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“Per crescere del 4% basta risparmiare energia”

ROMA — Nei condomini, come ogni anno, in questi giorni si starà discutendo della soluzione migliore per risparmiare sulla bolletta del riscaldamento. Accenderlo solo nelle ore più fredde, anche dopo pranzo, no solo al mattino. Qualcuno resterà scontento. La questione è un tipico esempio di risparmio energetico: ridurre l’energia utilizzata cambiando le abitudini di consumo, ma soprattutto ridimensionandole. Ci sono però delle tecnologie che consentono di mantenere inalterato il beneficio degli utenti pur diminuendo l’impiego di energia. Siamo nel campo dell’efficienza energetica. Un concetto che si può facilmente trasferire dall’economia condominiale a quella dell’intero Paese.
Lo studio del dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Milano e dalla Fondazione Centro Studi Enel sarà presentato oggi, sottolineando l’impatto economico sul sistema-Paese delle misure di efficienza energetica sarebbe davvero rilevante. Secondo i dati del rapporto “Stato e Prospettive dell’efficienza energetica in Italia”, da oggi al 2020, nella migliore delle ipotesi, grazie all’efficienza energetica si potrebbe ottenere una crescita del Pil compresa tra il 2% e il 4% all’anno. L’impatto occupazionale stimato potrebbe arrivare fino a 460.000 unità lavorative annue, con una spinta alla ripresa dell’attività industriale e un effetto volano su tutta la filiera.
Sempre al 2020, si prevede la possibilità di una riduzione annua dei consumi finali di energia a regime fino a 288 TWh, cioè il 18% del totale. Da tutto questo deriverebbero anche significativi benefici ambientali, ci sarebbe un netto miglioramento della qualità dell’aria, con una forte riduzione delle emissioni inquinanti locali e tra i 50 e i 72 milioni di tonnellate di Co2.
Tuttavia, rendere operative le strategie di efficienza energetica non è sempre così semplice. Si riscontrano, infatti, barriere di varia
natura: culturali, economiche, regolatorie e di tipo tecnologico. Anche se, il principale vincolo allo sviluppo del potenziale di efficienza energetica non sembra essere di carattere economico, ma culturale e normativo. Secondo lo studio, bisognerebbe puntare, infatti, soprattutto su semplificazione e sburocratizzazione. L’Italia dipende dall’estero per oltre l’85% del suo fabbisogno di energia primaria, che si traduce in un incremento dei costi di approvvigionamento, che a loro volta si scaricano sul prezzo dell’energia per l’utilizzatore finale. Non è solo il problema energetico, c’è anche una questione ambientale altrettanto rilevante. La produzione di energia con l’impiego di combustibili fossili comporta conseguenze negative per l’ambiente e per il clima, ma anche costi per la collettività. Una parte importante di questi cambiamenti climatici potrebbe essere evitata attraverso una riduzione dei consumi finali di energia termica ed elettrica. L’evoluzione industriale, che negli ultimi cinquant’anni ha subito un’accelerazione rilevante, ha infatti avuto un minimo comune denominatore: il ricorso sempre maggiore all’utilizzo di energia primaria. La domanda di fonti energetiche è cresciuta del 40% fra il 1980 e il 2010 e la tendenza, secondo le stime dell’International Energy Authority sembra destinata a confermarsi anche nel prossimo ventennio.

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