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«Per consolidare la ripresa accelerare con le riforme»

La ripresa ciclica c’è, è cominciata anche in Italia «pur in un quadro più debole» di quello di Eurolandia. Lo ha certificato ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha letto le sue Considerazioni finali, una ventina di cartelle in tutto, di fronte al Gotha dell’economia e della finanza italiana, con qualche giorno di anticipo visti gli impegni del G7 finanziario che si apre stasera a Dresda. Non solo: il governatore ha sottolineato anche che la ripresa dovrebbe proseguire nel trimestre in corso e nei prossimi. 
Ma non ha taciuto sul fatto che su questo quadro congiunturale in miglioramento pendono le incognite della situazione greca: «Governare la crisi di Atene è nell’interesse di tutti», ha scandito a braccio . E non basta. Ha spiegato anche che questa occasione del ritorno alla crescita va colta al volo : è necessario proseguire con decisone sulla strada delle riforme.
L’Italia deve accelerarne l’attuazione e allargarne lo spettro, anche «per non deludere le aspettative di cambiamento» emerse dopo l’avvio dell’azione riformatrice del governo, che pure è stata «riconosciuta a livello internazionale da istituzioni e mercati». Uno sprone a «consolidare e estendere» i progressi compiuti viene anche dale concrete modalità dell’integrazione europea, che va perseguita con forza,tenendo presente che non si tratta di una passeggiata: «Nel dibattito tra Paesi, talvolta difficile e teso – ha osservato ieri Visco – si fa meglio ascoltare chi dimostra di far bene a casa propria, di onorare appieno i propri impegni». Quanto alle cose da cambiare, il governatore ha ricordato che scuola e pubblica amministrazione sono indietro rispetto agli altri paesi europei, per esempio, e vanno quindi ammodernate. Così come un ambiente esterno decisamente poco business friendly, rabbuiato anche dai fenomeni della corruzione e in molte zone del paese dalla criminalità organizzata, continua a ostacolare la crescita dimensionale delle imprese italiane e a frenare la loro capacità di competere.
Invece «il ritorno a una crescita stabile, tale da offrire nuove prospettive di lavoro – ha detto Visco – richiede che prosegua lo sforzo di innovazione necessario per adeguarsi alle nuove tecnologie e alla competizione a livello globale».
C’è un gap di attività innovativa da colmare, e «il ritardo, particolarmente ampio rispetto alla Germania – è accentuato nei settori industriali a più elevato contenuto tecnologico».
Visco ha poi detto una parola chiara anche sul modo di affrontare il dibattito di policy in Europa. E, dopo aver premesso che per legge non si può produrre ricchezza né si possono certo ignorare i vincoli di bilancio, ha ricordato ciò che molti economisti sanno. Ovvero che si può,anzi si deve intervenire contro i fallimenti del mercato, quando l’obiettivo è la tutela dello sviluppo e dell’occupazione.
Questo vale per l’economia reale, dove si tratta di dare carne e sangue al Piano europeo per la crescita e gli investimenti. E vale anche nel campo del sistema creditizio, dove è necessario rimuovere un macigno che frena la crescita economica, come la quantità di crediti deteriorati che si sono ammassati nei bilanci delle banche (350 miliardi di crediti incagliati, quasi 200 miliardi di sofferenze) che vanno smaltiti al più presto, se si vuole uno sviluppo più robusto. Per il governatore occorre puntare a una soluzione positiva «e rapida» del dialogo con la Ue per la creazione di una Asset management company accentrata nella quale sia previsto anche un ruolo per lo stato.
All’esecutivo Renzi, il governatore riconosce di aver agito in modo «appropriato» per coniugare la spinta alla ripresa con il rigore dei conti pubblici «in un contesto ancora difficile». Poi ricorda che il debito pubblico è aumentato di oltre il 32% dall’inizio della crisi ma spiega che con la ripresa si dovrebbe intraprendere una strada più virtuosa, anche grazie alla riforma delle pensioni (l’omaggio implicito è alla Fornero, per aver ancorato i conti pubblici nel momento più difficile della crisi) e a quella del lavoro.
Il giudizio sugli effetti del Jobs Act è ancora «prematuro», sostiene ma è positivo l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato nei primi mesi del 2015, favorito anche dai consistenti sgravi fiscali.
C’è il rischio, però, che la ripresa economica non basti a colmare un divario che va approfondendosi soprattutto al Sud, ad accrescere l’occupazione come è avvenuto in passato all’uscita di fasi congiunturali sfavorevoli. E qui la raccomandazione di Visco è di investire in infrastrutture, di pensare a maggiori investimenti, pubblici e privati, per l’ammodernamento urbanistico, per la salvaguardia del territorio e del paesaggio e per valorizzare, oltre a edilizia e turismo, anche il patrimonio culturale.

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