Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Per gli avvocati il ritorno della tariffa

I parametri virano sempre più nella direzione delle vecchie tariffe, mentre le società chiudono senz’appello le porte ai soci di capitale.
La riforma dell’ordinamento forense, votata mercoledì in prima lettura dalla Camera (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), riporta per molti versi le lancette della professione legale a prima degli interventi “liberalizzatori” di riordino introdotti dal governo Monti.
Il testo licenziato dal primo ramo del Parlamento asseconda infatti molte delle aspettative degli avvocati – presenza peraltro percentualmente forte nel legislativo – neutralizzando gli effetti più contestati della liberalizzazione. Lo si avverte soprattutto nella disciplina del compenso professionale (articolo 13 dell’Ac 3900-A), dove la formale libertà di pattuizione degli importi della parcella trova molti correttivi e poche penalità.
Sparisce innanzitutto ogni riferimento all’obbligatorietà del preventivo, rimettendosi alla prassi della forma scritta al conferimento dell’incarico, ma senza alcuna sanzione nè valutazione negativa – per il professionista – nel caso ciò non sia avvenuto. Perchè in ogni caso se non c’è mai stata, o non c’è più, un’intesa con il cliente sul “quantum”, si passa direttamente alla determinazione attraverso i parametri. I parametri, che nel linguaggio liberalizzatore hanno sostituito le vecchie tariffe, in realtà tornano a somigliare molto al progenitore, considerato che vengono «indicati» a cadenza biennale dal decreto ministeriale «su proposta del Consiglio nazionale forense». Di fatto, pur sotto il cappello della «libera pattuizione», si ritorna a una situazione non molto distante dal regime tariffario.
Maggiori garanzie per il pagamento delle parcelle emergono anche negli accordi stragiudiziali e/o arbitrali. I compensi di tutti i legali coinvolti nella controversia “disinnescata” senza approdo in tribunale diventano di regola un’obbligazione solidale per tutti i contendenti: quindi se qualcuno non paga la parcella, c’è il rischio di doversi fare carico anche degli onorari dell’avvocato di controparte, oltre a quelli del proprio difensore.
E a maglie molto strette parte anche l’iter legislativo per la regolamentazione delle società tra avvocati. Entro sei mesi dalla (futura) entrata in vigore della legge di riordino della professione, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo con paletti molto ben tracciati. Soci dello studio in forma aggregata potranno essere solo avvocati iscritti all’Albo, escludendo di fatto l’apporto di soli capitali in qualsiasi percentuale.
Ai legali non sarà consentito far parte di più di una società/cooperativa, aggregazioni che dovranno essere denominate obbligatoriamente «società tra avvocati» e che non potranno essere in nessun caso assimilate all’attività di impresa: una differenziazione, questa, che escluderà l’applicazione agli studi delle norme sul fallimento e anche quelle sulle procedure concorsuali (eccezion fatta per la crisi da sovraindebitamento).
Pur nelle nuove forme, resta intatto il pilastro civilistico della «personalità» della prestazione professionale, che dovrà rimanere nel perimetro di figure professionali (avvocati) «in possesso dei requisiti necessari» per lo svolgimento dell’incarico specifico.
Tra i paletti della delega anche la soluzione del dilemma sull’imputabilità del reddito prodotto dalla società di avvocati, che rimane «lavoro autonomo anche ai fini previdenziali», una clausola di sicurezza per la tenuta dei conti, quanto meno in prospettiva, della Cassa forense.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa