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Per gli istituti è il giorno della riforma

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo ha confermato ieri ai senatori del Pd: la riunione di governo convocata per oggi alle 13 si occuperà anche di un intervento sul mondo del credito. Dunque, le norme di riforma delle banche popolari verranno discusse contestualmente al decreto-legge «Investment compact». Non è detto, però, che assumano la veste dei due commi secchi che prevedano sic et simpliciter l’abrogazione dell’intero articolo 30 del Testo Unico bancario, quello che disciplina i soci delle banche popolari e che stabilisce il voto capitario (ogni socio ha un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute) il tetto dell’1 % per le partecipazioni dei singoli soci, il numero minimo di soci (200). Dubbi e perplessità sull’opportunità di procedere in modo tranchant in questo campo si sono levati tanto da parte dei diretti interessati ( le popolari, le bcc) quanto da parte del mondo politico. E a tarda sera i lavori erano ancora in corso a via XX settembre e a Palazzo Chigi, per dare una veste più articolata alla normativa .
Nel provvedimento è previsto anche l’obbligo di trasferibilità del conto corrente in 15 giorni, senza spese di portabilità per il cliente e con eventuale risarcimento proporzionale al ritardo.
Sul fatto che una riforma sia necessaria e resa urgente anche dalla velocità impressa dalla crisi alle trasformazioni del mondo bancario, peraltro, non ci sono dubbi. A più riprese, del resto, il Governatore Ignazio Visco aveva sollecitato un provvedimento: «La Banca d’Italia riconosce il modello cooperativo- aveva affermato ad esempio Visco all’assemblea annuale dell’Abi – ma non abbiamo mai fatto mistero della nostra convinzione che, per le banche popolari più grandi, quotate in Borsa, operanti a livello nazionale o internazionale, sarebbe opportuno un diverso assetto societario». E un analogo auspicio era venuto anche dal Fondo monetario internazionale nonché dalla Commissione europea. Per chiarire la portata del provvedimento di modifica il portavoce del premier Filippo Sensi ha poi rilanciato, ieri sera , via twitter, un’analisi di Reuters secondo la quale, cambiando la norma che assegna uguali diritti di voto agli azionisti delle banche del settore cooperativo in Italia il presidente del consiglio Renzi riuscirebbe ad accrescere la concorrenza e anche ad affrontare la questione del futuro della banca Monte dei Paschi, perchè togliere la norma «una testa un voto» , almeno per le popolari quotate in Borsa, potrebbe aprire la strada per una fusione tra Mps e una delle maggiori popolari, come Ubi.
Sennonché dal mondo politico, proprio ieri, è partito un fuoco di fila. Il più netto è stato il segretario della Lega Matteo Salvini, che si è detto «pronto a salire sulle barricate a difesa dei territori. Intanto, fermiamo questo tizio». Il Carroccio si è anche detto pronto a un esposto, sospettando una misura che favorisca il salvataggio di Mps.Il presidente di Assopopolari, Ettore Caselli, che è anche presidente della Bper, si è invece detto «perplesso» sulle ipotesi circolate e ha ricordato come l’associazione avesse nominato una Commissione composta da accademici di chiara fama, composta dal Presidente,Prof.Angelo Tantazzi, dal Prof. Piergaetano Marchetti e dal Prof.Alberto Quadrio Curzio«con il compito di elaborare un modello di banca popolare ancor più rispondente alle mutate esigenze del mercato».
Già lo scorso venerdì, peraltro, erano scattate le prime voci critiche, a partire dai sindacati del settore, preoccupati per possibili tagli del personale a seguito delle aggregazioni, ma anche nello stesso Pd: da Fioroni, preoccupato per sorti della finanza cattolica molto presente nel settore delle popolari, a Boccia. Ieri, il fronte si è allargato anche al centrodestra e in particolare a Forza Italia dove si sono espressi contro Renata Polverini, Anna Cinzia Bonfrisco e Maurizio Gasparri. Anche il segretario generale del sindacato Fiba Cisl si è pronunciato contro il ricorso al decreto, ricordando come le popolari siano le più generose verso le Pmi e attaccando «l’effetto annuncio» che ha permesso «enormi rialzi» sui mercati finanziari.

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