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Pensioni, uscita flessibile dai 62 anni

Età di pensionamento flessibile a partire da 62 anni o con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età. Cgil, Cisl e Uil, convocate per oggi a Palazzo Chigi (ufficialmente per discutere del Pnrr), insistono affinché, allo scadere di Quota 100 (il 31 dicembre), non si torni ai normali requisiti, il che significherebbe uno scalone di 5 anni: dai 62 anni d’età sufficienti per lasciare il lavoro con Quota 100 (a patto di avere anche 38 anni di contributi) ai 67 necessari per la pensione di vecchiaia. I segretari generali Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) hanno animato ieri un webinar per rilanciare la piattaforma articolata in 11 punti.

1) Per chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 (regime misto) pensionamento libero e «senza penalizzazioni» a partire da 62 anni d’età o 41 di contributi. Per chi ha cominciato dal 1996 in poi riduzione dell’importo maturato (da 2,8 a 1,5 volte l’assegno sociale) per accedere alla pensione anticipata. 2) Potenziare il contratto di espansione e l’isopensione, che sono due forme di accordo tra azienda e sindacati per accedere prima alla pensione. 3) Ampliare la platea dell’Ape sociale (in pensione a 63 anni) con riguardo ai lavori gravosi e usuranti. 4) Anticipare la pensione per le donne di un anno per ogni figlio e un anno di contribuzione in più per ogni 5 di lavoro di cura (disabili, anziani). 5) Pensione di garanzia legata agli anni di contributi, ma anche ai periodi di disoccupazione e formazione. 6) Un nuovo periodo di silenzio assenzo per l’iscrizione alla previdenza complementare. 7) Rafforzamento della quattordicesima. 8) Parificare la liquidazione nel privato (Tfr) con quella nel pubblico (Tfs). 9) Separazione tra spese per assistenza e previdenza. 10) Valorizzazione del montante contributivo. 11) Intervento sul fondo esattoriali.

Ieri incontro sindacati-ministro del Lavoro sulla riforma degli ammortizzatori sociali che, dice Andrea Orlando, sarà presentata a luglio.

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