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Per Fca-Gm lo scoglio sindacale

La strada di Sergio Marchionne e del sindacato americano Uaw si intrecciano ancora: dopo aver battagliato per mesi nel 2013 con il fondo Veba, gestito dalla Uaw, per comprare la sua quota e salire al 100% di Chrysler, Marchionne ora si ritrova un altro Veba – sempre gestito dalla Uaw – come primo azionista della General Motors con poco meno del 9% del capitale; il tutto quando la stessa Uaw è impegnata nel confronto sindacale con Fca, Ford e Gm sul contratto di lavoro negli stabilimenti Usa che scade il 14 settembre.
Le prossime settimane saranno decisive su entrambi i fronti. Lunedì il numero uno della Uaw, Dennis Williams, ha detto che il sindacato sceglierà proprio entro martedì 14 con quale dei tre big chiudere per primo il contratto (tradizionalmente, poi, gli altri due si adeguano); Williams non ha escluso l’ipotesi di uno sciopero, anche se la maggior parte degli osservatori lo ritiene improbabile. I punti caldi del negoziato sono almeno tre. In primo luogo la richiesta del sindacato di aumenti salariali: i dipendenti “anziani” delle tre big non ricevono aumenti da otto anni, anche se la ritrovata salute finanziaria si è tradotta per gli operari in premi una tantum, legati agli utili, che negli ultimi quattro anni di contratto vanno dai 20mila dollari di Fiat Chrysler ai 43mila di Ford. Un punto ancora più controverso è la struttura a due livelli dei salari, con gli operai assunti dopo il 2009 (i cosiddetti Tier 2) che guadagnano poco più della metà dei colleghi anziani; le aziende vorrebbero allineare le paghe base su valori relativamente bassi. Infine c’è il tema della sostenibilità dei conti del sistema di assistenza medica aziendale, per il quale la Uaw ha proposto di creare un pool di settore in grado di avere più forza negoziale con i fornitori.
Il sistema dei due livelli salariali ha permesso a Chrysler di avere attualmente un costo orario della manodopera (oneri inclusi) pari a 48 dollari, vicino a quello delle fabbriche giapponesi e più basso di quello di Gm (58 dollari) e Ford (57), grazie alla maggiore percentuale di operai assunti al livello minimo. Se Gm avesse un costo medio orario della manodopera Usa allineato a quello di Fca, risparmierebbe poco meno di 1 miliardo di dollari l’anno. L’azienda, che ha respinto le avance di Marchionne, procede a sua volta con ristrutturazione interna e la ricerca di efficienze; secondo il CFO Chuck Stevens, il programma definito “Eccellenza operativa” potrebbe far risparmiare fino a 1 miliardo di dollari entro il 2016.
Qual è l’atteggiamento del sindacato di fronte all’ipotesi delle nozze? Come sottolinea il «Detroit News», «la spinta sempre più decisa di Marchionne verso una fusione trasmette al sindacato un messaggio di disperazione. Una Fiat Chrysler debole non è nell’interesse della Uaw né della città». Forse è questa una delle leve che il top manager Fca potrebbe utilizzare, insieme al rapporto personale con lo stesso Williams, che conosce da dieci anni.
Williams, che ha raccolto nel 2014 l’eredità di Bob King alla guida della Uaw, è un ex marine che ha fama di leader pragmatico; per questo, secondo lo stesso quotidiano di Detroit, ha già commissionato ai suoi una dettagliata analisi comparativa della base produttiva delle due aziende. I risultati? Con l’eccezione dei truck di maggiori dimensioni, «sembra che la base produttiva possa funzionare», ovvero che le sovrapposizioni non sarebbero eccessive. Ma i leader sindacali, conclude il «Detroit News», «non sono convinti che la fusione Fca-Gm abbia senso o che sia nell’interesse dei loro membri». Questo scetticismo, giustificato dalla grande maggioranza di fallimenti di operazioni di questo tipo, è condiviso dai vertici di Gm ed è uno degli ostacoli più alti sulla strada di Marchionne.

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