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Per Confindustria e S&p il pil crolla dell’1,9% Squinzi: giù i costi del lavoro

ROMA — Il Pil va peggio del previsto e la crisi durerà fino alla fine dell’anno, poi la ripresa arriverà, ma sarà fragile, confusa e niente affatto certa. Così prevede Confindustria e così mette in conto anche Standard & Poor’s. Sia il Centro studi dell’associazione delle imprese che l’agenzia di rating hanno rivisto al ribasso la loro stima sul Pil 2013 e sono d’accordo nel dire che calerà dell’1,9 per cento (Confindustria fino ad ora considerava un calo dell’1,1, Standard & Poor’s dell’1,4). Cifre preoccupanti, tanto più che Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, ha subito fatto notare che «se avesse ragione Confindustria già quest’anno, nel rapporto deficit/Pil, rischieremmo di andare oltre il 3 per cento, cosa assolutamente da evitare». D’altra parte, secondo gli imprenditori, in questi mesi l’economia peggiorerà sotto tutti i punti di vista, dalla disoccupazione ai consumi, poi, toccato il fondo, avrà inizio una ripresa difficile, incerta «e senza solide fondamenta». Gli scenari del Centro studi intravedono «qua e là segni di fine caduta e, più aleatorie, indicazioni di svolta». Non sono certo «i germogli di ripresa che erano ben visibili nella primavera del
2009 e che sbocciarono in estate – si precisa – Giusto a metà del 2013, sul finire del sesto anno della crisi, questo mazzo misto di evidenze sparse lascia solo intravedere l’avvio della risalita». La ripresa, in realtà, è attesa nel quarto trimestre di quest’anno, non più durante l’estate e le stime di crescita per il 2014, per Confindustria, si fermeranno al più 0,6 per cento.
Nel frattempo il Paese farà i conti con un’ulteriore perdita di posti di lavoro: dall’ultimo trimestre del 2007 al primo di quest’anno 700 mila persone hanno perso l’impiego e altre 117 mila lo perderanno entro il 2014. Confindustria stima quindi un tasso di disoccupazione al 12,2 per cento nel 2013 che salirà al 12,6 l’anno prossimo e il presidente Squinzi chiede «un intervento deciso sul costo del lavoro». «E’ gravissimo che la pressione fiscale sul lavoro al 53 per cento ci ponga ai vertici dei paesi censiti dall’Ocse» ha detto. Male anche le previsioni sulla pressione fiscale: ora si tocca «il picco storico» del 44,6 per cento del Pil, ma quella effettiva (che si ottiene sottraendo il sommerso dal denominatore) arriva al 53,4 per cento» si legge nel rapporto di metà anno. E nel 2014 le cose non miglioreranno: inevitabili le conseguenze sui consumi. Il Centro studi registra un arretramento del 3 per cento nel 2013 e un ulteriore stop dello 0,3 nel 2014. In quattro anni, secondo le imprese, le famiglie italiane hanno tagliato i consumi per un ammontare pari ad un mese e mezzo di spesa, circa 2.480 euro.

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