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«Per capire l’Europa Obama ascolta Monti»

ROMA — Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, alla fine dell’incontro riassume il clima generale in questo modo: «Sono favorevole a un Monti bis e anche tris, il governo sta lavorando bene». Poco distante da lui, Pio Teodorani-Fabbri, vicepresidente di Ifi, gli fa eco dicendo che «Monti è una persona che fa piacere avere come premier».
Dieci giorni fa era accaduto a Cernobbio: il mondo dell’economia vorrebbe che il capo del governo restasse al suo posto. Ieri, mentre dall’amministrazione americana arrivava l’ennesimo attestato di fiducia verso Monti, definito un riferimento europeo per Obama, il messaggio si è ripetuto durante il consiglio direttivo di Assonime, al termine di un incontro con lo stesso premier.
A porte chiuse, di fronte a rappresentanti delle imprese azionarie, Monti illustra quello che il governo deve ancora fare sino alla fine della legislatura. «In modo pacato ci ha raccontato cosa ha fatto sin qui e cosa potrà fare ancora», riassume Cesare Romiti. Un racconto, se così si può dire, che non solo convince la platea ma che incrocia le preoccupazioni dei presenti sul ritorno della politica tradizionale alla guida del Paese.
Preoccupazioni che sono anche del presidente del Consiglio: private, esposte ai suoi collaboratori nelle ultime ore, ma che non fanno mistero di un certo sbigottimento, sia di fronte allo sfilacciamento del quadro politico sia di fronte «all’assenza di programmi» con cui sembra di fatto iniziata la campagna elettorale.
Umori che gli imprenditori condividono, mentre incoraggiano il capo del governo ad andare avanti e a rendere «irreversibili» le riforme approvate sin qui. Un monito diretto in realtà ai partiti, ma rivolto anche al governo, impegnato in questo periodo nel difficile compito di dare attuazione completa a tutti i provvedimenti adottati negli ultimi mesi.
Il consiglio direttivo dell’associazione (che riunisce dal 1910 aziende di ogni settore: industria, servizi, finanza e banche) accoglie Monti a metà mattina. Dopo l’introduzione del presidente Luigi Abete, il premier prende la parola, ribadisce che tutto l’impegno del governo ruota intorno all’obiettivo della crescita. Attorno al tavolo lo ascoltano alcuni dei maggiori esponenti dell’imprenditoria, della finanza e dell’economia italiana (Benetton, De Benedetti, Recchi, Pesenti, Galateri, Cipolletta). Chiedono fra gli altri di rendere permanente e potenziare la detassazione del salario di produttività negoziato a livello aziendale.
A farsi portavoce, alla fine della riunione, è il presidente Luigi Abete: i partiti che «pensano di fare campagna elettorale dicendo di tornare indietro, chi sulla riforma delle pensioni e chi sull’Imu, sbagliano epoca. Non lo diciamo noi ma è l’effetto della situazione attuale del Paese. E se vogliono governare il Paese devono prendere atto che le riforme sono irreversibili».
Dopo qualche ora, nel pomeriggio, arriva un altro endorsement da parte dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, David Thorne: la voce di Mario Monti è ascoltata a Washington dal presidente Barack Obama che «si appoggia un po’ sul premier e sui suoi consigli» per capire «come stanno andando le cose nella zona europea, perché Monti ha molta esperienza».

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