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Per Basilea 3 si profila il rinvio al 2014

«Credo che si vada verso l’entrata in vigore di Basilea tre fra la fine del 2013 e l’inizio del 2014». Il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, ha confermato ieri che con ogni probabilità si va verso uno slittamento di un anno dei termini per l’inizio del nuovo regime interbancario di ratios patrimoniali Basilea tre. Il numero due di via Nazionale, intervenuto al dibattito sul rapporto congiunturale del Centro studi Confidustria ha anche spiegato che è attualmente all’attenzione di Francoforte e del “Trilogo”(organismo nel quale siedono rappresentanti del Parlamento Ue, del Consiglio e della Commissione) una disposizione che confermi i vantaggi del regime di Basilea due per le piccole e medie imprese e che su questo versante «ci dovrebbero essere presto buone notizie». In sostanza, si va verso un’attenuazione degli effetti prociclici, in considerazione della durezza della recessione in corso. D’altra parte, Saccomanni ha ricordato che l’obiettivo della nuova normativa prudenziale, definita all’indomani della crisi Lehman, ruota su un concetto cardine: un sistema bancario più robusto, in grado di resistere agli shock, supporta meglio l’economia e le imprese.
Nel suo intervento, il dirigente di Palazzo Koch ha ricordato che secondo le valutazioni di Bankitalia c’è «una minore flessione» del credito verso le imprese di quella indicata dal Centro studi di Confindustria e i diagrammi presentano a breve «un leggerissimo, quasi impercettibile punto di svolta» nell’andamento del credito «ma il quadro resta molto grave». «Le tensioni del mercato del credito – ha affermato – dipendono sia da fattori a breve termine sia da fattori strutturali. Il ritorno alla normalità richiede di incidere su entrambi i fronti». Nel breve termine, infatti, tanto la domanda di credito quanto l’offerta sono condizionati da una fase congiunturale difficile: c’è la recessione, la crisi del debito sovrano, le condizioni operative problematiche per le banche italiane, alle prese con una bassa redditività e una qualità del credito peggiorata: oggi infatti, ha ricordato le imprese con prestiti deteriorati sono 560mila e l’ammontare di questi prestiti di bassa qualità è pari al 18,2 per cento del totale dei prestiti alle imprese. Inoltre, le banche italiane prestano il 120% di quel che raccolgono al dettaglio. «Il percorso di ritorno alla normalità del credito – ha sottolineato Saccomanni – comporta la ricerca di fonti alternative di finanziamento e patrimonializzazione delle imprese, con una minore centralità del credito bancario».

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