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Pensioni, rimborsi sotto il 50%

Riduzione di oltre il 50% del “flusso” di indicizzazione da restituire ai pensionati potenzialmente beneficiari. È questo l’obiettivo mai dichiarato del Governo per recepire alla lettera la pronuncia della Consulta e, allo stesso tempo, ridurre al minimo l’impatto sui conti pubblici. A parlare apertamente di «restituzione impossibile per tutti», seppure a titolo personale, è stato il sottosegretario Enrico Zanetti. Anche se Palazzo Chigi, al termine di una lunga e movimentata giornata è stato costretto a ribadire che la linea ufficiale del Governo è quella espressa dal ministro Pier Carlo Padoan e ribadita ieri dallo stesso responsabile dell’Economia: «Stiamo pensando intensamente sia agli aspetti istituzionali che di finanza pubblica. Pensiamo a misure che minimizzino l’impatto sui conti pubblici, nel pieno rispetto della Corte». Proprio da fonti vicine alla Consulta in serata è poi arrivata la precisazione che, senza il varo di nuove misure del Governo, la sentenza vale di per sé erga omnes ed è immediatamente applicativa. Per ottenere il rimborso delle somme non percepite in termini di indicizzazione – spiegano fonti vicine alla Corte – si deve fare una semplice domanda all’Inps e non serve alcun ricorso perché dopo la sentenza la restituzione è un obbligo da parte dello Stato.
La partita resta dunque intricata e apertissima. Il Governo fa comunque sapere che tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima si troverà il modo di rispondere alla pronuncia della Consulta. Un’indicazione chiara che avrà tra i suoi primi destinatari Bruxelles. Che nelle consuete raccomandazioni attese per la metà della prossima settimana terrà conto anche della questione-Consulta e delle modalità con cui palazzo Chigi intenderà risolverla.
Quanto alle misure operative, l’intenzione dell’Esecutivo sarebbe quella di varare un apposito decreto legge a inizio giugno. Ma la precisazione della Consulta potrebbe indurre a un’accelerazione dei tempi.
I tecnici stanno ancora lavorando. L’idea che si stava facendo strada fino a ieri era di rimborsare meno della metà dell’indicizzazione complessiva ai pensionati potenzialmente interessati. E l’ipotesi più gettonata era quella di modulare i rimborsi facendo leva su un meccanismo graduale collegato, per gli assegni superiori oltre 3 volte il minimo, al reddito complessivo del singolo pensionato o a fasce di reddito. Con un nodo ancora da sciogliere: il ricorso o meno a un tetto temporaneo per gli assegni superiori a 8 volte o 6 volte il minimo (per i quali non ci sarebbe alcuna perequazione arretrata) sulla falsariga del dispositivo attivato nel 2014 dall’Esecutivo Letta. Una delle opzioni alternative prevedeva una calibratura sulla base degli importi degli assegni delle pensioni anche in questo caso con la variante “per fasce”. Una conferma indiretta era arrivata dal sottosegretario Zanetti: una restituzione alle pensioni più alte «sarebbe immorale. Occorre farlo per le fasce più basse» ricorrendo a una «graduazione». Questa operazione consentirebbe di ridurre l’impatto sui conti pubblici. Che con l’applicazione della sentenza sui pensionati interessati è stato quantificato dai tecnici del Mef in oltre 17 miliardi lordi: 8,7 miliardi per gli anni 2012, 2013 e 2014 (quando il blocco dell’indicizzazione fu ammorbidito dall’esecutivo Letta); 1,9 miliardi per il 2015 e 3,5 miliardi l’anno per il biennio 2016-2017. L’intervento del Governo dovrebbe essere coperto, almeno in parte, azionando la leva del deficit. Ma se Bruxelles lo richiedesse, l’Esecutivo sarebbe pronto ad anticipare una parte della “spending” da 10 miliardi prevista per il 2016. Quanto al ricalcolo in chiave contributiva delle pensioni alte e prevalentemente “retributive”, sarà valutato al momento della stesura della prossima legge di stabilità.
Il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, torna a riproporre «un anticipo dell’assestamento bilancio» e sottolinea: «È una questione di metodo contabile, occorre dividere passato, presente e futuro». Il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ap), invita il Governo a non provare a risolvere la questione con norme anticostituzionali, soprattutto per l’eventuale ricalcolo delle prestazioni in essere con metodi diversi a seconda delle fasce di reddito. Forza Italia chiede l’applicazione integrale della sentenza. E Matteo Salvini minaccia: «Occupiamo il Tesoro se il Governo non ridà i soldi». Dalla Uil arriva una stima sugli effetti della restituzione delle somme dovute: un rimborso minimo di 2.540 euro a chi ha una pensione di 1.500 euro lordi.
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