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Pensioni, stop di Fornero ai partiti

Lo aveva messo per iscritto nella lettera inviata il 7 agosto al presidente della Commissione Lavoro, Silvano Moffa. E lo ha ribadito con forza ieri: bisogna fare ogni sforzo per non compromettere la stabilità dei conti. Elsa Fornero è a Milano, impegnata in un convegno organizzato all’Università Bocconi quando nell’Aula di Montecitorio si apre la discussione generale sul testo unificato uscito con un «sì» bipartisan dalla Commissione lavoro (unica eccezione il «no» di Giuliano Cazzola, Pdl). Prima, nella mattinata, era stata all’università di Modena per la presentazione dei dottorati di ricerca dedicati a Marco Biagi e s’era intrattenuta in un lungo colloquio privato con la vedova del giuslavorista, Marina Biagi.
«La riforma delle pensioni è stata una riforma dura ma non ha generato uno sciopero generale – dice il ministro davanti agli studenti milanesi–. I sindacati sono stati scontenti ma l’hanno sostanzialmente accettata». La riforma, ricorda poi ammettendo senza problemi che «se sono stati commessi errori lo abbiamo fatto avendo a cuore il futuro del Paese e dei giovani», è stata sostenuta da un’ampia maggioranza parlamentare. Sugli esodati, poi, l’Esecutivo non ha mai abbandonato il confronto e la complicatissima analisi delle platee interessate: «Credo che il Governo abbia la piena disponibilità a discutere caso per caso, perché ci sono persone in difficoltà seria che vanno tutelate, mentre altre hanno lasciato con buonuscite e pensioni generose».
In Aula alla Camera c’è invece il viceministro Michel Martone, cui tocca l’intervento in sede di replica al termine della discussione generale. Esprime l’auspicio che Governo e Parlamento «possano individuare in modo concorde un numero adeguato di interventi, dotati di una copertura finanziaria altrettanto adeguata». Ma ogni intervento dovrà «mantenere l’impianto della riforma» e salvaguardare la «sostenibilità finanziaria».
La «strana maggioranza», tuttavia, va avanti. E incontra il consenso anche di Lega e Idv. Non c’è stata alcuna forzatura: se le risorse previste nella proposta di legge sono insufficienti, il Governo ne trovi altre, la questione esodati va risolta, dice Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione Lavoro e primo firmatario del testo base. Massimiliano Fedriga, della Lega, propone di utilizzare per la copertura i fondi Fas, «altrimenti buttati per coprire gli sprechi nel sud del Paese». Mentre l’Idv, con Giovanni Paladini, bolla il Governo di «ostruzionismo verso il Parlamento che da mesi chiede di rivedere la riforma Fornero». «Sul problema degli esodati si è già perso troppo tempo. Ora è auspicabile che dalla discussione sulla proposta di legge che affronta il problema venga fuori finalmente una soluzione», afferma Antonio Leone del Pdl. Ma il collega Giuliano Cazzola va oltre, ricordando a tutti che il problema è solo uno, le coperture finanziarie: «Questo provvedimento lo abbiamo caricato come un tir, ma se va bene uscirà dall’Aula con le dimensioni di una motoretta». Chiusa la discussione generale, il calendario dei lavori diffuso in serata fa slittare l’esame di questo provvedimento con ogni probabilità alla settimana ventura. Oggi ci sono ordini del giorno su altri temi: attività forense, fondi per la Calabria e delega fiscale (su cui è previsto il voto di fiducia). Ma la manifestazione sindacale unitaria organizzata fuori dal palazzo è confermata. La questione esodati «va risolta così come è accaduto in altre occasioni, trovando le coperture nel tempo e non cercandole da subito fino al 2019», dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, «perché quello è il modo per affossare una questione e non per risolverla».

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