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Per gli omessi versamenti fa fede il Cud

Il reato di omesso versamento delle ritenute comporta il rilascio delle certificazioni, con la conseguenza che l’accusa deve provare la consegna di tale documento ai lavoratori. A precisarlo è la Corte di cassazione sezione III penale con la sentenza 5736 depositata ieri, che conferma il recente orientamento assunto dai giudici di legittimità in merito al reato di omesso versamento delle ritenute.
Il delitto, previsto dall’articolo 10 bis del Dlgs 74/2000, punisce con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta, le ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti, per un ammontare superiore a 50mila euro per ciascun periodo. Normalmente le ritenute operate e non versate emergono dal modello 770 presentato dal contribuente e vengono scoperte successivamente dall’agenzia delle Entrate in seguito al controllo automatizzato delle dichiarazioni.
Per queste ragioni si verifica, spesso, che l’accusa si fondi solo ed esclusivamente sui dati “autodichiarati” dal contribuente nel modello 770, trasmessi dall’agenzia delle Entrate al Pm.
Nel caso oggetto della sentenza veniva ascoltato quale testimone il funzionario dell’Agenzia che aveva svolto la verifica, secondo cui dagli intercalari del modello 770 erano indicati i quadri Cud dei lavoratori, ma non risultava il versamento di tali importi.
I giudici di appello, però, non specificavano se vi fosse stata una effettivo riscontro comprovante l’avvenuto rilascio delle certificazioni.
Nonostante ciò l’imprenditore veniva condannato in entrambi i gradi di giudizio e pertanto ricorreva per cassazione. Evidenziava, tra l’altro, che il reato contestato si realizzava quando al mancato versamento delle ritenute si accompagna anche l’effettiva dichiarazione del datore di lavoro certificata nei cosiddetti Cud rilasciati ai percipienti.
Nel caso specifico la circostanza non era stata accertata in quanto la responsabilità dell’imputato era stata affermata limitandosi soltanto alla mera lettura del modello 770.
I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, dando appunto atto del nuovo orientamento emerso di recente in seno alla Suprema corte (sentenza 40526 depositata il 1° ottobre 2014). In base a tale orientamento, rispetto alle precedenti pronunce, è stato chiarito che la norma penale di cui all’articolo 10 bis trova applicazione quando il sostituto ha omesso il versamento della ritenuta che però ha certificato al sostituito.
La presentazione del modello 770 non può costituire indizio sufficiente o prova dell’avvenuto rilascio delle certificazioni perché il modello non contiene anche la dichiarazione della tempestiva consegna delle certificazioni.
In sostanza il reato non punisce l’omesso versamento delle ritenute risultanti dal modello 770, ma l’omesso versamento delle ritenute risultanti dalle certificazioni, circostanza questa che può essere provata anche mediante l’audizione dei sostituiti. Nella specie i giudici di merito avevano ascoltato il funzionario delle Entrate secondo cui, negli intercalari del modello 770, erano indicati i quadri Cud dei lavoratori, ma non risultava il versamento di tali importi. Non veniva però specificato se fosse stato riscontrato l’avvenuto rilascio delle certificazioni
Da qui l’accoglimento del ricorso dell’imputato e il rinvio alla Corte di appello per un nuovo esame della vicenda.

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