Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Per Fca un piano da 4 miliardi di euro

Quattro miliardi di mezzi freschi entro il 2015 per tagliare il debito e gettare le basi per una «solida esecuzione» del piano 2014-2018. Nel giorno in cui approva un bilancio trimestrale inferiore alle attese, il consiglio di amministrazione di Fiat Chrysler – riunitosi per la prima volta a Londra – fa tre passi avanti per risolvere il problema della ricapitalizzazione: cede il 10% di Ferrari, colloca in Borsa 100 milioni di azioni Fca, lancia l’atteso prestito convertendo da 2,5 miliardi di euro – e il mercato la premia con un balzo del titolo del 12%, dopo che inizialmente i conti l’avevano spinto al ribasso per l’aumento del debito netto (in forte rialzo, +7%, anche Exor).
Vediamo prima la complessa manovra finanziaria (escluso lo scorporo Ferrari, di cui si parla a pagina 3). Il collocamento delle azioni Fca riguarda 100 milioni di azioni, compresi 35 milioni di azioni proprie e 54 milioni di titoli «per reintegrare il capitale delle azioni cancellate a seguito dell’esercizio del diritto di recesso da parte degli azionisti Fiat». Ai prezzi di oggi l’operazione vale 860 milioni, anche se per effetto dello sconto nelle casse del Lingotto ne arriveranno di meno.
L’altra parte del rafforzamento patrimoniale del gruppo è rappresentata dall’emissione di un prestito obbligazionario convertendo fino a 2,5 miliardi di dollari Usa (circa 2 miliardi di euro); questa operazione si prevede sia completata «entro la fine del 2014». Exor, azionista di controllo di Fiat Chrysler con una quota di capitale di poco superiore al 30% del capitale e il 47% circa dei diritti di voto, sottoscriverà il prestito investendo circa 600 milioni di euro. Perchè 2 miliardi di euro? «Abbiamo sottoposto il bilancio a uno stress test per verificare quanto capitale servirebbe nel caso della contrazione più severa possibile del mercato» ha spiegato Marchionne, il quale spera di chiudere le due operazioni «entro novembre».
Il prestito convertendo e il collocamento Fca faranno entrare nelle casse del gruppo circa 2,7-2,8 miliardi di euro, cui si aggiungeranno l’anno prossimo il ricavato della vendita del 10% Ferrari e un dividendo straordinario dalla stessa Ferrari prima dello scorporo. «L’operazione nel suo insieme vale 4 miliardi di euro» ha detto ieri Marchionne, e «crea le basi per una solida esecuzione del piano quinquennale». Non solo: Fca ha anche annunciato che rimborserà in anticipo (entro il 2016) i due prestiti obbligazionari di Chrysler in circolazione con scadenze 2019 e 2021. L’obiettivo è di «eliminare ogni vincolo contrattuale che limiti i flussi finanziari tra le società del Gruppo». A quel punto verrà meno anche la necessità di conservare l’enorme attuale cuscino di liquidità (21,7 miliardi di euro a fine settembre) che rende pochissimo e appesantisce gli oneri finanziari netti. Secondo il direttore finanziario Richard Palmer l’onere netto potrebbe ridursi a 1 miliardo all’orizzonte 2017.
Finora i debiti hanno continuato a salire, e proprio l’aumento del debito netto a 11,4 miliardi di euro a fine trimestre aveva fatto perdere il 4% alle azioni Fiat prima della notizia dello scorporo di Ferrari. I risultati del gruppo nel 3° trimestre vedono un fatturato di 23,6 miliardi di euro (+14%), un utile operativo (Ebit) di 926 milioni (+7% dagli 856 di un anno fa) e un risultato netto di 188 milioni, praticamente invariato rispetto ai 189 del 2013. Confermati i target per l’intero 2014: ricavi uguali o superiori a 93 miliardi di euro, utile operativo (al netto delle poste straordinarie) fra 3,6 e 4 miliardi, risultato netto fra 600 e 800 milioni e debito netto industriale compreso fra 9,8 e 10,3 miliardi di euro.
Le consegne di veicoli Fca nel trimestre sono salite del 10% a 1,1 milioni, trainate dall’ottima performance in Nordamerica. Il risultato operativo è migliorato in tutti i settori tranne in America Latina, dove il forte calo dei ricavi ha fatto scendere l’utile da 169 a 51 milioni. Quasi dimezzate le perdite in Europa a 63 milioni dai 116 dello stesso periodo del 2013. Bene i marchi di lusso, che grazie all’incremento dei ricavi (+35%) hanno visto l’utile crescere da 131 a 179 milioni.
L’area nordamericana (Nafta) rimane il principale motore dei profitti, con un utile che è però cresciuto meno dei ricavi: +2% a 549 milioni a fronte di un +19% del fatturato. Hanno pesato, spiega l’azienda, «maggiori costi di garanzia e per campagne di richiamo».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa