Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Per evitare la «Grexit» già spesi 313 miliardi

Un assegno da 313 miliardi. È stato questo, finora, il costo del salvataggio della Grecia per l’area euro, sommando prestiti bilaterali in base al primo programma di aiuti, interventi dell’Efsf (il fondo salva-Stati) come previsto dal secondo pacchetto, acquisti di titoli di Stato e crediti alle banche elleniche da parte della Bce. Se a questo si aggiunge l’esposizione del settore privato, il paracadute vale 372 miliardi. Qualcosa come il 4% del Pil aggregato dei Diciassette. A pagare il conto più salato, diretto e indiretto – secondo i calcoli del Ceps, il Centre for european policy studies di Bruxelles – è stata la Francia: 101 miliardi, pari al 5% del suo Pil. Seguono la Germania, con 99 miliardi, mentre l’Italia ha sostenuto Atene con 60,1 miliardi, il 4% della sua ricchezza nazionale. Tutte somme che in caso di «Grexit», come viene battezzata l’uscita di Atene dalla zona euro, sarebbero molto difficili da recuperare.
Il pensiero sarà ben impresso nella mente dei rappresentanti della trojka, il terzetto composto da Ue, Bce e Fmi che oggi riprendono i negoziati con il governo greco. Il premier Antonis Samaras dovrà convincerli che il il suo Paese sta facendo i compiti a casa e vale la pena di dare un’altra possibilità alla Grecia con il versamento di una nuova tranche di aiuti da 31,5 miliardi da parte della comunità internazionale, indispensabile per allontanare ancora una volta lo spettro della bancarotta. Un passo necessario per raggiungere un nuovo obiettivo: strappare due anni in più – fino al 2016 – per l’attuazione delle riforme annunciate al prossimo vertice Ue del 18 ottobre.
Giovedì scorso i partiti di maggioranza hanno raggiunto un’intesa di massima sulle nuove misure di austerity da 13,5 miliardi per il 2013-2014 richieste dalla trojka per abbattere la montagna del debito che viaggia oggi oltre il 160% del Pil. Un mix di nuovi tagli al bilancio statale per 11,5 miliardi – per metà derivanti da un giro di vite sulle pensioni e sui salari del settore pubblico – e aumenti delle imposte tra 2 e 3 miliardi di euro che dovranno ottenere un doppio via libera: dal Parlamento nazionale e dai “giudici” internazionali. Sul primo fronte la strada, salvo colpi di scena, sembra meno in salita, perché la coalizione di maggioranza controlla 178 su 300 seggi. Più difficile sarà invece per il governo riuscire a guadagnarsi la sufficienza in pagella dal trio composto dai tedeschi Matthias Mors (Ue), Klaus Mazuch (Bce) e dal danese Paul Tomsen (Fmi). Secondo gli economisti il rapporto della trojka sarà in chiaroscuro, ma dovrebbe consentire il via libera alla nuova tranche di aiuti in cambio di nuovi impegni.
«Alcuni progressi – nota Cinzia Alcidi del Ceps di Bruxelles – sono stati compiuti: il saldo primario è prossimo allo zero e questo significa che nonostante cinque anni di pesante recessione Atene sta cercando di ridurre gradualmente il deficit gemello delle partite correnti e di bilancio. Ritengo dunque probabile che il governo riesca a ottenere due anni in più per raggiungere i suoi obiettivi».
In cambio, spiega Fabio Fois, economista di Barclays Capital, il trio chiederà probabilmente «sforzi aggiuntivi sul fronte della spesa pubblica, con licenziamenti dei dipendenti statali e tagli ai loro salari minimi. Senza queste misure drastiche il livello di debito sarebbe difficilmente sostenibile nel medio-lungo periodo, ma soprattutto la credibilità della Grecia agli occhi dei suoi creditori subirebbe un ulteriore colpo».
La proroga di due anni per il risanamento – ha però chiarito il ministro delle Finanze greco Christos Staikouras – non sarà a costo zero e serviranno altri 15 miliardi di euro. Per non chiedere ai creditori internazionali di mettere nuovamente mano al portafogli, l’ipotesi evocata dal governo greco è una ristrutturazione light del debito. «La Bce e le altre banche centrali nazionali – ha spiegato il ministro – detengono 28 miliardi di euro di bond greci in scadenza entro il 2016 e potrebbero richiedere un riscadenziamento a causa delle difficoltà finanziarie della Grecia. Una soluzione che secondo Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura, «sarebbe molto di aiuto», anche se per il momento la Bundesbank storce il naso, equiparandolo a un finanziamento monetario a uno Stato, vietato dallo statuto.
Le incertezze riguardano non solo i contenuti del rapporto della trojka, ma anche la tempistica. La pagella era stata preannunciata per inizio ottobre, prima dell’Eurogruppo di lunedì prossimo. Ma la settimana scorsa la Commissione Ue ha indicato che non è ancora stata fissata una data precisa. Con o senza il rapporto del terzetto il dossier greco sarà al centro della riunione dell’8 ottobre a Lussemburgo. «Non ci sono però alternative al proseguimento del salvataggio di Atene – conclude Fois –, perché un’uscita della Grecia dal club non è nell’interesse di nessuno, probabilmente nemmeno di Angela Merkel in vista delle elezioni del 2013».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa