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Per gli avvocati d’affari l’Italia si avvia verso il dopo-crisi

La ripresa inzia a registrarsi, e gli avvocati se ne sono accorti da tempo, forse prima di tutti gli altri. Gli ultimi dati Istat sembrano confermare che l’Italia sia fuori dalla recessione e dalla deflazione. Ma dal punto di vista di un avvocato d’affari questi segnali si possono cogliere in anticipo, grazie a una visione a trecentosessanta gradi dei diversi settori di business.

A contribuire ai primi risultati positivi dopo la lunga crisi ci sono fattori diversi e complementari. Dall’esterno aiutano sicuramente il prezzo basso del petrolio, l’euro debole e il quantitative easing di Mario Draghi. Ma dalle law firm ammettono che questa volta le ragioni dell’ottimismo partono anche dall’Italia.

«Già alla ripresa dell’attività nel settembre 2014 abbiamo riscontrato una notevole vivacità del mondo imprenditoriale e finanziario, in sensibile discontinuità con la cupezza e il pessimismo che avevano caratterizzato gli anni precedenti, e questo trend si è ulteriormente rafforzato nel corso del 2015». A dirlo è Roberto Cappelli, name partner dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners che sottolinea come il punto di vista dell’avvocato d’affari, per definizione impegnato su operazioni straordinarie, «consenta di registrare più l’elemento psicologico dei player del settore (imprenditori, investitori, banche d’affari), ossia la loro propensione a prendere in considerazione operazioni di crescita e di sviluppo, che un vero e proprio rafforzamento dell’economia: le due circostanze, ovviamente, sono in genere interdipendenti, ma spesso sono temporalmente sfalsate».

Da Hogan Lovells hanno registrato, già a partire dalla seconda metà del 2014 un’inversione di tendenza in alcuni settori e practice.

Sono in ripresa infatti le operazioni di M&A nei settori: consumer (inclusi i beni di lusso e il settore della moda), energia, nuove tecnologie e telecomunicazioni e non ultimo nel settore Life Sciences. «Uno dei settori più dinamici e nel quale registriamo un’accelerazione nel numero di deal chiusi e di assistenze prestate è sicuramente il settore Real Estate», dice la managing partner dello studio di Roma, Fulvia Astolfi, «il che conferma un ritorno della fiducia da parte di investitori italiani e internazionali verso il nostro mercato. Oltre alle operazioni straordinarie, aumenta in generale la richiesta di assistenza in tutti i settori fortemente regolamentati e in generale i clienti richiedono una consulenza legale che assicuri il rispetto di modelli comportamentali e di procedure chiare e trasparenti nell’ambito dell’attività aziendale che consenta di ridurre i rischi di impresa e di avere un maggiore controllo sul management e sull’attività aziendale nella prospettiva di attuare dei compliance plans». Aumentano anche le richieste di assistenza in materia fiscale, sia negli aspetti quotidiani sia per quelli di contenzioso fiscale e nella fiscalità internazionale. Infine alcuni strumenti quali i mini-bonds e le cambiali finanziarie hanno dato un uovo impulso nel settore Finance.

Più cauto Gianmatteo Nunziante, socio fondatore dello studio Nunziante Magrone.

Secondo l’avvocato è ancora presto, forse, per parlare di vera e propria ripresa: «certamente c’è nuova fiducia che si traduce in un maggior attivismo inbound e outbound». Per il professionista, a riprendere è l’interesse degli investitori stranieri per l’Italia: «interesse non più meramente opportunistico, come si era per lo più visto durante i peggiori momenti della crisi, quando gli investitori erano alla ricerca essenzialmente di occasioni e guardavano con atteggiamento rapace a realtà in stato di (quasi)decozione per massimizzare il ritorno a breve. Riprende – o meglio, si intensifica – anche l’attivismo delle nostre imprese all’estero, spinte dall’effetto – ancora – trainante del Made in Italy. Acquisizioni, ma non solo: accordi di licenza e Joint-Ventures, ad esempio, sono strumenti di cooperazione cui le nostre imprese fanno sempre più ricorso per affacciarsi su nuovi mercati e mettere alle spalle la crisi».

Che nei primi mesi del 2015 l’economia italiana ha registrato un trend positivo di ripresa i cui effetti hanno avuto un impatto benefico anche sul settore legal è ormai un dato di fatto, essenziale però è anche capire da dove viene questa ripresa.

