla situazione greca. I paesi della zona euro hanno infatti approvato ieri definitivamente il nuovo piano di aiuti da 130 miliardi di euro. L'unico dubbio ormai riguarda l'ammontare del contributo del Fondo monetario internazionale. Novità su questo fronte ci saranno oggi, mentre già circola voce che il Paese in grave crisi finanziaria potrebbe avere bisogno di un terzo pacchetto di prestiti.
In un comunicato, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha spiegato che l'approvazione definitiva è giunta dopo che «tutte le necessarie procedure nazionali e parlamentari sono state finalizzate». I governi hanno dato l'autorizzazione al fondo di stabilità europeo Efsf di mettere a disposizione il primo pacchetto da 39,4 miliardi di euro, «che verrà versato in diverse tranches». Eppure vi sono già timori che il Paese possa avere bisogno in futuro di un nuovo pacchetto. Ma ieri, sui mercati, ha prevalso il sollievo per aver superato – anche solo temporaneamente – uno scoglio.

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