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Per allentare il rigore l’Europa spera nei socialdemocratici

In cuor loro molti dirigenti europei, e non solo quelli del Sud Europa, sono contenti del risultato del voto tedesco. Il rischio di un monocolore democristiano o di un remake dell’alleanza della Cdu-Csu con i liberali è stato sventato. Il cancelliere Angela Merkel sarà costretto a governare con l’attuale opposizione, i socialdemocratici o i verdi. La speranza è che sui dossier aperti vi sia un atteggiamento più conciliante, anche se la cautela di molti a Bruxelles è d’obbligo. «Per molti versi governare con l’Spd potrebbe essere comodo al cancelliere Merkel – spiegava ieri Fabian Zuleeg, capo economista dello European Policy Center a Bruxelles -. Sarebbe al centro dell’alleanza” tra l’ala conservatrice della democrazia cristiana e l’ala più progressista della socialdemocrazia. «Sarebbe chiamata a cercare un compromesso, arte in cui eccelle. Le permetterebbe nel caso di spostare leggermente i limiti da non superare nelle trattative europee».
In questi mesi, complice la campagna elettorale, il governo Merkel ha ostacolato il cammino verso una unione bancaria, chiedendo tra le altre cose una riforma dei Trattati per dare al meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie una solida base legale. Ha rallentato i negoziati in vista di una riforma dell’unione monetaria e della nascita di un controverso bilancio della zona euro. Ha negoziato con i denti i programmi di aiuto a favore di Grecia e Cipro, imponendo non poche condizioni ai Paesi in crisi.
In questo contesto, sono tre i dossier che da qui alla fine della legislatura terranno i governi impegnati: il completamento dell’unione bancaria, la riforma dell’unione monetaria, nuovi aiuti ai Paesi in crisi, e in particolare la Grecia. Sul fronte dell’unione bancaria, i negoziati sono complicati. La Banca centrale europea assumerà entro la fine del 2014 la vigilanza bancaria. Consiglio e Parlamento hanno trovato un accordo definitivo sui livelli di patrimonializzazione delle banche. Stanno invece ancora negoziando sulle norme da applicare nel caso di crisi bancaria, dopo che i governi hanno raggiunto una difficile intesa prima della pausa estiva. Il calendario prevede un accordo entro la fine dell’anno tra le due istituzioni. Nel Consiglio, il piatto forte dell’autunno saranno i negoziati in vista di un meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie, associato a un fondo finanziario. La speranza è trovare un compromesso entro dicembre, per poi trasferire il dossier al Parlamento.
Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha chiesto una impopolare e controversa modifica dei Trattati perché il meccanismo abbia una solida base legale. «Bisognerà capire se la sua posizione verrà fatta propria dal nuovo governo», spiega un diplomatico bruxellese. Aggiunge un alto responsabile europeo: «Non vogliamo mettere la Germania sotto pressione su questo. Aspettiamo un’apertura, e puntiamo su un accordo in dicembre tra i governi e con il Parlamento in marzo».
A Bruxelles prevale un cauto ottimismo su questo versante. L’altro dossier sul tavolo riguarda i nuovi passi da compiere per rafforzare l’integrazione della zona euro. In giugno, i 28 avevano deciso di lavorare su due fronti: nel vertice di ottobre si discuterà di analisi macroeconomica e dimensione sociale; a dicembre si parlerà di accordi contrattuali tra Paesi membri e Commissione così come di un embrione di bilancio della zona euro.
I temi sono politicamente delicati. Finora, il confronto è stato tra una Germania preoccupata di tenere sotto controllo le politiche economiche nazionali e una Francia desiderosa di rafforzare la solidarietà finanziaria tra i Paesi. A Bruxelles domina la prudenza sui risultati che si otterranno su questo fronte, ma c’è la sensazione che la presenza di una grande coalizione a Berlino consentirà al futuro governo tedesco di avere posizioni più accomodanti.
Infine i 28 saranno chiamati a decidere se dare nuovi aiuti alla Grecia. Commenta l’alto responsabile europeo: «L’Spd non ha posizioni molto diverse da quelle dalla Cdu sui temi europei, al di là di un’evidente maggiore sensibilità per le difficoltà sociali dei Paesi in crisi. Oggi il governo non ha la maggioranza al Bundesrat; in futuro con un esecutivo appoggiato da Cdu e Spd l’avrà e questo dovrebbe aiutare la signora Merkel e quindi i negoziati europei».

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