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Per Bsi offerte da Canada e Asia

È scaduto qualche giorno fa il termine per la presentazione delle offerte non vincolanti per la Bsi, la Banca della Svizzera Italiana che il gruppo Generali di Trieste ha deciso di dismettere. E, secondo le indiscrezioni, al tavolo degli advisor Jp Morgan e Mediobanca sarebbero arrivate una mezza dozzina di proposte d’acquisto che dovranno però superare i passaggi successivi per diventare vincolanti.
C’è grande riserbo sul dossier elvetico che stanno seguendo i banker di Mediobanca e Jp Morgan per conto dell’amministratore delegato del Leone Mario Greco. Ma, in base alle indiscrezioni che trapelano, in campo per il gruppo del Canton Ticino sarebbero scesi la Royal Bank of Canada, la maggior banca canadese per capitalizzazione di mercato a caccia di acquisizioni al di fuori dei confini domestici, ma anche alcuni istituti elvetici. Fra i nomi che circolano ci sarebbero quelli della Julius Bear e della Union Bancaire Priveé. Infine ci sarebbe anche un investitore asiatico, probabilmente interessato alle attività che Bsi possiede nel Far East. Nella lista ci sarebbe anche qualche private equity: tra i nomi che circolano c’è quello di Apax.
Bsi, fondata nel 1873, è la banca più antica del Canton Ticino. Con l’arrivo di Generali nell’azionariato nel 1998 ha assunto una connotazione più italiana anche alla luce dell’acquisizione della Banca del Gottardo. Negli ultimi anni ha iniziato una maggiore espansione in Asia: a Hong Kong dove è presente fin dal 1981 (con licenza bancaria dal 2011) e a Singapore.
Queste attività restano ancora piccole (con 2 miliardi di asset in gestione) ma sono in forte crescita. Per un potenziale compratore Bsi unirebbe, quindi, la possibilità di avere un quartier generale in Europa, in una piazza perfetta per il private banking come i Cantoni, all’opportunità di aumentare le masse sotto gestione in Asia, in quella che è la nuova Svizzera in terra asiatica: cioè Singapore.
L’istituto ha chiuso il 2011 con un patrimonio in gestione di 77,7 miliardi di franchi svizzeri (+1,9%) e con un utile netto di 58,1 milioni (+1,7%).
Tuttavia l’operazione di cessione della Bsi non sembra così semplice da portare a termine per Generali e si preannuncia una trattativa complessa. Il prezzo che circola per la controllata del Leone è attorno ai 2 miliardi di dollari, anche se Generali potrebbe attendersi una valutazione superiore tenendo conto dell’utile normalizzato.
Si tratta tuttavia di una cifra importante anche per un investitore strategico. Uno dei nodi è inoltre la particolarità del business di Bsi, che da una parte rappresenta un’opportunità ma dall’altra potrebbe limitare la lista dei compratori. L’istituto possiede infatti attività importanti nel private banking nei Cantoni, con una buona fetta di clienti italiani. Questi asset potrebbero interessare anche ad altri gruppi elvetici, ma resta il problema della sovrapposizione delle strutture. Già ai tempi della fusione con Banca del Gottardo l’istituto elvetico aveva dovuto subire una riduzione degli organici. Un matrimonio con Julius Bear o Union Bancaire Priveé imporrebbe una razionalizzazione con tagli di personale alla banca che già oggi conta un alto numero di dipendenti.
D’altra parte i compratori asiatici sembrano interessati alle sole attività nel Far East e meno a quelle elvetiche. Tanto che negli ultimi giorni la stampa svizzera è arrivata a ipotizzare anche un possibile spezzatino per Bsi.
Di pari passo con il processo di cessione di Bsi, sta proseguendo la vendita delle attività negli Stati Uniti di Generali, seguita da Citigroup. Anche in questo caso alla fase successiva, quella delle offerte vincolanti, sarebbero state ammesse 6-7 offerte. Tra gli interessati agli asset, che potrebbero valere un miliardo di dollari, ci sarebbero la Berkshire Hathaway di Warren Buffet, la compagnia delle Bermuda Ace Group, Swiss Re, Munich Re e Hannover Re.
L’impressione tra gli addetti ai lavori è che proprio la vendita negli Usa potrebbe essere chiusa più facilmente rispetto a quella di Bsi. Di sicuro l’Ad Mario Greco ha già spiegato che Generali non sarà obbligata a vendere nel caso le offerte dei possibili compratori non fossero ritenute interessanti.

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