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Per Atene un’altra bocciatura tripla «C» da Standard &Poor’s

di Luigi Offeddu

BRUXELLES— Qualcuno ha cucinato un antipasto avvelenato per la cena di stasera a Bruxelles, fra i ministri finanziari europei. Devono parlare di Grecia, di come salvare Atene dalla bancarotta. Ed ecco ora l’annuncio che proprio la Grecia viene declassata di tre gradini nella graduatoria compilata dalla Standard and Poor’s, S&P, l’agenzia internazionale di rating del credito. Meglio sarebbe dire: di altri tre gradini, perché già un mese fa c’era stato un brutto passo all’ingiù. Così, la situazione attuale è questa: Atene era a quota B, ora è scesa a quota CCC, trascinando i suoi titoli di Stato sempre più a fondo nel purgatorio dei «titoli-spazzatura» ; poco più sotto ancora, c’è la quota D, cioè l’inferno del default, l’insolvenza conclamata. Scrive la stessa agenzia: «È aumentato significativamente il rischio di default nei prossimi 12 mesi» . Anche l’outlook, la valutazione in prospettiva dell’economia greca, è «negativa» , e quella ristrutturazione del debito verso cui il governo ellenico sembra ormai avviato viene già considerata dall’agenzia di rating come un «default di fatto» , più o meno mascherato. La risposta del ministero delle Finanze greco non si fa attendere: «S&P trascura il forte desiderio del popolo greco di pianificare il proprio futuro all’interno dell’Eurozona» . A Bruxelles c’è molta preoccupazione per questi ultimi sviluppi. E non solo per gli esiti delle due riunioni organizzate per oggi (prima l’Eurogruppo, con i ministri finanziari della zona Euro, nel pomeriggio; poi l’Ecofin, con i ministri finanziari di tutta la Ue, a cena). Nei corridoi si dice che non verranno prese decisioni, che si firmerà solo una dichiarazione congiunta di sostegno alla Grecia. E che forse non vi sarà neppure — viste le divisioni — una conferenza stampa finale. La sensazione è che il braccio di ferro in corso fra la Germania e la Banca centrale europea sul salvataggio della Grecia stia polarizzando interessi molto distanti, in una sorta di caos. Anche ieri, per l’ennesima volta nelle ultime settimane, sempre parlando del salvataggio di Atene il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha ripetuto il suo «no» ad un coinvolgimento dei privati (banche, assicurazioni, fondi che hanno in mano i bond greci) se non del tutto volontario: altrimenti, ha detto, sarebbe il default. Non ha detto invece un’altra cosa, Trichet, ma molti la pensano: che un default ad Atene potrebbe portare, per effetto-cascata sulle banche esposte in mezza Europa, a un secondo «caso Lehman» . Altri piccoli segnali: stasera l’Olanda annuncerà che non contribuirà più ad alcun piano di aiuti, se prima la Grecia non fornirà conferme definitive sulle privatizzazioni. Ma poche ore dopo la cena di Bruxelles, ad Atene ci sarà lo sciopero generale: contro le privatizzazioni.

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