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Pensioni,la riforma Boeri chi esce prima avrà meno Aiuti a over 55 senza lavoro

Una rete di protezione sociale per chi perde il lavoro dopo i 55 anni e rischia di non trovarne più un altro; un contributo di solidarietà a carico degli assegni più ricchi e soprattutto la flessibilità in uscita. Ovvero la possibilità di andarsene in pensione prima accettando un taglio del reddito.
Ecco la riforma previdenziale che ha in testa Tito Boeri, presidente dell’Inps. Novità alle quali se ne aggiungono altre: l’unificazione delle posizioni (oggi ogni tre pensionati vengono mediamente messi in pagamento 4 assegni)da garantire a costo zero (quindi stop ai ricongiungimenti onerosi); l’armonizzazione dei tassi di rendimento e la possibilità di continuare a versare – o far versare -contributi anche favore di chi già riceve un assegno dando la possibilità di integrarlo. Un sistema , questo, «per gestire con costi sociali più bassi le ristrutturazioni di cui il Paese ha bisogno ». E che si collega quindi alla rete di protezione che il presidente dell’Inps propone per gli over 55. «Un primo passo verso quel reddito minimo garantito che oggi, nel nostro Paese, manca » ha detto.
La rivoluzione per punti è stata presentata assieme al Rapporto annuale dell’Inps ed è già sul tavolo dell’esecutivo. «Non è stata formulata per esigenze di cassa – ha spiegato Boeri – ma ricercando maggiore equità, tanto tra le generazioni diverse che all’interno di ciascuna generazione ».
Il disegno ha però suscitato molte: la flessibilità in uscita modello Boeri non è piaciuta né al sindacato, né a parte del Pd. Il presidente dell’Inps pensa di realizzarla utilizzando le regole del sistema contributivo che «spalmano un montante contributivo accumulato durante la vita lavorativa, in base all’età e alla speranza di vita residua». «Ogni anno in meno di lavoro ha spiegato Boeri – comporta una riduzione dei pagamenti mensili, tenendo conto della demografia e dell’andamento dell’economia». Ciò non significa – ha precisato – estensione del metodo contributivo su tutti gli anni di lavoro anche per chi ha una parte del montante al momento calcolata con il retributivo, ma piuttosto penalizzazione collegata al numero di anni per i quali si percepirà l’assegno. Un modello di «flessibilità sostenibile» da finanziare anche attraverso un contributo chiesto alle «pensioni d’oro» che non è però piaciuta ai sindacati.
«Boeri dice un cosa sbagliata – ha detto Susanna Camusso, leader della Cgil – così si abbassano del 30- 35 per cento le pensioni più povere». Stessa linea per la Uil di Carmelo Barbagallo («Chi va via deve uscire con tutto ciò che si è costituito, senza penalizzazioni»)e anche Annamaria Furlan frena. «Sulla flessibilità il governo convochi le parti sociali e non deleghi ad altri la responsabilità delle riforme ». Un «bocciatura», quello della dalla proposta Boeri condivisa anche da Cesare Damiano che ha anche precisato come «il ruolo legislativo spetti a governo e Parlamento».
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