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Per i «bond-Italia» clima più favorevole

Il rischio-Italia, inteso come andamento di BTp e bond bancari, è potenzialmente favorito dalla vittoria di Angela Merkel e dalla formazione di una Grande coalizione tra Cdu/Csu e partito socialdemocratico. Questo perché trae beneficio diretto dalla conferma di una politica tedesca spiccatamente europeista ma al tempo stesso vigile sul rispetto degli impegni sulle riforme strutturali e sui paletti su deficit e debito anti-sforamento della spesa pubblica.
Il fatto che gli Eurobond e il fondo European Redemption Fund saranno riposti nel cassetto, dopo il voto pro-Merkel, non è grave se a sostituirli saranno project bond, più Bei, nuovi prestiti alle Pmi e alle infrastrutture, e rubinetti Bce ancora aperti a oltranza per le banche. Le buone intenzioni e le migliori aspettative da sole non basteranno: saranno i fatti a dover cementare una maggiore propensione al rischio nell’Eurozona a favore di BTp, spread BTp/Bund e banche italiane.
Affinché il rischio-Italia possa divenire più appetibile, Eurozona e Germania post-elezioni dovranno sfornare progressi tangibili e rapidi su numerosi fronti: più misure europee per la crescita extra-budget nazionali; decollo senza traumi per le linee di credito precauzionali dell’Esm (caso Irlanda) e nessun ripensamento sugli acquisti di titoli OMTs da parte della Bce; rinnovato sostegno finanziario esterno a Grecia e Portogallo senza perdita inflitta ai creditori pubblici e privati; implementazione di strumenti di finanziamento innovativi per allentare la stretta creditizia sulle Pmi; passi in avanti sull’unione bancaria e sul meccanismo di risoluzione comune per le crisi bancarie.
Crescita e aiuti
In assenza della scorciatoia degli Eurobond, il debito/Pil e il deficit/Pil italiano dovranno migliorare anche grazie all’aumento di aiuti esterni mirati alla crescita. Gli economisti di Unicredit prevedono sul fronte politico in Germania e nell’Eurozona maggiore attenzione alla decrescita e alle dinamiche occupazionali e migliori prospettive per project bond e Bei, fortemente caldeggiati dall’Spd e non invisi dalla Merkel. Per Gabriele Garzarelli di Goldman Sachs, una crescita europea stabilizzata e condizioni monetarie favorevoli dovrebbero portare a un’ulteriore compressione degli spread, con il BTp decennale preferito all’Oat francese. I nodi irrisolti di un secondo piano di salvataggio per il Portogallo e di un terzo per la Grecia dovranno essere sciolti riconoscendo ai due Paesi gli sforzi fatti finora nell’austerity e nelle riforme, senza infierire e senza imporre perdite ai privati o ai creditori pubblici. Il ritorno dell’haircut Psi (Private sector involvement) o il debutto dell’Ois (Official sector involvement) sarebbero dannosissimo per BTp e spread, a prescindere dal nuovo assetto politico tedesco.
La Bce
Il presidente Mario Draghi continuerà a godere del supporto, lontano dall’essere incondizionato, della Germania sulle politiche monetarie non convenzionali. Harvinder Sian, co-responsabile dell’ufficio studi di Rbs, prevede che il verdetto in arrivo della Corte costituzionale tedesca non bloccherà le OMTs ma semmai le subordinerà ancor più all’Esm, a sua volta vigilato dal Parlamento tedesco. Questo significa che la condizionalità legata ai nuovi aiuti – linee precauzionali e OMTs – non sarà leggera e questo renderà la richiesta di assistenza più impegnativa soprattutto per un’Italia paralizzata politicamente. Ciaran O’Hagan, strategist di Société Générale, sostiene che nel post-elezioni, un’Italia virtuosa sotto il profilo delle riforme strutturali e del rigore di bilancio troverà terreno fertile mentre un’Italia dilaniata dall’instabilità politica «correrà più rischi». In quanto alle speciali LTROs (prestiti alle banche per importi illimitati e durata pluriennale), il mercato è convinto che Draghi le rinnoverà (e questo favorirà anche le banche italiane), non solo per la frammentazione del credito alle Pmi ma in vista de nuovi stress test bancari.
Unione bancaria.
In prospettiva, il vero punto critico per il rischio-Italia dopo la vittoria di Angela Merkel potrebbe riguardare le banche e il futuro dei progetti europei sul sistema bancario. Anche dopo l’avvio di una Grande coalizione, in pochi sul mercato sono concordi nel prevedere un’accelerazione dell’istituzione del Meccanismo comune di risoluzione delle crisi bancarie, che dovrebbe avere i poteri e la libertà di assistere le banche in difficoltà. Per il Credit Suisse, il risultato delle elezioni non velocizzerà di certo i tempi di un compromesso necessario all’istituzione di un fondo europeo di risoluzione senza modifica del Trattato e sulla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm, due passaggi che in passato hanno irrigidito la cancelliera Merkel. Stephen Lewis, chief economist di Monument securities, ammoniva ieri: la mancanza di progressi sul fronte dell’Unione bancaria, e soprattutto di un meccanismo di intervento europeo per sostenere le banche patrimonialmente deboli, si scontrerà con la nuova revisione sulla qualità degli asset bancari (Asset Quality Review) da parte della Bce, che è la premessa per la vigilanza centralizzata a Francoforte. Le banche più gracili di medie e piccole dimensioni – e tra queste vengono menzionate le italiane per colpa dei crediti in sofferenza dovuti alla recessione – potrebbero uscirne con le ossa rotte. A danno del rischio-Italia.

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