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Per gli apprendisti stipendio su tre livelli

di Giampiero Falasca

Il contratto collettivo degli studi professionali è il primo accordo che rende operativa la riforma dell'apprendistato professionalizzante, contenuta nel Testo Unico del 2011 (decreto legislativo 167/2011). Si tratta di un risultato importante, se si considera che il termine per attuare queste norme è molto ravvicinato: i settori che al 25 aprile del 2012 non avranno attuato la riforma, non potranno utilizzare nessun contratto di apprendistato professionalizzante.
Va anche messa in evidenza l'originalità delle soluzioni adottate dal Ccnl per attuare la nuova normativa (si veda Il Sole 24 Ore del 30 novembre 2011). Per quanto riguarda l'apprendistato di mestiere, infatti, viene riconosciuta la possibilità di svolgere la formazione dentro lo studio professionale, con diverse modalità: si potrà fare la formazione di aula, ma si potrà anche ricorrere alla formazione in modalità e-learning, con strumenti di video comunicazione da remoto.
Risulta innovativa anche la disciplina della durata della formazione: si stabilisce un monte ore complessivo, che cresce in maniera inversamente proporzionale al livello (per i Quadri e i livelli 1 e 2, sono 300 ore, per i livelli 3 e 4 sono 360 ore) e che può essere distribuito nell'intero periodo di formazione in maniera flessibile, senza più vincoli annuali (rimane solo l'obbligo di svolgere almeno 120 ore nell'arco del primo anno).
La durata del periodo di apprendistato cambia in funzione dell'inquadramento: è fissata una durata di 36 mesi per tutti, salvo che per i quadri e i livelli 1 e 2, il cui periodo di apprendistato non può superare i 30 mesi. Altrettanto innovativa è la disciplina della retribuzione, dove viene adottato il sistema della percentuale. Agli apprendisti viene quindi riconosciuta una retribuzione proporzionale a quella del livello finale di inquadramento, con importi crescenti nel tempo (nel caso dell'apprendistato professionalizzante, 70% per i primi 12 mesi, 85% per i mesi successivi e fino al ventiquattresimo, 93% per il periodo restante).
Il nuovo accordo collettivo definisce anche un modello di contratto individuale e di piano formativo; questo strumento offrirà alle parti una notevole semplificazione operativa.
L'approccio innovativo è invece meno marcato per le altre tipologie di apprendistato, ma questo dipende dal minore spazio che ha il Ccnl per tali forme contrattuali. L'apprendistato qualificante è di competenza regionale e quindi non viene disciplinato, a eccezione della parte retributiva (si prevede il riconoscimento del 45% della retribuzione per i primi 12 mesi, del 55% per i mesi successivi fino al ventiquattresimo, e del 65% per il periodo restante); anche per l'apprendistato di ricerca e alta formazione, il contratto collettivo disciplina solo la parte retributiva (sempre con il sistema percentuale: 50% per i primi 12 mesi, 50% per i mesi successivi e fino al ventiquattresimo, 60% per i mesi successivi e fino alla fine dell'apprendistato). Per quanto riguarda l'attuazione concreta di questa tipologia il contratto rinvia alle eventuali convenzioni che dovranno essere firmate sul territorio con le istituzioni formative.
Resta ferma anche la disciplina dell'apprendistato per lo svolgimento del periodo di pratica professionale, una delle grandi novità del Testo Unico. Questa tipologia contrattuale destato qualche perplessità, in quanto la pratica professionale tradizionalmente sfugge alle regole rigide del lavoro subordinato; inoltre, non è chiara la compatibilità tra l'utilizzo dello schema della subordinazione e lo svolgimento della pratica professionale, quanto meno per alcune professioni. Per questi motivi, il contratto collettivo si limita a citare l'esistenza di questa forma contrattuale, senza tuttavia dire nulla sulle modalità attuative, che saranno discusse in un tavolo separato da avviare entro tre mesi.

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