Si tratta di una combinazione di vari aspetti secondo il socio del dipartimento corporate M&A di Clifford Chance, Umberto Penco Salvi, che aggiunge come per quanto riguarda l’Italia, una maggiore stabilità politica e l’abilità mostrata dal governo di attuare alcune importanti riforme, vedi Jobs Act, abbia senz’altro creato un clima di maggior fiducia: «da un lato i nostri imprenditori stanno riprendendo a guardare al futuro in chiave strategica e non più solo difensiva. Dall’altro lato gli investitori stranieri dimostrano di riconoscere una maggior credibilità e stabilità economica al nostro Paese e paiono quindi più propensi ad investire».

Ma questo non è solo l’effetto della ripresa economica ma è il risultato di una serie di fattori tra cui uno importante per Penco Salvi è il fatto che Cina e Stati Uniti mostrano un grande interesse per le target italiane: «i gioielli dell’imprenditoria italiana costano relativamente poco, dopo 5 anni di crisi e i valori sono ulteriormente al ribasso per effetto del deprezzamento dell’Euro. Si cerca l’eccellenza tecnologica, il design, il brand ovvero una piattaforma di business da sviluppare. Il fatto positivo è che, almeno in apparenza, l’investitore si pone su una logica di medio-lungo periodo. Un tempo l’investitore cercava di ottenere la licenza di un brand o di un brevetto, adesso compra direttamente la società con dentro tutto. Così ha la certezza di poter vendere nei propri mercati, sfruttando le sue reti distributivi, con la stabilità necessaria senza il rischio che la licenza venga meno e senza dover render conto al titolare o subire eventuali imitazione allo sfruttamento. Insomma, l’Italia attrae sempre di più investimenti: un esempio tra i deal più significativi, in cui siamo coinvolti, è l’investimento in Pirelli da parte di ChemChina», conclude l’esperto di M&A.

Secondo Alessandro Corno, partner di Jones Day, le misure di politica monetaria attuate a livello europeo combinate con il pacchetto di interventi attuato dal governo italiano «hanno contribuito ad incrementare la liquidità disponibile, riducendo il costo del denaro e favorendo così una ripresa dei consumi ed un riavvio degli investimenti». Tra i settori maggiormente interessati dalla ripresa economica, l’avvocato annovera il real estate, il debt capital markets ed il fund formation con particolare riguardo ai private debt funds. «La riduzione del cost of funding è sicuramente tra i fattori che hanno contribuito ad un ripresa del real estate in Italia, incluse anche le operazioni di real estate finance – continua Corno – La ripresa delle operazioni di debt capital markets è supportata dal programma di quantitative easing avviato dalla Banca Centrale Europea nei primi mesi del 2015. L’acquisto diretto da parte della Banca Centrale Europea di titoli generalmente in pancia a grossi investitori istituzionali ha comportato un ripresa dei deals di debt capital markets come l’emissione di asset backed securities nel contesto di operazioni di cartolarizzazione. Infine la nascita dei fondi alternativi di debito è frutto del pacchetto di norme in tema di shadow banking che consentendo ai fondi alternativi di debito di erogare finanziamenti nei confronti di soggetti diversi dalle persone fisiche e dalle microimprese ha affiancato alla banche una nuova tipologia di lender qualificato con interessanti possibilità di sinergie con le banche anche alla luce dei sempre più stringenti requisiti di vigilanza prudenziale a cui sono sottoposte le banche italiane».

Il miglioramento è dovuto sia a fattori esogeni che interni secondo Andrea Accornero, socio responsabile del dipartimento corporate dello studio legale Simmons & Simmons che spiega come il basso prezzo del petrolio, unito all’indebolimento dell’euro, abbia un effetto benefico generale sull’economia del nostro paese. «Gli interventi di Draghi non sono poi passati inosservati», continua Accornero. «A ciò si è aggiunto un primo ministro che all’estero è considerato l’uomo che può cambiare – in meglio – l’Italia. Tutti questi fattori insieme hanno mutato la percezione internazionale dell’Italia che viene ora considerata uno degli Stati in cui investire».

