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Per i beni ai soci un invio selettivo

In attesa che l’obbligo possa essere eliminato, entro il 30 ottobre va trasmessa la comunicazione dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento ai soci e ai loro familiari.
La delega fiscale (legge 23/2014) prevede all’articolo 12, lettera h), la «revisione, razionalizzazione e coordinamento della disciplina delle società di comodo e del regime dei beni assegnati ai soci o ai loro familiari». Ma la mancata attuazione di questo punto della legge lascia inalterato un adempimento che sotto alcuni aspetti si presenta superfluo.
Come si legge nel provvedimento 94902/2013 delle Entrate, la finalità della comunicazione è quella di controllare la corretta applicazione delle penalizzazioni reddituali, cioè di effettuare una sorta di «controllo incrociato» con i dati contenuti nella dichiarazione dei redditi, che non appare indispensabile, dato che difficilmente gli operatori si “contraddiranno” e che risulterà, in ogni caso, decisiva l’effettuazione dei controlli degli uffici dell’agenzia.
Se non è previsto il sostenimento, anche in parte, del corrispettivo da parte del socio o familiare, i dati non assumono particolare rilievo neanche ai fini dell’accertamento sintetico.
L’invio al fisco
La comunicazione deve essere effettuata infatti soltanto se sussiste una differenza tra il valore di mercato del diritto di godimento e il corrispettivo eventualmente pattuito: cioè se l’utilizzatore è tenuto ad assoggettare questa differenza a imposizione come reddito diverso e l’impresa concedente a non dedurre, in proporzione, i relativi costi.
La società di persone o la Srl che ha optato per il regime della trasparenza non deve, inoltre, trasmettere la comunicazione se il valore di mercato non è superiore alla somma del corrispettivo pattuito e del maggiore reddito attribuito al socio che utilizza il bene a causa dell’incremento della quota di costi indeducibili.
I soggetti e i beni
La comunicazione deve essere trasmessa, in via alternativa, dall’impresa concedente, dal socio o dal familiare dell’imprenditore. Sono escluse dall’obbligo le società semplici e quelle non residenti prive di stabile organizzazione in Italia. Sono, invece, inclusi tra i soggetti concedenti, se residenti, le società commerciali di persone e di capitali che svolgono attività agricola, l’imprenditore individuale e gli enti privati di tipo associativo limitatamente alla sfera commerciale.
I beneficiari del godimento dei beni possono essere, oltre ai soci della società e ai familiari dell’imprenditore: le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell’impresa; i soci di altra società appartenente allo stesso “gruppo”; i familiari dei soci; il fiduciante e il disponente (se la società fiduciaria e il trust sono soci della società concedente).
L’agenzia delle Entrate ha affermato, nella circolare 24/E del 2012, che sono esclusi da questa disciplina «i soggetti utilizzatori che per la loro natura non possono essere titolari di redditi diversi»: l’esclusione si estende, quindi, ai beni (ad esempio, l’ufficio, il negozio o il capannone) usati nell’ambito dell’attività di lavoro autonomo o di impresa del socio o del familiare.
I beni concessi in godimento sono, per l’imprenditore individuale, quelli indicati nell’inventario e per le società tutti quelli di cui hanno la disponibilità. Per le società di fatto assumono rilevanza i beni-merce e i beni strumentali, compresi quelli iscritti in pubblici registri a nome dei soci e usati esclusivamente come strumentali per l’esercizio dell’impresa.
La comunicazione non deve essere effettuata se i beni sono:
di valore non superiore a 3mila euro, al netto dell’Iva (se diversi dalle autovetture e altri veicoli, dagli immobili, dalle unità da diporto e dagli aeromobili);
concessi all’imprenditore individuale, al socio dipendente o lavoratore autonomo che assoggetta a imposizione il fringe benefit e, in ogni caso, agli amministratori;
alloggi concessi dalle società cooperative edilizie a proprietà indivisa ai propri soci;
compresi tra quelli per i quali è prevista l’integrale deducibilità dei costi (come gli autoveicoli a uso pubblico);
concessi in godimento da enti associativi a enti non commerciali soci che li usano solo per fini istituzionali.
La certificazione
L’Agenzia ha precisato, nella circolare 36/E del 2012, che il corrispettivo annuo e le condizioni contrattuali (inizio e durata del godimento del bene) devono risultare da una certificazione scritta di data certa antecedente alla data di inizio dell’uso del bene.
Il contribuente «può, comunque, diversamente dimostrare quali sono gli elementi essenziali dell’accordo»: si ritiene, quindi, che la prova possa avvenire anche tramite posta (non raccomandata), fax ed email.

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