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Per gli investitori il 2015 sarà l’anno delle banche europee

Nonostante la rincorsa azionaria già notevole (+13,5% nel primo trimestre), le banche europee hanno ulteriori e importanti spazi di crescita. A esserne convinta è la maggioranza (56%) dei principali attori della finanza globale, intervistati nei giorni scorsi da Morgan Stanley in occasione dell’ultima conference londinese.
La banca americana ha chiamato a raccolta circa mille tra i Ceo dei maggiori gruppi bancari mondiali (tra cui diversi italiani) e gli investitori dei più grandi fondi azionari. Il dato significativo è che più di un operatore su due ritiene che l’Europa sarà l’area azionaria «di gran lunga preferita per i prossimi 12 mesi, rispetto a un 20% di chi ritiene che saranno gli Stati Uniti» al centro dell’attenzione, spiega Huw van Steenis, capo della ricerca bancaria europea di Morgan Stanley.
In questo contesto le banche faranno la parte del leone. «Il 40% degli intervistati ritiene che gli istituti europei sono destinati a sovraperformare nei prossimi 12 mesi, mentre circa un 13% del campione preferisce titoli assicurativi», aggiunge l’analista.
Le banche europee continuano a essere prezzate “a sconto” rispetto ai competitor americani a partire dal 2009, da quando cioè il diffondersi dei timori circa la solvibilità delle istituzioni finanziarie del Vecchio Continente, spinse gli investitori a riversarsi sui titoli finanziari a stelle e strisce. Oggi, l’indice Msci bancario Usa vale circa 1,1 volte il patrimonio delle banche sottostanti. In Europa, l’analogo indice vale 0,9 volte. Il “gap” potrebbe essere dunque colmato nei prossimi mesi? Molti investitori ritengono che il momento sia propizio. Ma c’è chi non manca di ricordare che le valutazioni potrebbero anche non raggiungere quelle americane. Colpa, è la tesi, del crescente pressing regolatorio sulla fronte della solidità patrimoniale, elemento che rischia di pesare sul versante della redditività. Secondo più della metà degli intervistati, le banche europee dovranno raccogliere almeno 20 miliardi di euro di denaro fresco già a partire da quest’anno per varare una nuova ondata di aumenti di capitale. È vero che il Quantitative easing sta facendo il suo dovere, abbassando il costo del funding, ma è anche vero che per vedere una ripresa vera dei prestiti occorrerà ancora aspettare.
E le banche italiane? I titoli italiani risultano tra i più scontati in Europa. Nonostante il rally del settore nel primo trimestre (+30%), diversi titoli sono ampiamente sotto la media europea. Banco Popolare, ad esempio, vale 0,63 volte il valore del suo patrimonio netto, Ubi lo 0,66, il CreVal lo 0,7, fino ad arrivare allo 0,77 di Bper e Popolare Sondrio. Vicino alla parità (0,9x) è invece Banca Popolare di Milano, il cui titolo negli ultimi 90 giorni si è apprezzato del 65%, distinguendosi come il migliore di Piazza Affari.

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