Segnali positivi si avvertono nell’occupazione e, seppur più flebilmente anche nei consumi, probabilmente secondo Roberto Cappelli alcuni provvedimenti del governo non sono estranei a questi risultati, ma ragionevolmente per poter misurare la reale efficacia delle iniziative del governo sarà necessario attendere più tempo. Tuttavia, a suo parere «il ruolo del Governo è stato estremamente rilevante nel determinare le condizioni della ripresa più che per gli effetti dei singoli provvedimenti adottati, per la sensazione di attivismo e di effettiva realizzazione di riforme che ha saputo trasmettere. Comunque la si possa pensare riguardo al merito dei provvedimenti, non c’è dubbio che il Governo Renzi abbia saputo trasmettere sia agli imprenditori italiani, ma in misura ancor più rilevante ai potenziali investitori esteri, la sensazione che il principale difetto del paese – la lentezza, se non l’immobilismo, della politica, della burocrazia, della giustizia, ecc. – possa essere finalmente superata. E, come detto all’inizio, l’elemento psicologico è spesso determinante nell’influenzare il comportamento degli operatori, non meno dell’effettivo andamento dell’economia».

Il pacchetto di misure adottate dal governo italiano «ha avuto l’obiettivo di attrarre investimenti dall’estero nonché di garantire una maggiore certezza del diritto». La pensa così Alessandro Corno che aggiunge come il Jobs Act, le norme in tema di shadow banking, il decreto Sblocca Italia e legge delega in materia fiscale siani tra i provvedimenti maggiormente significativi per il perseguimento degli obbiettivi prefissi dal Governo nonché per la ripresa dell’economia italiana.

«Le previsioni regolamentari in tema di shadow banking hanno finalmente aperto il mercato italiano bancario anche ad alcune categorie di prestatori qualificati di matrice non-bancaria, quali imprese di assicurazioni e fondi di private debt. In linea con quanto previsto da altre giurisdizioni europee il regime della riserva bancaria è stato affievolito ferma restando comunque l’opportunità di configurare interessanti sinergie in termini di monitoraggio ed erogazione tra le banche e le nuove categorie di prestatori qualificati», continua Corno. «La direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi, tra cui rientrano anche i gestori di fondi di private debt, potrà contribuire ad un’armonizzazione del mercato del debito. Di rilievo sono anche i provvedimenti di carattere fiscale che hanno accompagnato le previsioni sullo shadow banking estendendo alcune misure fiscali di favore anche ai finanziamenti erogati dai nuovi qualified lenders che rispettino alcune condizioni».

Per Guido Testa, deputy managing partner delle sedi italiane di Orrick, sicuramente il Jobs Act ha aiutato il processo di uscita dalla crisi. «Ma sono soprattutto i provvedimenti e le riforme che il Governo ha in programma di fare ad essere il reale motore della ripresa: mi riferisco soprattutto alla riforma del fisco, del diritto fallimentare e della giustizia. In questa fase stiamo ancora vivendo un momento in cui il mercato anticipa le aspettative future di modernizzazione del Paese», conclude l’avvocato.

«Il Paese si trova tra due onde, quella della crisi alle spalle e quella dinanzi a sé rappresentata dagli standard giuridico-economici degli Stati core dell’Europa; oggi l’Italia con una piccola spinta, in termini orientamento fiscale proattivo, potrebbe riprendere a planare e allo stesso tempo uscire una volta per tutte dal non lusinghiero club dei periferici», dice l’avvocato Nunzio Bevilacqua direttore della rivista giuridica Notarilia. «E se non possiamo attenderci, ragionevolmente, innalzamenti occupazionali consolidati prima di un anno, la nostra credibilità incomincia a dare i propri frutti traducendosi in investimenti esteri sempre più strutturali e non solo industriali; le imprese che non erano adeguate alla permanenza sul mercato sono da tempo sparite, lasciando il campo ad attività imprenditoriali irrobustiste con gli ‘anticorpi’ della crisi ed alcune operanti anche in autofinanziamento», continua l’avvocato. Su un possibile effetto Grecia sull’Italia, secondo Bevilacqua «il nostro Paese, strutturalmente solido, reggerà bene anche in casi estremi, il vero problema è selezionare meglio gli ingressi in Eurozona». E conclude: «augurandoci prossimamente un ragionevole innalzamento del limite del contante che incentivi i consumi della classe media e riporti a tassazione naturale, nel momento d’acquisto ma senza ‘terrorismo psicologico’, tanti piccoli tesoretti, sarebbe auspicabile pensare, nel quadro di eventuali modifiche costituzionali, non tanto ad una flat tax, dalla sostenibilità incerta, ma ad una innovativa e quanto mai incentivante progressività invertita”

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